Calcio e Toro, c’è bisogno di aria nuova

Il Granata Della Porta Accanto / Andrà tutto bene è il mantra che ci ripetiamo in questi giorni, applicabile anche ad altro una volta che ne saremo fuori

di Alessandro Costantino

Quando finalmente ci saremo messi alle spalle questa situazione d’emergenza, ci si apriranno davanti due strade: tornare alle nostre “vecchie” vite con il loro carico di certezze ed incertezze, vizi e virtù, oppure far tesoro del bene e del male che abbiamo vissuto nei giorni della clausura e dare una nuova scala di priorità alle nostre esistenze. Ognuno farà le sue scelte, ma io mi chiedo, ad esempio, come ne uscirà il calcio: spocchiosamente tornando ad essere quel mondo dorato, soprattutto ad alti livelli, così distaccato e supponente o col capo cosparso di cenere, consapevole invece della sua fragilità se separato dalla massa dei tifosi? Se gente come Andrea Agnelli continua a spingere verso un calcio che si spogli dei valori che lo hanno reso uno degli sport più popolari per renderlo una macchina da soldi più vicina al mero spettacolo e sempre più lontano dal concetto di sport vero e proprio, l’emergenza coronavirus, con le partite a porte chiuse e il blocco della fruizione da parte dei tifosi, ha chiaramente dimostrato che un calcio senza tifosi, ciò senza appassionati, non può esistere, né può essere sostituito da un calcio inteso come prodotto destinato ad una platea di clienti consumatori. Ora che siamo senza calcio cosa ci manca davvero? I Juve-Real o i Bayern-PSG che qualcuno vorrebbe far diventare uno spettacolo perpetuamente in onda o semplicemente veder entrare in campo la nostra squadra del cuore insieme a quel carico di emozioni che ciò ci fa provare? Il calcio si tifa, non è un’opera da guardare a teatro o un film da godersi su megaschermo al cinema! Il calcio è l’odore dell’erba e la folla che incita, è la gioia per un gol o la delusione per una sconfitta, è arrabbiarsi per un torto o essere orgogliosi per avere visto la propria squadra onorare la maglia. 

Toro, questa situazione non è colpa dei tifosi. E Cairo ci metta la faccia

Quando finalmente torneremo a poter parlare di calcio e a rimettere piede in uno stadio, io credo che la maggior parte di noi avrà voglia di qualcosa di “nuovo” che sia molto simile a qualcosa di “vecchio” : avremo voglia di emozioni genuine, non di spettacoli di plastica, di maglie sudate e non di maglie fosforescenti perché fanno crescere il marketing, avremo voglia di calciatori che non siano solo stelle privilegiate, ma uomini veri consci della responsabilità che hanno indossando certe maglie e di presidenti che non inseguono il business, ma danno valore alle persone (giocatori, allenatori, staff) che sono poi quelle che creano un senso di appartenenza all’interno un club. 

E il Torino? Beh, qui il discorso è ancora più specifico. C’è bisogno di aria nuova, c’è bisogno di ritorno alle origini, ai valori. C’è bisogno di far lavorare chi ha a cuore le sorti di squadra e società intese come entità sportive, non come soggetti di natura meramente economica. C’è bisogno di fare un passo indietro da parte del presidente. Quanto indietro lo decida lui: se solo dalla gestione sportiva dando linee guida e budget e lasciando poi però carta bianca ai professionisti che paga (Bava in primis…) senza intromettersi più oppure uno decisamente più grosso realizzando la più grande plusvalenza della sua vita e dedicandosi magari alla politica a cui più volte negli ultimi anni ha strizzato l’occhiolino e da cui è stato anche, più o meno velatamente, corteggiato. Gli eventi dell’ultima stagione hanno portato ad una riflessione sui risultati degli ultimi quindici anni e sul senso globale della sua gestione: nulla di eclatante, poca roba rispetto alle premesse e soprattutto alle risorse che grazie ai diritti TV il presidente ha potuto maneggiare rispetto ai suoi predecessori. C’è bisogno di aria nuova perché tutti i cicli prima o poi hanno una fine ed eventi traumatici spesso ne accelerano tale fine. Il rischio retrocessione, il Coronavirus o una piazza che si è stufata di vedere puntualmente deluse le proprie aspettative sono dei detonatori non da poco per delle riflessioni di ampio respiro da parte di chi di dovere. 

Voglia di normalità, voglia di Toro

Andrà tutto bene è il mantra che ci ripetiamo in questi giorni di grande preoccupazione per la nostra salute collettiva. Può essere benissimo utilizzato anche per descrivere il futuro che aspetterà il Toro quando potremo tornare a sentirlo davvero nostro. 


Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

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  1. dattero - 7 mesi fa

    tranquillo Granata,cairo non te lo tocca nessuno,sai benissimo,visto che hai ottime conoscenze e piu volte hai scritto cose tecnicamente ineccepibili,che rimarra’,avvinto come l’edera,il problema che si andra’ in eutanasia,ma questo a tanti non dispiace

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  2. Andrea Valentino - 7 mesi fa

    È proprio vero… Cairo vendi il Toro e sparisci… Grazie!!

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  3. MimmoBG - 7 mesi fa

    Se perdesse la causa con blackstone potrebbe pagare cedendogli il Toro……suggestione del mattino…

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    1. Granata - 7 mesi fa

      Se perdesse bla bla bla. Ok, e se vincesse ? Tutti i menagramo sono convinti e sperano che perda. Nessuno da nessuna parte considera che potrebbe anche vincere o pareggiare.

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  4. Daniele abbiamo perso l'anima - 7 mesi fa

    Nel dopoguerra il Grande Torino insieme a Fausto Coppi e Gino Bartali erano le uniche gioie ed evasioni per la gente devastata dalla guerra e dalla miseria.
    Mi auguro vada ancora meglio questa volta. Che ci siano la competenza e le risorse per rialzarsi.. Poi non importa se sarà Grande Torino o Grande Vattelapesca per distrarci e farci gioire, purché se ne esca vivi, vegeti e a una parvenza di ritrovata normalità.

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