Buonanotte suonatori

Buonanotte suonatori

Sotto le granate / Torna la rubrica di Maria Grazia Nemour con il seguente quesito: ora arriva Longo e subito sfiora note che ci sono care, come le porte del Fila aperte, pronte ad accogliere. Basterà, per cambiare musica?

di Maria Grazia Nemour

L’allenatore è un direttore d’orchestra, alza la bacchetta e imprime la sua interpretazione allo spartito, i giocatori suonano. Il calcio è musica. Perché un maestro riesca a far eseguire la medesima opera in modo più emozionante di un altro, è complesso da interpretare. Non inventa regole e non aggiunge note, piuttosto assimila e restituisce in modo personale la polifonia di innumerevoli elementi. Interpreta il gioco dell’avversario, il prato verde e soprattutto pregi e limiti dei propri giocatori. Io credo che gli investimenti umani abbiano bisogno di tempo per dare frutti e credo che chi ha diretto l’orchestra negli ultimi due anni non sia uno sprovveduto. Non ho mai amato particolarmente il nostro pragmatico direttore d’orchestra, ma credo sia un professionista. Prendo atto che non ha saputo far vibrare armoniosamente gli strumenti, lasciando alzare suoni inascoltabili.

Forse l’impresario, il padrone del teatro dove il Toro fa musica, ha smesso di credere nella bontà del palinsesto e vuole disinvestire. Che i giocatori debbano essere musicisti virtuosi per suonare in un’orchestra è chiaro, diversamente è bene che si dedichino ad altre nobili attività come impastare la farina, pulire le strade o insegnare l’alfabeto ai bambini. Che i giocatori coltivino velleità da solisti o supponenza da vice-direttori, è quanto di peggio possa capitare a un’orchestra. C’è umiltà nella grandezza e grandezza dei singoli nella coralità.

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No, invece che i giocatori abbiano preso stecche volutamente non lo posso pensare, si firmerebbero davvero come piccoli uomini, irrispettosi dei colori vestiti e ottusi, incapaci di comprendere quale grande onore sia rappresentare qualcun altro. Che siano presenti troppi strumentisti di mediocre talento o motivazione? Troppi elementi incapaci di padroneggiare le proprie doti, alternando armonia e stecche a seconda della digestione? Che gli accordi e disaccordi pro-Europa di quest’estate siano stati unti di avidità dalla mano della Società o di alcuni giocatori, innescando viscidi scivoloni su quanto atteso o disatteso? Non so. Quello che so è che neanche al requiem del nostro funerale abbiamo tenuto il tempo. E non so darmi un perché. Ce le hanno proprio suonate, l’Atalanta come il Lecce. Completamente suonati siamo rimasti. Non sono state sconfitte, ma disfatte pregne di umiliazione. È stato umiliante che il Toro fosse talmente concentrato a fissare il proprio ombelico da non salutare a Lecce un bambino con il cinque sventolante sopra la testolina. Che stridore quel miope nervosismo, lenito un poco dal granata di Millico e Lyanco. Perché tanta irritabilità prima di Lecce-Toro?

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Lecce, proprio quella terra salentina che nell’89, srotolando lo striscione: “caro granata ti aspetta Licata”, ci aveva dato l’ultima spinta giù, nel burrone della serie B. Dicono che a Lecce al termine della partita di domenica, dagli spogliatoi ospiti, siano fuoriuscite urla che neanche il più satanico rock black metal saprebbe riprodurre. Noi tifosi non eravamo in quello spogliatoio. Una squadra di serie A è un giocattolo che fa girare molti soldi, noi tifosi non sapremo mai chi, cosa e perché ha stonato il Toro, creando cotanta disarmonia.

Cairo. Mazzarri. Dirigenza. Giocatori.

Noi siamo solo quelli che hanno dovuto tappare gli occhi per non vedere e le orecchie per non ascoltare, la bocca aperta, annichilita, ormai neanche più capace di urlare. Io non ho alcuna dote musicale, però so che ogni mattina tento di fare il mio lavoro con responsabilità e se proprio mi venisse voglia di fare la rivoluzione e far saltare il capo, dovrei essere certa di saper fare meglio di lui in quel ruolo. Diversamente, meglio mettere in conto di comprare un organetto e mettermi a suonare all’angolo di via Roma, con un cartello: disoccupata. Il Toro può essere gioia e può essere sofferenza, ma sicuramente non è Toro se manca la musica. Ora arriva Longo e subito sfiora note che ci sono care, come le porte del Fila aperte, pronte ad accogliere. Basterà, per cambiare musica?


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

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14 Commenta qui

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  1. Nicky - 2 mesi fa

    Ti apprezzo sempre di più, non so se Longo sarà sufficiente per cambiare spartito, c’è sempre meno spazio in questo calcio per il romanticismo al quale spesso noi tifosi del Toro ci aggrappiamo, ma visto il fallimento ultimo del pragmatico predecessore, che sia l’inizio di una nuova era.

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  2. Ardi2 - 2 mesi fa

    Sempre professionisti sono e pagati un enormità, perciò debbono dare sempre il massimo. Altra cosa è il lecito desiderio di andare in una società seria con strutture all’altezza e progetti sportivi di lunga durata

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  3. OldBull - 2 mesi fa

    D’accordo, solo due cose: E’ stato evidente che, sia contro l’Atalanta e di più contro il Lecce come i nostri eroi abbiano giocato contro e non pro… Chiunque abbia tirato due calci ad un pallone sa che puoi anche essere un brocco, ma se stai sempre a due metri dall’uomo e gli lasci fare tutto quello che vuol fare senza contrastare minimamente anche solo standogli vicino, beh… è più che evidente, non stai giocando per la tua squadra, amara verità certo, ma non ce ne sono altre. La seconda è che nessuno più di me è contento di vedere cuori granata in società, difatti c’è un fiorire di tifosi entusiasti che vorrebbero la formazione del Toro 1976 (quello dello scudetto) nei ruoli chiave. Cairo questo lo sa e siccome è furbo, lui ogni volta che le cose vanno male ti da il contentino, salvo poi riprendersi il tutto con gli interessi. Lui il presiNiente ha annusato aria cattiva e allora per pararsi il culo ha subito chiamato Longo e Asta, ma questa operazione NON è stata fatta in funzione della squadra, non caschiamoci! Questa scelta è stata fatta esclusivamente per calmare la piazza. Vorrei dire a tutti quelli che vorrebbero Pulici allenatore, Graziani direttore tecnico, e Castelli e Zaccarelli e Pecci e Claudio Sala in società nei ruoli più importanti che non è detto, perchè uno ha giocato nel Toro ed è stato una bandiera debba per forza essere anche un grande dirigente, per fare quello ci ve ben altro…

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  4. Torosempre - 2 mesi fa

    Ottimo articolo… ma non iniziamo con le dietrologie sui giocatori… Mazzarri e i suoi ragaxzi si sono esibiti in gran solitudine societaria difronte ad un pubblico che alla musica classica (vincere e migliorare) ha preferito la più rasserenante cagnara sanremese.

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  5. MimmoBG - 2 mesi fa

    Bah, i giocatori…da che mondo è mondo sono i soldi che fan girar le cose e chi pensa di no o è un sognatore o un tifoso del Toro ( che poi coincidono) Io sono tifosissimo ma a volte fermo i miei sogni e rifletto. Mi chiedo perché tra le due infime prestazioni con Atalanta e Lecce a Milano si è rivisto un Toro combattivo che quasi porta a casa la qualificazione? Moto d’orgoglio? Boh, Non riesco a non pensare ai premi x la qualificazione in semifinale xchè l’orgoglio non è una cosa che accendi a giorni alterni…

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  6. Come un pugno chiuso - 2 mesi fa

    non so se basterà Maria Grazia,
    meglio non avere troppe aspettative e accontentarsi da qui a fine campionato di qualche esecuzione perlomeno fedele allo spartito granata;
    se poi arrivasse anche qualche acuto, tanto meglio

    per il futuro, invece, spero che il padrone del teatro torni presto a rioccuparsi esclusivamente delle sue edicole perché ha dimostrato di capirci di musica come un pescivendolo capisce di astrofisica, con l’aggravante di aver gestito il teatro come fosse una balera e di averci propinato per ben 15 anni litanie assai ripetitive ed alquanto stucchevoli

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  7. Ciccio Graziani - 2 mesi fa

    mah Mazzarri, Mihajlivic, e Ventura, grande rispetto per tutti e 3 . Storie e carriere diverse prima di arrivare al Toro, poi tutti e 3 un po’ arenatisi qui. ottimi tecnici, ma qui qualcosa non ha funzionato per loro.

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    1. Rimbaud - 2 mesi fa

      Ventura al Toro, da Cittadella a Bilbao, male non ha fatto, considerato chi è il presidente, con tutto il rispetto. DA una squadra di prestiti a una rosa da 100milioni di euro. Poi può essere simpatico o no, ma i risultati sono oggettivi

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  8. ToroFuturo - 2 mesi fa

    Moreno Longo, sebbene alla seconda esperienza in serie A, è un allenatore più ambizioso, più moderno, più versatile e più granata di Mazzarri. E’ evidente che per incidere nella sostanza, ovvero accrescere l’autostima dei singoli e rielaborare l’organizzazione di squadra, ha bisogno di un mese di tempo.
    Per il resto, la storia professionale post-Toro ha dimostrato il valore di Ventura e quello di Mihajlovic: altrettanto sarà per Mazzarri.

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    1. Rimbaud - 2 mesi fa

      Ventura al Toro, da Cittadella a Bilbao, male non ha fatto, considerato chi è il presidente, con tutto il rispetto

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  9. Roland78 - 2 mesi fa

    Standing ovation.

    Grazie Maria Grazia.

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  10. Fantomen - 2 mesi fa

    jURIC troppo forte lo vorrei troppo per la prossima stagione …..sta sera con la Lazio andavano giù in contropiede in 5/6 …..giocano ripartono e non hanno paura ……/

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    1. Policano - 2 mesi fa

      Uguale a mazzarri….

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  11. maxx72 - 2 mesi fa

    Veramente molto bello! Bellissima l’accostamento allenatore- direttore d’orchestra! Grazie grazie Maria Grazia.

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