Torna "Granata dall'Europa", la rubrica su Toro News di Michele Cercone

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Scudetto 50 / Il 25 aprile di Orfeo Pianelli: lo scudetto come una liberazione

C'è sempre un motivo per guardare le partite del Toro, anche quando un vero motivo non c'è. Non mi spiego altrimenti perché passare una sera di venerdì davanti alla TV per assistere ad una gara che non aveva più niente da dire per nessuna delle due formazioni in campo. Difficile anche spiegare la rabbia per il solito gol preso da polli, e la gioia per l'uno-due che ha ribaltato l'incontro, accompagnato dal batticuore dei minuti finali, interminabilmente lunghi nella paura della solita fregatura all'ultima curva. Alla fine della partita, recuperata un poco di razionalità, mi sono chiesto il perché di tanta partecipazione appassionatamente dedicata a giocatori che a malapena sanno cosa sia il Toro e la sua storia, e ad una società che da venti anni preferisce colpevolmente ignorarlo. La risposta non è stata poi così difficile da trovare: il Toro che vince mi rende felice, rischiara la serata con un sorriso e prepara una colazione del giorno dopo da assaporare con la lettura golosa di tutti gli articoli sulla gara. Il Toro che perde allunga un'ombra sui giorni successivi, prolungando un piccolo fastidio fino alla gara successiva, fino a quando il malumore lascia posto alla speranza di un nuovo successo. Da piccolo giocavo la partita della domenica in anticipo nel salotto di casa, con una vecchia pallina da tennis e la porta immaginaria dello spazio sotto il termosifone. Inevitabilmente i gol di Pupi e Graziani siglavano la goleada che avrebbe subissato gli avversari di turno. Da sempre, la partita del Toro prescinde dalla formazione del momento, dai giocatori, dalle scelte dell'allenatore e perfino da chi alla testa della società crede di rappresentare il Toro. La preparazione del match, l'attesa del fischio di inizio, l'ambascia della gara sono sempre stati e resteranno sempre la preghiera laica di cui non potrei mai fare a meno. Per questo apprezzo ancora di più l'enorme sacrificio di tutti i tifosi che volontariamente stanno rinunciando allo stadio per testimoniare la sacrosanta opposizione a chi di tutta la nostra passione, la nostra storia e i nostri valori non sa assolutamente cosa farsene. Capisco anche chi a Superga ha subissato di fischi l'arrivo della squadra, tracciando un solco tra chi vive il 4 maggio sulla propria pelle e chi invece si limita ad incassare lauti assegni senza poi mettere in campo un briciolo di quella vis granata che dovrebbe essere il motore primo di chiunque abbia la fortuna di indossare la maglia che fu degli Immortali. Ma un motivo di speranza per il futuro, che lo vogliamo o meno, è sempre nel cuore di tutti noi anche in questo momento, che è forse tra i più bui che abbiamo mai vissuto.Ogni 5 maggio è lì per ricordare che, anche dopo la notte più tragica, nasce per il Toro e i suoi tifosi un nuovo giorno in cui continuare a mantenere viva la fiamma, e questo vuol dire anche soffrire per una gara senza obiettivi, gioire al gol del pareggio di Simeone e poi urlare alla rete di un Pederson qualunque: Sempre Forza Toro!

77th Anniversary of the Superga Air Disaster

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