Bomba anti-Toro

Bomba anti-Toro

Sotto le Granate / “Le tessere dei giocatori non sono cambiate dallo scorso anno. Qualcuno quest’estate avrebbe voluto vendere quella di Sirigu? Belotti? Izzo? N’koulou? Millico? Ansaldi? Gli uomini sono fatti di alternanze”

di Maria Grazia Nemour

Non patisco gli sfottò dei colleghi sulle prestazioni del Toro, sono relativamente giovane per risentirmi più di tanto, il Toro che ho potuto tifare io, ha sempre accusato le fragilità economiche e sociali che fanno di Torino una città padronale dove una parte comanda – sull’università, sulla politica, sul piano regolatore, sullo sport, sulle iniziative culturali – e l’altra fa l’inchino. Piano regolatore: ricordo una lezione al Politecnico di molti anni fa, tenuta da un avveduto revisore dei conti granata, che spiegava alla giovane Torino in ascolto, l’importanza strategica del Piano regolatore. Se vuoi scoprire i potenti – diceva – apri le tavole del Piano e cercali nelle scelte, è l’unico posto in cui non possono nascondersi. Il figlio dell’avveduto granata, andò poi a lavorare per Marchionne. Un grande classico degli equilibri torinesi.

Insomma, questo per dire che sono vaccinata alla mancanza di potentato, ma le critiche che non posso tollerare sono quelle relative alla presunta mancanza di valori, che ci farebbe uguali al resto del mondo. 

L’incompiuto puzzle Toro è sotto gli occhi di tutti da anni, non capisco fino in fondo chi oggi ne prende una tesserina in mano e si stupisce di non averla vista prima. Può piacere o meno, ma sta lì da tempo, il disegno è quello.

Ci sono molte tesserine col viso sorridente di Cairo che non potrebbe neanche volendo – e non vuole – fingere di aver acquistato il Toro per ragioni donchisciottesche. Forse giusto una vena di romanticheria nella fede granata della mamma. In queste tesserine del puzzle, Cairo sorride perché ha integrato i suoi successi imprenditoriali della presidenza di una squadra blasonata che porta lustro al suo curriculum di uomo affermato. Una tesserina in cui sorride perché non ha dovuto assestare spintoni per aggiudicarsi il Toro, qualche anno fa. Ma come…era regalato! Sarà anche stato regalato, ma alle spalle di Cairo c’era il deserto dei tartari, nessun altro pretendente. 

Qualcuno rigira tra le mani la tesserina di Cairo sorridente e rimugina…questo, è amico dei potenti. Fammela guardare meglio: no no, è proprio che Cairo è, un potente. Chi si può comprare una squadra di calcio se non un potente o un prestanome? Magari siamo destinati a entrare nel patrimonio di un emiro sentimentale con la passione incondizionata per il bel gioco, sensibile al riconoscimento dei diritti umani in luogo dello schiavismo. O magari no. Per il momento manca la tesserina “emiro filantropo”.

La tessera col sorriso di Cairo mi ricorda Epifanio, il personaggio di Albanese. Ma la scaltrezza –  infattamente…-  potrebbe rievocare altro personaggio, non fosse per l’accento berlusconiano. Comunque sia, è uomo dall’intelligenza e intraprendenza superiori alla media. Senzadubbiamente. 

Come blateravo all’inizio, c’è una tesserina del puzzle che rappresenta l’atavico conflitto Toro-Juve. Il progetto egemonico su Torino, ha fatto sì che in passato, ai vertici del Toro, si siano insinuati uomini dipendenti finanziariamente dalla Juve. Quanta autonomia di azione gode Cairo, nei confronti del mitologico esemplare di agnellavvoltoio torinese? A giudicare dal piglio assunto contro la Superlega, molta. A giudicare dall’affaire Miccichè, poca. Mettiamoci il cuore in pace,  questa tesserina del puzzle rimarrà sfocata. Ognuno ci vede quel che vuole.

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C’è la tessera della solidità di bilancio, fondamentale perché permette lo sdoganamento dalle banche che hanno il potere di stabilire il giorno in cui chiudere i rubinetti e farti fallire.

Le tessere dei giocatori non sono cambiate dallo scorso anno. Qualcuno quest’estate avrebbe voluto vendere quella di Sirigu? Belotti? Izzo? N’koulou? Millico? Ansaldi? Gli uomini sono fatti di alternanze, l’intensità dell’estate non poteva che avere conseguenze sulla fatica dell’autunno. Forse. E Verdi? Chi non anelava alla tesserina di Verdi quest’estate? Un giocatore che ha bisogno di conquistare spazio e forma, e di essere sostenuto, mentre lo fa. Forse.

Ma ultimamente, al puzzle, se ne sono aggiunte altre di tessere Toro incomprensibili. Una di queste rappresenta l’immagine di cinque torinisti di nero vestiti, attualmente indagati per atti di violenza contro tifosi interisti. La partita doveva ancora iniziare e già si erano abbracciati, poi picchiati. Mancano tessere, quelle della vendita in curva di biglietti non tracciati, ad esempio.

Altra tessera vagamente sfocata del disegno Toro, rappresenta un centinaio di ultras così visceralmente legati alla sorte della squadra da fare della trasferta a Genova una missione per conto dell’anti-Cairo filosofia. Contestazione incessante contro presidente, allenatore, giocatori. La squadra vince? Gli ultras puristi del bel gioco non si ammorbidiscono. Io che sono una sognatrice oltranzista posso ben capire chi non si accontenta di una vittoria abbastanza fortunosa per placare il profondo malcontento del cuore. Quello che mi sembra sospetto è il tempismo di chi, nello spazio di due partite, passa dall’appoggio incondizionato al dissenso sfrenato.

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La tessera inguardabile è quella del bombarolo. Mi piacerebbe fare un ingrandimento di questo individuo che brilla esplosivo a nome dei tifosi del Toro, così, tanto per capire se ha confezionato l’ordigno e poi la mattina dopo si è alzato alle cinque perché aveva il primo turno in fabbrica, se ha bambini da accompagnare a danza e in piscina, se paga un mutuo. Oppure se fa il bombatoro a tempo pieno. Bomba e Toro, non si appartengono. Assolutamente no.

Quando al derby, qualche anno fa, ho visto lanciare una bomba carta nella mia direzione, io sapevo di stare dalla parte giusta, in Primavera.  E oggi ancora ho la presunzione di stare dalla parte giusta, quella di chi rinnega la violenza, sempre. È un modo di agire lontano nel tempo e nello spazio dal mio essere Toro. È  antitoro. 

Comunque questo balordo bombarolo non ha fatto saltare per aria il puzzle del Toro. Le tessere dal granata più brillante sono quelle dei tifosi, ma quelli part-time di tifosi, che non fanno gli ultras di professione, ma tra una partita e l’altra hanno una vita in cui non manca la tribolazione così come la passione, l’amore incondizionato, il coraggio delle proprie azioni. L’assenza di mediocrità la esigo prima di tutto da me stessa, dal mio tifare Toro. Entusiasmarsi di vittorie e incattivirsi di disfatte è attività banalissima, basta farsi un giro in un sito qualunque della serie A, per averne conferma. Se noi vogliamo essere qualcosa di più, qualcosa di meglio, critichiamo proponendo, non distruggendo. 

Altre tessere potrebbero essere azioni. Un azionariato popolare a formare un doppio binario su cui far viaggiare le decisioni del Toro che identificano il Toro. In fondo credo che, facendo un passo indietro e guardando per intero l’immagine,  il puzzle rappresenti la scia di un sogno che parte da lontano e, senza soluzione di continuità, si allunga sul futuro. Aggiungiamo tessere che ci restituiscano identità.


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicare loro un po’ la vita.

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31 Commenta qui

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  1. claudio sala 68 - 4 giorni fa

    Sempre piacevoli e ben scritti questi editoriali.
    Tifare Toro in una città dove chi comanda è bianconero è veramente difficile. Noi però ci siamo sempre distinti grazie alle nostre storie ed ai personaggi che hanno vestito i nostri colori Lasciando da parte gli Invincibili, penso al derby vinto 3 a 2 a Torino-Mantova, a Mondonico, ai nostri capitani Bianchi e Glick, perché no a Pasquale Bruno…. Purtroppo WM che chiude il Fila ai tifosi dimostra che non sarà mai uno dei nostri anche se dovesse fare dei grandi risultati, così come i nostri giocatori che a parte eccezioni come Belotti più che granata sono di un rosso sbiadito

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  2. Athletic - 4 giorni fa

    Tra le tessere sfocate, aggiungerei quella del nostro DS

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  3. FVCG - 4 giorni fa

    Orgoglioso di essere un granata come te! Orgoglioso del mister e di chi suda per la maglia fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto!
    Orgoglioso del ns presidente che come tutti ha prego e difetti ma che oggi ci permette di avere giocatori che fino a qualche anno fa vedevamo giocare in altre squadre!
    FV♥️G

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  4. leggendagranata - 4 giorni fa

    D accordo con Bergen: basta alibi, piagnistei, complessi di inferiorità. La Juve è una potenza, ma noi i nostri guaice li procuriamo da soli. E si sa perchè: manca un’ adeguata struttura societaria, professionale, capace di costruire in casa giocatori in grado di reggere la prima squadra (quanti ce ne sono stati nel quindicennio cairota e quanti prima?), di scovare in giro per il mondo taleti, di fare campagne acquisti che abbiano un senso, di ingaggiare un allenatore emergenze, ambizioso, con voglia di crescere e affermarsi, non dei semi bolliti che tirano a campare, speculando su gioco e risultati, piagnucolando sempre per torti veri o presunti, intestardendosi su moduli e tattiche deprimenti e poco produttive.

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  5. Giaguaro 66 - 4 giorni fa

    Ottima la metafora; a parer mio se iniziassimo a togliere qualche tessera che ci toglie dna e identità quale Mazzarri…forse potremmo ritrovare lo spirito del Toro e la voglia di vedere giocare a calcio

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  6. bergen - 4 giorni fa

    Al solito, ben scritto.

    Basta però con queste categorie superate del poteri forti e del complottismo anti granata che appartengono ad un passato che non c’é più.

    Non esiste più la famiglia Agnelli ma soltanto un centinaio e mezzo di eredi. Non esiste più la Fiat che se n’é andata lasciando terra bruciata.

    Non forniamo alibi ad un mediocre capitalismo con poco capitale e quasi nessuna idea.

    Il problema del Toro sono la mancanza di visione ed una strategia dei piccoli passi che sta diventando sempre più un passo avanti e due indietro, come nell’opera di Lenin.

    L’azionariato popolare resta una buona idea in cui, come al solito, siam partiti prima senza arrivare mai.
    Non si può fare con una società che mantiene la connotazione padronale.
    Occorre un’apertura per nuovi investitori.

    Ma chi investirebbe nel calcio italico? In un paese che sta al 54° posto della classifica di Transparency International?
    Niente risposte guidate perché non voglio scrivere parolacce.

    Buona fede granata.

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  7. Tashunka - 4 giorni fa

    Bravissima! Un articolo di cui condivido dalla prima all’ultima parola!
    Sono questi articoli che mi fanno essere orgoglioso di appartenere alla nostra
    “Tifoseria”. Essere “granata” è una filosofia che si coltiva quotidianamente , informandosi dei fatti e dei
    soprusi che ci hanno oggetto come tifosi e prima ancora come cittadini .
    Dobbiamo essere tutti uniti e fare quadrato contro le infiltrazioni e le strumentalizzazioni.

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  8. Dan - 4 giorni fa

    Ottimo articolo. Brava.

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  9. suoladicane - 4 giorni fa

    @Maroso
    sarebbe bello ricomporre come dici tu, ma nella società liquida di oggi serve una evento traumatico per risvegliare animi e coscienze; lo abbiamo fatto due volte negli ultimi anni, con la marcia dell’orgoglio prima, e con il fallimento e l’arrivo di urbanetto alla presidenza poi; sono stati attimi in cui la gravità della situazione, l’essere sul ciglio del baratro ha ricompattato la tifoseria che ha reagito dando un segnale fortissimo, unico;
    nella mediocrità dei risultati e dell’agire della società, nella liquidità delle relazioni e dei rapporti di oggi diventa tutto più complicato e difficile;
    ho paura che basteranno pochi risultati positivi ed il ripristino delle paghette e la contestazione del tifo organizzato svanirà per incanto, così come è comparsa;
    rimarremo a lamentarci ed a confrontarci individualmente sui forum, ognuno porterà avanti le proprie opinioni e le proprie scelte, ma purtroppo proseguirà inesorabilmente l’ annacquamento del “granatismo” che “quelli di adesso” stanno perseguendo ormai da 15 anni.
    SFT

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    1. Maroso - 4 giorni fa

      Comprendo la tua visione disincantata, ma noi siamo del Toro e niente spaventa Davide quando va a combattere Golia….A parte le battute, hai ragione. Però un evento “traumatico” come la marcia a cui partecipai e di cui ho ancora la maglietta commemorativa non è detto non si possa organizzare, proprio per risvegliare le coscienze. Poi però, affinché tutto non si esaurisca nel nulla, occorre pensare ad un’azione di coscienza e di cultura. Difficile, mi rendo conto, ma forse necessaria. Non so, bisognerebbe ragionarci su, parlarne…..
      Grazie. Ciao.

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      1. suoladicane - 4 giorni fa

        mah, come dici giustamente tu occorrerebbe pensare ad una azione di coscienza e di cultura,
        certo che senza l’appoggio del primo interessato, cioè il torino fc, tutto diventa estremamente complicato, se non impossibile; quindi la via più logica sarebbe mirare al cambio di proprietà, ma qui apriti cielo, sembra che urbanetto sia il migliore presidente possibile, ma non è così, non lo è assolutamente, e le persone fanno fatica a capirlo.
        SFT

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        1. r.ponzon_13686323 - 3 giorni fa

          Trova un sostituto e ne riparliamo; fintantochè non ci sarà nessuno, Cairo tutta la vita

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          1. Ardi - 3 giorni fa

            Si metta seriamente in vendita la società con una azienda specializzata. Tanto con i soldi che cairo chiederà nessun poveretto potrebbe comprare il Torino, quindi questo rischio non c’è. A quel punto vedremo se si può avere un presidente migliore di cairo oppure no. Dire ora che non c’è nessuno è solo una scusa dovuta alla paura con la quale cairo ci tiene per le palle.

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    2. Maroso - 4 giorni fa

      Comprendo la tua visione disincantata, ma noi siamo del Toro e niente spaventa Davide quando va a combattere Golia….A parte le battute, hai ragione. Però un evento “traumatico” come la marcia a cui partecipai e di cui ho ancora la maglietta commemorativa non è detto non si possa organizzare, proprio per risvegliare le coscienze. Poi però, affinché tutto non si esaurisca nel nulla, occorre pensare ad un’azione di coscienza e di cultura. Difficile, mi rendo conto, ma forse necessaria. Non so, bisognerebbe ragionarci su, parlarne…..
      Grazie. Ciao.

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  10. Mimmo75 - 4 giorni fa

    L’articolo mi pare un invito a tenerci stretto il “potente” Cairo (e ci può stare) provando ad affiancarci con l’azionariato popolare per la gestione dell’aspetto legato alla tutela e alla trasmissione dei valori (e qui Maria Grazia sogna). Dico che sogna perchè in Italia mancano le condizioni per poter seriamente pensare a una soluzione del genere. E sogna perchè Cairo, da accentratore qual’è, dubito sarebbe concorde. Dunque le vedo inconciliabili le due cose. Ma magari sto sbagliando io a interpretare il senso dell’articolo. Una cosa invece è chiarissima e Maria Grazia la ribadisce: allo stadio non si va per menar le mani e per giocare a chi ce l’ha più duro. Chi lo fa non ha nulla a che vedere con il Toro e con il calcio in generale. I gruppi organizzati sono una male se concepiti per darsi una forte identità da difendere e affermare segnando il territorio come fanno le bestie (appunto), a prescindere dalla squadra per la quale tifano! Ed è per questo che la protesta che sta montando (goffamente) è poco credibile e lascia molti dubbi sui reali scopi. Ed è sempre per questo che così facendo non si otterrà nulla se non giusta repressione. Cairo va attaccato frontalmente ma civilmente, va messo con le spalle al muro con gli argomenti e non intimidito con le bombe carta. Va attaccato sul terreno che più soffre: quello del consenso pubblico. Deve passare, civilmente ma fermamente, il messaggio che al Toro è di troppo se non fa un’inversione a U nella gestione della società dal punto di vista del rispetto di storia e valori. Cori, striscioni, social, va tutto bene se entro i limiti della decenza e del rispetto (se è vero che siamo diversi). Tutto il resto con lui non attecchisce.

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    1. suoladicane - 4 giorni fa

      l’unica cosa che con lui attecchisce sono i soldi

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    2. r.ponzon_13686323 - 3 giorni fa

      Attenzione a mandare via Cairo…lo avete fatto con Rossi e guardate da lì in poi che fine abbiamo fatto.
      Quando si costringe un Presidente a lasciare, è facile che il subentrante sia peggiore; la storia ci insegna questo. Solamente il rispetto delle normali regole di mercato assicura un miglioramento nel cambio di gestione.

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      1. Ardi - 3 giorni fa

        Si metta seriamente in vendita la società con una azienda specializzata. Tanto con i soldi che cairo chiederà nessun poveretto potrebbe comprare il Torino, quindi questo rischio non c’è. A quel punto vedremo se si può avere un presidente migliore di cairo oppure no. Dire ora che non c’è nessuno è solo una scusa dovuta alla paura con la quale cairo ci tiene per le palle. Sveglia

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  11. Il_Principe_della_Zolla - 4 giorni fa

    Tutto bello, tutto cosi’ poetico, tutto cosi’ ingenuo.
    “Se noi vogliamo essere qualcosa di più, qualcosa di meglio, critichiamo proponendo, non distruggendo”. Va bene, e dopo che abbiamo proposto, chi ci sta ad ascoltare? Cairo? La risposta è facile facile… il puzzle non si comporrà mai, innanzituttamente con quella faccia.

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    1. Maroso - 4 giorni fa

      Permettimi di dissentire. A mio avviso l’autrice della rubrica è tutt’altro che poetica. Usa la metafora non in poesia, ma in prosa, proprio per farsi capire meglio, esemplificando. Questo non significa essere ingenui. Fuor di metafora, la proposta dell’ idea di azionariato popolare, presuppone un percorso arduo e difficile alla ricerca di un terreno comune a molti, al fine di avere una rappresentanza organizzata e propositiva di una controparte che non dovrebbe più solo reclamare qualcosa, ma proporre qualcosa, pretende qualcosa. Una massa omogenea che avesse trovato l’amalgama sufficiente a creare un organismo di questo tipo, avrebbe un forte potere contrattuale come massa di consumatori (e non essere solo quello, per carità). Potrebbe toccare il presidente nelle tasche. Presidente che ora è Cairo, ma potrebbe essere una altro in futuro. Il discorso è complesso, occorrerebbe avere la volontà di comprenderlo, non di scartarlo a priori come ingenuo e poetico. Scusa la franchezza. Ciao.
      FVCG

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      1. Il_Principe_della_Zolla - 4 giorni fa

        Non ti devi scusare di niente, ci mancherebbe, la tua è un’opinione espressa e argomentata senza aggressività o maleducazione.
        Il fatto è che non mi convince quello che dici. Ti sarai accorto che ci sono troppi condizionali, “dovrebbe”, “potrebbe”, “occorrerebbe”. E poi, il Nostro per ora (purtroppo) non molla l’osso.

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        1. Maroso - 4 giorni fa

          Credo siano codizionali per non imporre la propria idea, ma per proporla. Certo che il nostro non molla l’osso. Del resto, per ora, non è stata fatta su di lui nessuna pressione economica, che sarebbe l’unica cosa che capirebbe. Ci vuole tempo a realizzare ciò, ma credo si possa fare e servirebbe ad ottenere qualcosa da Cairo, o da chi venisse dopo di lui. Poiché ciò presuppone un’azione culturale propedeutica, non è né facile né breve. Ma temo non ce ne siano altre concrete. Del resto non è una proposta nuova né inedita (lo è in Italia).
          Ciao.
          FVCG.

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  12. Daniele abbiamo perso l'anima - 4 giorni fa

    P. s
    Il mio post è apparso tagliato nel punto in cui ovviamente concordo con i gravi atti di violenza avvenuti. Lo voglio precisare perché altrimenti il mio commento sembra dissentire da tutto l’articolo, e non è così

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  13. Daniele abbiamo perso l'anima - 4 giorni fa

    Articolo dal taglio originale, interessante, intelligente ma …superficiale. Letteralmente che tocca solo la superficie di quanto accaduto.

    Premesso che fischiare e contestare la squadra a Genova è stato un errore, il punto di vista di Maria Grazia ci mostra quasi esclusivamente gli errori dei tifosi e un malcontento che pare esploso in modo ingiustificato e dal nulla.
    Qui non ci sono complotti, secondo me, ma soltanto una presa di coscienza da parte dei tifosi per cui Cairo non farà mai dal Toro una squadra competitiva. Dopo un ottimo girone di ritorno dal punto dei vista dei risultati tutti si aspettavano un anno da protagonisti, e invece come accaduto in passato la società ha scelto di assottigliare il quadro dirigenziale. Di non rinforzare la squadra prima dei preliminari, di concedere a Mazzarri mille errori, di accettare una serie di risultati e partite scadenti parlando di gennaio come unica possibilità di sfoltire la squadra anziché riparare agli errori con dei rinforzi.
    Di tenere il Fila chiuso e di scegliere quasi palesemente di allontanare i propri tifosi dal Toro anziché di avvicinarlo.
    In questa situazione ci vorrebbe un presidente o un mister o un dirigente che provi a dialogare con i tifosi. A portarli vicino alla squadra, mentre l’atteggiamento mi sembra quello opposto.
    Vorrei fosse evidenziato che i tifosi o una parte di essi non sono impazziti all’improvviso nè fanno parte di un complotto a distruggere il Toro, ma sono invece la conseguenza di un distacco voluto dalla società.

    A me pare più la reazione di un amore mai corrisposto da Cairo piuttosto che la stupidità di un gruppo di tifosi.
    Come diceva San Bernardino da Siena, “se dove stai andando non trovi l’amore, portalo tu, e troverai l’amore “
    Cairo al Toro in 15 anni ha portato solo i suoi interessi, la conseguenza è che ci ha guadagnato soldi e pubblicità, ma l’amore dei tifosi lo ha perduto.
    Prima pian piano, e ora tutto di un colpo.

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    1. Maroso - 4 giorni fa

      A mio avviso Maria Grazia va oltre Cairo. Propone con delicatezza la formazone di un azionariato popolare che presuppone la ricerca di uno spazio comune fra i tifosi. Se si riuscisse a realizzare questo, si avrebbe in società o fuori di essa, una componente propositiva con leve finanziarie notevoli (parlo di quelle da consumatori, e non solo come tali beninteso). Scusa la franchezza. Ciao.
      FVCG

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    2. Daniele abbiamo perso l'anima - 4 giorni fa

      @Maroso: Si, va oltre il discorso Cairo ma altrettanto francamente vedo molto difficile la realizzazione di un azionato popolare. Non ci sono più i presupposti di un tempo, e temo, nemmeno un numero di tifosi così significativo da poter ottenere buoni risultati.
      Scusate il pessimismo ma penso che il Toro abbia ormai superato la linea di non ritorno. Per tornare grande ci vorrebbe un cambiamento immediato e i risultati lo vedrebbero altre generazioni.
      Noi oggi siamo una squadra di medio basso livello (agli occhi dei bambini, dei media, dei giocatori e delle Tv che pagano i diritti ). Ai nostri occhi ovviamente no, siamo sempre grandi.

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      1. Maroso - 4 giorni fa

        Credo tu abbia ragione per un’azionariato popolare totale, ma per una quota forse no. Bisognerebbe interpellare i Lodisti che ci avevano già pensato. Sai, qui si tratta di fare dei conti avendo dei dati, che io non possiedo. Ma se l’idea piacesse, si potrebbe provare a farli. I Bilanci sono pubblici.
        E poi non è detto che si debba arrivare ad un azionariato popolare: forse basterebbe un associazione, che potrebbe fare delle azioni collettive di dissenso “consumistico” o delle class actions. Magari se ne potrebbe discutere in un convegno.
        Grazie per la risposta. Ciao.
        FVCG

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    3. Daniele abbiamo perso l'anima - 4 giorni fa

      @maroso: la tua idea non sarebbe male, come potrei non essere d’accordo ?
      Penso solo sia difficilmente realizzabile. È sufficiente osservare qui come vanno le cose. Ci sono persone a cui non piace nemmeno un post che recita “Forza Toro “.

      Credo ci vorrebbe una persona in società di grande carisma e passione per i colori granata a fare da innesco a quel che tu aspiri. E al momento non vedo nessuno all’orizzonte.
      Però è bello pensare che possa accadere.

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  14. pupi - 4 giorni fa

    Brava, punto!

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  15. bertu62 - 5 giorni fa

    Sempre detto (scritto..): Maria Grazia, UNA DI NOI!!! FV♥G!! SEMPRE!!!
    Con toni morbidi e (quasi) mai polemici scrive quanto vado dicendo da tempo:
    A) Nel calcio di oggi non c’è più posto né spazio per i “mecenati”, tutti quanti quelli che stanno in questo calcio ci stanno per un solo, unico motivo: SOLDI.
    B) In Italia c’è una sola “Famiglia” che comanda e detta legge, figuriamoci poi nella stessa Torino: credere che “loro” non c’entrino nulla in ciò che avviene in casa TORO è pura follia, tanto vale affermare che Gesù Cristo è morto per un raffreddore…
    C) Criticare ci sta, così come esprimere opinioni: quello che NON CI STA’ è usare la violenza per rafforzare queste opinioni! La “memoria selettiva” porta a giocare brutti scherzi, così come i “processi sommari” portano a condannare degli innocenti salvo poi doversi ricredere a conti fatti….
    Grazie a Dio non sono juventino, ed anzi più tempo passa e più mi rendo conto di essere lontano ANNI LUCE da tutto ciò che per Loro è il calcio: “vincere è l’unica cosa che conta”, tanto per dirne una, “l’arbitraggio è la scusa dei perdenti” un’altra molto usata da Loro (salvo poi scordarsene quando ad essere dall’altra parte si trovano “inspiegabilmente” Loro, vero Buffon? Allora lì gli arbitri hanno “un bidone dell’immondizia al posto del cuore” mentre fintanto che hanno i bonus pagati dalla Exor va tutto bene, giusto?)…
    Non scadiamo nella banalità, siamo diversi da Loro, non cadiamo nel Loro gioco: libero di inc**rmi per delle prestazioni scarse ma poi compatti e sul pezzo per sostenere la squadra, quella stessa squadra che l’anno scorso (non il secolo scorso!!!) ha fatto 63punti PULITI + 7punti RUBATI in campionato!
    ORA E PER SEMPRE, FV♥G!!!

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  16. Maroso - 5 giorni fa

    Complimenti per l’articolo. Originale e pieno di significati simbolici molto significativi.
    Aggiungo a supporto alcune considerazioni.
    Forse sarebbe bello se tutti i supporters del Toro si mettessero a cercare nel mucchio le tessere dei valori granata. Per esempio quello di Davide contro Golia, quello fra i tanti di Ferrini: fare squadra veramente ed a tutti i costi. E cercando questi se ne troverebbero tanti altri ancora. Sarebbe facile mettere insieme queste tessere, che si incastrerebbero fra loro come per incanto. In questo modo, si troverebbe un bel pezzo di Toro originale che potrebbe diventare un Manifesto, un programma comune a tutti i tifosi, per brandirlo, assieme ad alcune richieste fattibili. Questo Manifesto, a forma di vessillo portarlo a Cairo o chi per esso. Così le tesserine avrebbero il volto di ciascun supporters, e ciascuna tesserina si potrebbe trasformare, col tempo, in azione.
    A quanto sembra al Toro si respira aria di crisi. Crisi del gioco, della società, del tifo diviso in innumerevoli tesserine. Sarebbe bello riuscire a risorgere da questa crisi forti ed uniti come non mai. Raccogliere le tesserine del puzzle che qualcuno ha disfatto, come qualcuno raccolse le tesserine dei cimeli del Filadelfia per farne un museo, come qualcuno ha raccolto le tesserine dei seggiolini del Filadelfia, forse non sarebbe un sogno, ma potrebbe diventare una bellissima realtà.
    FVCG

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