Culto parla di una delle migliori partite del Toro di Mondonico anche se da alcuni commenti non sembrerebbe: Toro-Roma dell'ottobre 1990"

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TN Radio: "Il Toro ha bisogno di una tabula rasa. Ma per farlo..." (VIDEO)

Gian Mauro Borsano è scuro in volto: “Ci meritiamo l’Oscar degli sciuponi”. Il presidente della Lega, ed ex dirigente granata, Luciano Nizzola afferma: “Il Toro ha dominato e creato grandi occasioni, ma ancora una volta non ha saputo concretizzare tutto. Sta diventando un vizio, mi sembra, anche se creare molto occasioni significa giocare bene. Bisogna cacciarla dentro, la palla: è pur sempre quello il segreto per vincere nel football”. Al triplice fischio di Amendolia Mondonico è uscito dal campo stravolto per come ha vissuto ogni occasione sbagliata e nel dopo partita non sembra ancora essersi completamente ripreso, anche se più che tirare le orecchie ai suoi fa i complimenti al portiere avversario. L’Unità aggiunge che il mister “non sa più a che santo votarsi”. La Stampa evidenzia ogni borbottio sulla scarsa vena realizzativa granata, evocando il mancato acquisto di Lineker. Tullio Parisi, ancora su l’Unità, pur riconoscendo che “Mondo” ha regalato un gioco davvero splendido ai granata, ci va giù duro: “La punta vera non c’è, questo si sa, ma santo cielo non è possibile impappinarsi come principianti a cinque metri dal portiere quando si hanno i compagni liberi dalla parte opposta”.

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Dopo aver letto questo paragrafo immaginerete che il Toro abbia perso questa partita o che l’abbia pareggiata contro una squadra più debole. Invece l’ha vinta 1-0 contro la Roma di Peruzzi, Giannini e Carnevale che ha appena estromesso il Benfica dalla coppa Uefa di cui sarà finalista. I granata di Mondonico, inoltre, sono una neopromossa seppur di lusso e certi giudizi sembrano incredibili se paragonati a quelli di alcune vittorie odierne (e non parlo solo di Toro, ma in generale: pensate a come vengono incensate alcune vittorie striminzite delle grandi o presunte tali). C’entra sicuramente l’eccesso di severità che ai tempi accompagnava le prestazioni della sponda granata del Po, ma si sa per gli elogi il gioiellino del “Mondo” dovrà aspettare facendo imprese quali andare in Europa lasciandosi alle spalle il presunto calcio champagne di Maifredi oppure volare sulla luna battendo Real o ancora alzare una coppa Italia contro tutto e tutti.

In realtà qualche motivo di preoccupazione c'è. Nelle prime quattro gare di campionato il Toro ha collezionato tre punti, vincendo una gran partita contro l’Inter e pareggiando in casa contro la Lazio all’esordio complici una traversa di Policano e l’espulsione di Bruno per una gomitata a Sosa. Quello che fa male sono le sconfitte a Bari e a Bologna: partite dominate contro squadre più deboli in cui anche un pari sarebbe stato strettissimo buttate via nel finale. Con questi precedenti il non concretizzare la gran mole di gioco fatta è un nervo scoperto.

Sin dai primissimi minuti i granata sono protagonisti trascinati da un grande Martin Vazquez: su un corner perfettamente pennellato dallo spagnolo da destra, l’incornata di Policano è diretta all’incrocio, ma Desideri, sempre di testa, salva sulla linea. Poco dopo Lentini si avventa su un retropassaggio troppo disinvolto dei giallorossi e viene fermato da un’uscita molto al limite di Peruzzi. Martin Vazquez rimette al centro subito per Skoro che non approfitta della porta sguarnita perdendo un po’ goffamente la battaglia con la difesa giallorossa. Policano cerca l’incrocio su punizione al 18’, ma trova un miracolo di Peruzzi. Vazquez prova a mettersi in proprio, ma la sua gran conclusione esce di un nulla. Al 29’ anche Skoro si mette in proprio: il solito Peruzzi respinge.

Si dice “gol sbagliato-gol subito” e davanti a questa messe di occasioni la punizione dovrebbe essere in agguato, ma Marchegiani decide di distruggere questo crudele luogo comune sfoderando una delle parate più belle della stagione quando, sugli sviluppi di un corner di Salsano poco oltre il 45’, si oppone a una staffilata al volo di Desideri con una respinta tanto plastica quanto spettacolare. A inizio secondo tempo la Roma fa ancora paura quando una punizione di Desideri, deviata, diventa un involontario assist per Carnevale che calcia a colpo sicuro nell’unico momento in cui si trova libero dalla marcatura del rientrante Benedetti, ma la presa di Marchegiani è degna del suo maestro Lido Vieri.

Al 56’ la svolta con Nela che entra a forbice su Martin Vazquez, che aveva appena scaricato il pallone, guadagnandosi un’inevitabile espulsione e suonano discretamente coraggiose le dichiarazioni dopo la gara con cui Sebino professa la sua innocenza (“Quello che è successo l’avete visto tutti. Sono entrato su Martin Vazquez da dietro, ma non sono nemmeno sicuro di averlo colpito. Lui è caduto dieci minuti dopo e l’arbitro, in un primo tempo, ha fatto cenno di continuare. Poi ha cambiato idea. Lascio a voi giudicare”). Ottavio Bianchi non farà dichiarazioni perché non vuol rischiare di smettere di allenare.

L’uomo in più viene sfruttato subito e allo scoccare dell’ora di gioco il Toro segna il gol decisivo. Su traversone da destra di Lentini, Skoro stoppa col petto e calcia trovando ancora un grande Peruzzi che respinge, ma in agguato c’è Francesco Romano, uno dei calciatori più preziosi di quel periodo, che abbandona un attimo i compiti di regia trasformandosi in centravanti di rapina. Gol di testa a porta vuota rompendo l’incantesimo e regalando a La Stampa il titolo “La Roma cede solo a un Romano”.

Il Toro potrebbe dilagare, ma Skoro decide di mettere in scena una sorta di prequel di quel Mai dire Gol che inizierà di lì a un mese. Lo jugoslavo inizia il suo show al contrario rubando palla a Tempestilli e lanciandosi in una prateria verso Peruzzi che probabilmente gli lancia una malia per come il numero nove si incarta al momento di scartarlo, facendosi soffiare il pallone. Successivamente Haris intercetta un altro passaggio all’indietro suicida, ma ancora una volta non trova la chiave per risolvere l’enigma “uscita di Peruzzi” che si fionda fuori area, e ci mette una gamba all’ultimo quando ormai sembrava saltato. La reazione di Mondonico è oro puro: indossando una splendida giacca granata, il “Mondo” ha un’espressione fra il rabbuiato e lo sbigottito prima di proferire un inconfondibile “ma porca pu***** tr***” allargando le braccia al quale segue un irresistibile sorriso per stemperare. Poco prima aveva saltato e mulinato le mani per aria, ma la classe è anche nel ricomporsi subito.

Il Toro porta a casa due punti d’oro e “Mondo” pensa subito alle trasferte di Cagliari e Cesena, quelle che probabilmente diranno la verità su questo Torino. Lo diranno eccome, inserendo in pianta stabile quel Giorgio Bresciani che dopo la Roma chiede di voler essere ceduto ignaro di stare per diventare la soluzione ai problemi di finalizzazione granata. Ma questa è un’altra storia, la storia del continuo progredire di un Toro bellissimo che continuerà a sciupare qualcosa di troppo rispetto al bel gioco espresso, ma alla fine otterrà una grandissima qualificazione Uefa.


Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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