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Torino: un altro pessimo anno della gestione Cairo

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Qualche passo avanti e vecchi fantasmi.
Redazione Toro News

La contestazione nei confronti di Urbano Cairo continua a crescere e rappresenta ormai una costante per l’ambiente del Torino. Negli ultimi mesi la tensione tra la tifoseria granata e il presidente è aumentata al punto che, in occasione della conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore Roberto D’Aversa, Cairo è stato addirittura scortato dalla polizia per evitare problemi di ordine pubblico. La frattura tra proprietà e curva appare sempre più profonda: da anni i tifosi chiedono al presidente di cedere il club, accusandolo di una gestione poco ambiziosa e di aver trasformato il Torino in una squadra destinata a galleggiare nella parte medio-bassa della classifica. Cairo, dal canto suo, continua a respingere queste accuse e ribadisce di non aver mai ricevuto offerte concrete per la cessione della società.

I migliori risultati del Torino con Cairo: due settimi posti in vent’anni

Analizzando i risultati sportivi ottenuti dal Torino durante la gestione Cairo, iniziata nel 2005, emerge come i momenti di maggiore soddisfazione per la tifoseria siano stati relativamente pochi. I migliori piazzamenti in campionato restano infatti due settimi posti: il primo nella stagione 2013/2014 con Gian Piero Ventura in panchina e il secondo nel campionato 2018/2019 con Walter Mazzarri a guidare la squadra. Proprio quell’ultima annata rappresenta uno dei rari momenti in cui il Torino ha dato l’impressione di poter compiere un salto di qualità, nonostante tutte le difficoltà incontrate dalla società in quel periodo dal punto di vista degli introiti delle sponsorizzazioni, a causa dell'entrata in vigore del Decreto Dignità.


Il Torino fu direttamente interessato per via dell'accordo stretto nel 2016 con la piattaforma StarCasinò, che fu bruscamente interrotto nel 2018 con l'entrata in vigore del provvedimento, anche se nel 2022 la partnership con l'operatore, presente anche nella lista di Casino.online IT dei migliori in Italia, è ripresa con il portale di infotainment StarCasinò.sport. L'ottimo risultato comunque ottenuto dal Torino nella stagione 2018/2019 e la possibilità di conquistare un posto in Europa League per l'anno seguente, lasciavano presagire che forse qualcosa sarebbe potuto cambiare nella gestione Cairo. Ma l'eliminazione ai playoff contro il Wolverhampton e il pessimo sedicesimo posto nel campionato 2019/2020 hanno fatto ripiombare i tifosi in un incubo senza fine. Da allora, infatti, il Torino non è più riuscito a tornare stabilmente nelle posizioni che contano e ha spesso navigato a metà classifica o addirittura nelle zone più pericolose della graduatoria.

Gli anni difficili e le critiche alla gestione del presidente

Dopo i momenti relativamente positivi di metà anni 2010, il Torino ha vissuto diverse stagioni complicate. Il club granata ha alternato campionati anonimi a periodi di vera e propria sofferenza sportiva, senza mai riuscire a costruire un progetto capace di consolidarsi ai piani alti della Serie A. Le critiche alla gestione di Urbano Cairo non arrivano soltanto dalla tifoseria, ma negli anni sono state condivise anche da alcuni allenatori che si sono seduti sulla panchina granata. Tra le dichiarazioni più emblematiche c’è quella di Ivan Juric, che durante la sua esperienza al Torino sintetizzò il momento del club con una frase diventata celebre: “Qui al massimo si galleggia”.

Parole che hanno rappresentato perfettamente il sentimento di molti tifosi, convinti che la società non abbia mai realmente cercato di alzare l’asticella degli obiettivi. Secondo gran parte della tifoseria, la gestione Cairo sarebbe stata caratterizzata da una politica troppo sparagnina sul mercato e da una visione poco ambiziosa, elementi che avrebbero impedito al Torino di tornare stabilmente competitivo in Italia e in Europa. Non sorprende quindi che negli ultimi anni la contestazione sia diventata sempre più frequente, con cori e striscioni che chiedono apertamente al presidente di vendere il club.

Una stagione complicata: esonero Baroni e speranze con D’Aversa

La stagione in corso sembra confermare tutte le difficoltà vissute dal Torino negli ultimi anni. Il campionato è stato caratterizzato da risultati altalenanti e da una classifica tutt’altro che rassicurante. I granata occupano infatti il quindicesimo posto con 30 punti, con un margine di soli sei punti sulla zona retrocessione.

Uno dei momenti chiave della stagione è stato l’esonero di Marco Baroni, arrivato in estate dopo l’esperienza alla Lazio per guidare il progetto tecnico del club ma sollevato dall’incarico dopo 26 giornate a causa dei risultati deludenti. Al suo posto la società ha scelto Roberto D’Aversa, allenatore chiamato a risollevare una squadra che sembrava aver perso fiducia e identità. L’esordio del nuovo tecnico aveva acceso qualche speranza tra i tifosi: il Torino ha infatti battuto 2-0 la Lazio davanti al proprio pubblico, dando l’impressione di poter finalmente invertire la rotta. Tuttavia l’entusiasmo iniziale è stato subito frenato dalla sconfitta per 2-1 sul campo del Napoli, che poteva far ripiombare la squadra nel baratro. Ma la netta vittoria per 4-1 contro il Parma nell’ultimo turno ha rappresentato una vera boccata d’ossigeno per il Torino, non solo in classifica, dove la squadra si sta progressivamente allontanando dalla zona retrocessione, ma anche sul piano del gioco, con segnali incoraggianti per le ultime partite.

In un clima di contestazione crescente e con una classifica ancora incerta, il Torino si trova dunque ad affrontare un finale di stagione delicato. La speranza della tifoseria è che nella prossima partita di sabato a San Siro con il Milan non arrivi un’altra brusca battuta d’arresto contro una squadra ancora in corsa per il primo posto, ma resta forte il timore che questo campionato possa trasformarsi nell’ennesima annata difficile della lunga gestione Cairo.