2006-2016 Torino – dall’incertezza alla rinascita con Ventura, poi Mihajlovic

2006-2016 Torino – dall’incertezza alla rinascita con Ventura, poi Mihajlovic

#110annidiToro / Abbiamo ripercorso le tappe della storia granata, decennio per decennio. Oggi il capitolo conclusivo: i primi anni ed errori di Cairo, la promozione sfiorata e poi agguantata, la cavalcata e l’Europa dopo 12 anni 

Venerdì 2 dicembre 2016, manca solamente un giorno e saranno 110: domani, il Torino compirà 110 anni di storia e su queste colonne abbiamo voluto festeggiare questo speciale compleanno in anticipo, ripercorrendo la unica e passionale storia del club granata decennio dopo decennio. Eccoci arrivati quindi al capitolo conclusivo, quello che intercorre tra il 2006 ed il 2016, il più recente: dalle prime stagioni di Urbano Cairo alla guida della società granata, con relativi errori di gestione, al limbo costante tra la Serie A ed il campionato cadetto. Un ritornello che sembrava non voler più cambiare, sino al matrimonio con Giampiero Ventura ed il progressivo progetto tecnico, dalle solide basi: prima la promozione, poi la salvezza, infine il dolce sapore ormai dimenticato delle competizioni europee. Ed al termine della stagione 2015/2016, la fine del connubio che lascerà spazio al nuovo ciclo targato Mihajlovic, con un Torino del tutto ridimensionato nel giro di un decennio.

2006-2007 – Abbiamo raccontato delle vicissitudini per il passaggio di proprietà del Torino e della prima trionfale stagione (in Serie B) sotto la presidenza di Urbano Cairo: l’annata successiva dà immediatamente il via ad una serie di stagioni tribolate in casa granata. Subito, il cambio di guida tecnica: nonostante la promozione centrata al primo colpo, un calcisticamente parlando giovane ed inesperto Cairo decide di non rinnovare la fiducia in Gianni De Biasi, che viene esonerato e sostituito da un più esperto Alberto Zaccheroni. I risultati non corrispondono però alle aspettative, e così dopo un altro esonero viene richiamato De Biasi: a fine anno i granata, anche se con fatica, ottengono la salvezza con una giornata d’anticipo e si qualificano al sedicesimo posto in campionato.

2007-2008 – Anno nuovo, vita vecchia, si potrebbe dire: ancora una volta De Biasi viene sostituito prima dell’inizio della stagione e questa volta a prenderne il ruolo è Walter Novellino. La stagione vive nuovamente di alti e bassi nonostante si registri un lieve miglioramento su tutti i fronti rispetto all’anno precedente: il Torino raggiunge gli Ottavi di Coppa Italia, mentre in campionato la salvezza sembra raggiungibile con maggiore facilità. Proprio quando sembrava però che il campionato dovesse concludersi senza particolari colpi di scena, ecco che alla 34° giornata arriva l’esonero anche per lo stesso Novellino, e per la terza volta a tornare sulla panchina granata – per le rimanenti giornate – ecco di nuovo De Biasi. Posizione finale: quindicesima in Serie A.

2008-2009 –  Nonostante le due salvezze ottenute, le affidabili e solide basi mancano ancora sia a livello societario che per quanto riguarda la squadra sul terreno di gioco, situazione questa frutto anche di un Cairo decisamente malconsigliato e più propenso ad investire su giocatori ormai al termine della carriera piuttosto che su validi profili tecnici ancora in fase emergente: la somma di tutti questi fattori porta ad una vera e propria disfatta nella stagione 2008/2009, che – nonostante i Quarti di Coppa Italia – vedrà un doppio esonero sulla panchina granata e si concluderà con una nuova retrocessione del club in Serie B, a causa del diciottesimo posto finale. Il primo tecnico a venir sollevato dall’incarico è ancora una volta De Biasi, dalla 16° alla 30° giornata tocca nuovamente a Novellino, poi è la volta di Giancarlo Camolese che tuttavia non riesce a risollevare la squadra quanto basta; granata sono condannati dalla sfida interna contro il Genoa terminata 3-2 in favore degli ospiti, zeppa di polemiche e dal sapore fin troppo amaro.

2009-2010 – Tornati quindi nell’inferno della Serie B, i granata puntano immediatamente a tornare nel massimo campionato attraverso la promozione diretta e la società allestisce una formazione di altissimo livello per la categoria in grado di centrare da subito l’obiettivo prefissato e la affida a Stefano Colantuono: la prima parte di stagione è però più travagliata del previsto, e parecchi giocatori deludono le aspettative; arriva anche l’esonero per il tecnico che viene sostituito alla 17° giornata da Mario Beretta salvo poi venire richiamato dopo cinque giornate nelle quali la squadra aveva ottenuto solamente 4 punti. Nel frattempo Cairo aveva deciso di affiancare a Rino Foschi un altro DS giovane ed in rampa di lancio, di modo che i due collaborassero, ovvero Gianluca Petrachi: dopo pochi giorni tuttavia lo stesso Foschi rassegna le dimissioni, lasciando così l’incarico interamente nelle mani dell’ex DS del Pisa. A gennaio, dunque, avviene una vera e propria rifondazione: Petrachi stravolge la squadra cedendo quelli elementi che avevano deluso incrinando anche i rapporti con la tifoseria, ed effettua un mercato di riparazione ‘intelligente’ pescando parecchi giovani emergenti nelle categorie minori (uno su tutti, Danilo D’Ambrosio). La seconda parte di stagione sarà disputata quindi con un rendimento quasi trionfale, in tendenza opposta rispetto al girone d’andata, con una formazione trascinata dalle marcature di un inarrestabile Rolando Bianchi: saranno 42 i punti conquistati dal Torino al termine del ritorno, risultati che permettono ai granata di centrare il quinto posto e disputare così i play-off. Superato l’ostacolo Semifinali eliminando il Sassuolo (1-1 in casa e vittoria per 2-1 in trasferta) il Toro si gioca la Serie A nella Finale contro il Brescia, ma il doppio risultato favorisce le Rondinelle e condanna i granata ad un’altra stagione in Serie B: contestatissimo lo 0-0 dell’andata in casa Torino, con una mancata espulsione tra le fila ospiti ed una rete regolare annullata ad Armà all’ultimo minuto, decisivo il 2-1 del ritorno in trasferta.

Brescia-Torino finale play-off serie B 2009-2010

2010-2011 – Nuova annata, quindi, e tutto da rifare: si separano anche le strade di Colantuono, che accetta l’offerta dell’Atalanta, e del Torino che passa quindi nelle mani di Franco Lerda. L’ex attaccante era un prodotto del settore giovanile granata e sperava quindi di riportare il club là dove meritava: la formazione tuttavia non è competitiva come quella dell’annata precedente, e la stagione è decisamente più tribolata del previsto. Il temporaneo infortunio di Bianchi non fa che peggiorare la situazione, ma in generale è largamente diffusa la sensazione che il Torino fatichi a macinare gioco ed infatti i risultati sono lo specchio di queste lacune palesate; neanche il cambio in panchina alla 31° giornata serve a dare la scossa sperata alla squadra, e Giuseppe Papadopulo viene a sua volta esonerato dopo due sole due partite ed altrettante sconfitte, per fare posto nuovamente a Lerda. I granata arrivano così a giocarsi l’accesso ai playoff all’ultima giornata, nello scontro diretto casalingo contro il Padova: i padroni di casa hanno dalla loro due risultati su tre, ma sono gli ospiti a trionfare per 0-2 e così dopo 90′ di pura sofferenza si conclude la stagione del Torino, in ottava posizione in Serie B, tra i fischi del pubblico e con l’invasione di campo della Maratona in segno di protesta.

2011-2012 – In questa complicata situazione ambientale, cominciano a susseguirsi le voci che vorrebbero Urbano Cairo intenzionato alla cessione del club, mentre la guida della formazione passa a Giampiero Ventura: il 6 giugno 2011 nessuno poteva saperlo, si trattava al massimo di una speranza, ma questo matrimonio avrebbe condotto il Torino a lidi inesplorati da decenni ed avrebbe rappresentato il vero e proprio punto di svolta; a consigliare il tecnico ex Bari al presidente, proprio il DS Gianluca Petrachi che aveva giocato alle sue dipendenze ai tempi del Pisa. Ventura attua una vera e propria rivoluzione dell’organico e non soltanto, imbastendo una cementificazione anche a livello societario e promettendo la promozione alla piazza, al termine di un campionato dominato: entrambi gli obiettivi vengono centrati, e dopo un campionato ai vertici di Serie B il Torino torna matematicamente in Serie A il 20 maggio 2012, con una giornata di anticipo, battendo il Modena per 2-0 con le reti di Oduamadi e De Feudis. Solamente all’ultima giornata i granata devono cedere la prima posizione ufficiale alla sorpresa Pescara di Zeman (ed Immobile, Insigne e Verratti) arrivando a pari punti ma con una peggiore differenza reti rispetto agli abruzzesi, ma ad ogni modo la promozione viene centrata e proprio in quell’annata sono state buttate le basi per le successive stagioni con l’ingaggio di pedine che diventeranno successivamente fondamentali anche in Serie A ottenendo la propria personale consacrazione in maglia granata, due su tutti Kamil Glik e Matteo Darmian.

2012-2013 – Il progetto del Torino prosegue nel segno della continuità ed sulla rosa della precedente stagione vengono effettuati alcuni innesti di modo da renderla competitiva per poter raggiungere una salvezza in modo relativamente tranquillo: obiettivo raggiunto virtualmente alla 36° giornata con il pareggio interno a reti bianche contro il Genoa, matematicamente alla 37° grazie ancora al pareggio sul campo del Chievo (1-1) ed alla contemporanea sconfitta del Palermo a Firenze. La piazza non sembra tuttavia gradire la permanenza nei bassifondi della classifica, memore di quanto accaduto pochi anni prima e timorosa di dover di nuovo patire un’altalena tra Serie A e Serie B.

2013-2014 – A fronte dell’addio di capitan Bianchi e della cessione di Ogbonna alla Juventus, l’organico granata viene ulteriormente irrobustito e dopo un avvio altalenante il Torino si conferma vera e propria sorpresa del campionato disputando un’annata storica: i  così soprannominati “nuovi gemelli del gol” Ciro Immobile ed Alessio Cerci trascinano la formazione di Ventura e la cavalcata diventa di sempre maggior portata, fino a sfociare in un testa a testa con il Parma per accedere all’ultimo posto disponibile per la qualificazione all’Europa League. Alla penultima giornata, lo scontro diretto in casa granata vede passare in vantaggio i padroni di casa con la ventitreesima marcatura stagionale del capocannoniere Immobile – poi espulso – ma gli ospiti riescono a pareggiare di fronte ad un Olimpico in delirio con Biabiany, su ribattuta dopo la parata di Padelli sul calcio di rigore di Cassano. L’ultima giornata vede il Toro di scena a Firenze, in cerca dei tre punti necessari per la qualificazione europea: Larrondo e Kurtic illudono i granata, che all’ultimo minuto vedono assegnarsi un calcio di rigore dall’aura quasi mistica, un sogno dagli undici metri che potrebbe diventare davvero realtà. Cerci fallisce però il penalty e la partita termina sul 2-2, tra la disperazione ed il rammarico dei granata. Tuttavia, a poche settimane dal termine del campionato, il TAS respinge il ricorso del Parma e conferma la non idoneità del club di Ghirardi – che di lì a breve tra l’altro fallirà – per le competizioni europee dell’anno successivo: il Torino accede quindi all’Europa League nonostante il settimo piazzamento finale.

Torino FC v AC Chievo Verona - Serie A

2014-2015 – L’estate porta con se un’altra rivoluzione, questa volta non particolarmente gradita alla piazza granata: lasciano infatti il Torino sia Immobile – per accasarsi al Borussia Dortmund – che Cerci in direzione Madrid, sponda Atletico. Proprio questo trasferimento non verrà digerito per parecchio tempo dalla tifoseria poichè arrivato nel corso dell’ultimo giorno di mercato. Nonostante le premesse ed un avvio di stagione tutt’altro che brillante, che evidenzia in particolare una grave carenza in zona offensiva, il Torino si riprende alla distanza e riesce ugualmente a disputare una stagione anch’essa da ricordare per differenti motivazioni: il 30 novembre 2014 il Torino torna a segnare in un Derby dopo dodici anni grazie alla splendida cavalcata di Bruno Peres, mentre a gennaio arriva anche la vittoria a San Siro contro l’Inter ed il 26 aprile 2015 i granata tornano a vincere il Derby dopo vent’anni, in virtù delle reti di Darmian e Quagliarella che ribaltano l’iniziale vantaggio bianconero firmato Pirlo. Un’indubbia svolta alla stagione granata la dà Maxi Lopez, colpo della sessione invernale che sotto la cura Ventura sembra tornare subito il bomber ormai da troppo tempo infiacchito, ed in coppia con Quagliarella trascina i granata a suon di gol non soltanto in campionato ma anche in Europa League.

Proprio a proposito della competizione europea, anche su quel fronte arrivano importanti soddisfazioni in casa granata: i ragazzi di Ventura disputano un ottimo girone incappando in una sola, evitabile, sconfitta e giocandosi il primato sino agli ultimi minuti per poi qualificarsi ai Sedicesimi come secondi. L’urna non è particolarmente benevola ed assegna a Glik e compagni l‘Athletic Bilbao, offrendo così però la possibilità di scrivere un’altra pagina della lunga storia del Torino: il match d’andata finisce 2-2, entrambe le reti dei padroni di casa portano la firma proprio di Maxi Lopez; al ritorno, nella cattedrale basca, i granata disputano una partita da antologia e trionfano per 3-2 stravolgendo i pronostici e qualificandosi così agli Ottavi di Finale. Il Torino è ad oggi la prima ed unica formazione italiana nella storia da aver vinto al San Mamès. Ancora una volta il sorteggio non è dei migliori ed i ragazzi di Ventura si trovano accoppiati con lo Zenit: l’andata in Russia si conclude 2-0, al ritorno il Toro è protagonista di una prestazione che ha del commovente, annichilendo gli avversari per tutta la partita ma riuscendo a segnare la rete dell’1-o troppo tardi, con il colpo di testa di Glik. I granata escono dalla competizione a testa altissima, e si qualificano in none posizione in campionato.

testa, Glik, rinnovo, rinnovi, Torino

 

2015-2016 – Il rammarico per non aver centrato la qualificazione europea per il secondo anno di fila è tanto e così il presidente Cairo, insieme con Ventura e Petrachi, decide di rinforzare ancora una volta la formazione attraverso acquisti importanti, giovani e talentuosi prospetti da far maturare e sbocciare (Baselli, Belotti, Zappacosta gli esempi più significativi) e si cedere solamente uno dei propri big: si tratta di Matteo Darmian che dopo quattro straordinarie stagioni all’ombra della Mole saluta il Torino per trasferirsi al Manchester United. L’annata tuttavia si rivela inferiore alle aspettative sotto quasi tutti i punti di vista, ed i granata faticano ad esprimere il gioco mostrato negli anni precedenti dopo un inizio di stagione da record che li aveva portati ad occupare addirittura la seconda posizione: neanche il ritorno in prestito di Ciro Immobile nel mercato di gennaio, che pur scalda il cuore di buona parte della tifoseria, riesce nei fatti a migliorare la situazione generale ed alla fine il Torino chiude un campionato abbastanza anonimo in dodicesima posizione, con la sensazione che il ciclo di Ventura sia ormai terminato e che sia necessaria un’ulteriore innovazione. Al termine della stagione infatti il tecnico genovese, al quale rimane il merito di aver di fatto risollevato il club granata e posto le fondamenta per tutto il lavoro successivo, saluta il Torino per approdare sulla panchina della Nazionale, e nel farlo passa il testimone a Siniša Mihajlović: un tecnico grintoso, ardente, indomito, uno spirito che ricorda tanto proprio quello del Toro.

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