Non c’è ancora l’ufficializzazione, ma è molto probabile che il gruppo delle medie e piccole società di calcio che stanno lottando per ottenere i diritti tv collettivi, abbiano presentato un ricorso all’Antitrust

Non c'è ancora l'ufficializzazione, ma è molto probabile che il gruppo delle medie e piccole società di calcio che stanno lottando per ottenere i diritti tv collettivi, abbiano presentato un ricorso all’Antitrust contro Juventus, Milan ed Inter per la loro posizione dominante riguardo ai diritti tv. I cosiddetti “dissidenti” capitanati da Della Valle (querelato in queste ore da Berlusconi per avergli dato del bugiardo), Garrone e Zamparini, rispettivamente proprietari di Fiorentina, Sampdoria e Palermo hanno anche battezzato l’unione in “Consorzio Calcio Italia”, per dare ancora più compattezza alla loro battaglia.

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La questione prima o poi arriverà anche in Parlamento, in tempi chiaramente più lunghi perché difficilmente si potrà decidere qualcosa prima dello scioglimento delle Camere, in attesa delle elezioni politiche di aprile. Pochi giorni fa il Ministro per le Comunicazioni, Mario Landolfi, aveva indetto una riunione tra le televisioni nazionali, il Coni e la Figc, per sondare se si potevano verificare le condizioni per tornare alla contrattazione collettiva dei diritti televisivi, a scapito dell’attuale norma “soggettiva”. Zamparini al “Processo di Biscardi” di lunedì scorso ha comunque scongiurato il boicottaggio alle grandi quando dovranno scendere in campo contro le “consorziate”. L’idea era quella di far giocare le squadre giovanili, oppure di non presentarsi addirittura in campo, un’azione percorribile, ma che avrebbe falsato il campionato.

Dove vogliono arrivare questi presidenti cosiddetti ribelli e cosa chiedono? La questione è semplice e riguarda una miglior distribuzione dei proventi per permettere anche alle squadre minori, che non dispongono di mezzi illimitati come le “tre sorelle”, di partecipare se non proprio ad armi pari in modo più dignitoso al campionato. I diritti collettivi però dovranno essere suddivisi come succede in Francia ed Inghilterra: un cinquanta per cento uguale per tutti e l’altra metà in base alla meritocrazia.

Non va dimenticato che in Italia sono fallite (e stanno rischiando di fallire) società prestigiose a causa degli alti costi di gestione, con presidenti che per stare al passo con le grandi si sono svenati per poi fare bancarotta. Purtroppo oggi il calcio è gestito dalle tv e i soldi che elargiscono influiscono parecchio sugli introiti complessivi delle società, così come sugli orari in cui si gioca. Cairo non si è ancora sbilanciato riguardo alla questione, ma durante una puntata recente di “Orgoglio Granata” su GRP ha fatto intedere di stare con Della Valle. Oltretutto non bisogna dimenticare che la nuova società granata è sotto controllo Covisoc per tre anni, questo succede per chi ha potuto applicare il Lodo Petrucci senza ripartire dai dilettanti, bensì dalla serie inferiore a quella dov’era collocata la precedente società fallita. Per questo motivo Cairo deve garantire il pagamento regolare degli stipendi e degli oneri fiscali, per cui ottenere più soldi dai diritti tv, con la speranza che riguardino la serie A, potrà essere importantissimo per allestire una squadra degna del blasone che porta come eredità passata.

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