Il Granata della Porta Accanto/ Nessun iniziativa del Torino FC. E pensare che si sarebbe potuto pensare di fare giocare Torino-Roma di Primavera al Fila
"Simbolo granata per ogni generazione. Da cent'anni culla di storia e tradizione". Per i 100 anni del Fila la Maratona ha omaggiato il Tempio Granata con uno striscione affisso al suo ingresso che ne ha riassunto in due frasi il senso ed il peso che ha ricoperto questo luogo nella storia del Torino. Il Filadelfia e Superga sono i due luoghi per antonomasia della tradizione granata: casa e chiesa, l'uno la quotidianità del vivere il Torino, l'altra la sacralità della commemorazione e di quei momenti speciali che uniscono la leggenda al sentire comune di ogni tifoso. C'erano tutti al Filadelfia per i suoi "primi" cent'anni: la Maratona, i tifosi comuni, le mostre organizzate ad hoc, gli ex giocatori e i tifosi d'eccezione che in questi giorni hanno portato la loro testimonianza su cosa ha significato questo stadio e il suo prato quasi magico, nella loro esperienza diretta o anche solo nel proprio immaginario di "semplici" tifosi. C'erano tutti, ma forse è mancato qualcuno che avrebbe dovuto invece essere in prima fila in un giorno così importante: la società.
Tenere aperto il cortile è stato un bel gesto, di questo và dato atto, ma sotto un certo punto di vista è stato il minimo sindacale che si potesse fare. Non c'è stato nessun evento organizzato dal Torino FC, non c'è stata nessuna commemorazione ufficiale, né una partita simbolica o un'amichevole o qualcosa che portasse in un giorno così significativo la gente dentro al Fila, ma con lo stadio "vivo" come lo era stato quest'estate con il match col Vado. C'era un assist servito dal calendario del campionato Primavera con la partita contro la Roma, che scherzo del destino, poteva essere una sorta di remake in chiave giovanile della prima sfida giocata proprio il giorno dell'inaugurazione di 100 anni fa (Torino- Fortitudo Roma). Perché non chiedere (per tempo, mesi fa) alla Lega di poterla giocare al Filadelfia come gesto celebrativo, e portare così tre-quattro mila persone su quegli spalti voluti allora dal Conte Marone di Cinzano ed omaggiare degnamente il Tempio nell'unica maniera in cui avrebbe avuto senso farlo, cioè tifando Toro in una partita vera?
E invece siamo qua con una punta di amaro in bocca a constatare l'ennesima occasione persa da parte della società di fare qualcosa "da Toro". Non lo dico con polemica, ma lo dico con l'amarezza tipica di chi si sente per l'ennesima volta tradito da chi dovrebbe condividere il nostro stesso sentimento ma in realtà non lo fa. Il Torino FC ha fatto come quel marito che distrattamente per le nozze d'oro fa gli auguri di buon anniversario alla moglie come se fosse uno dei tanti anniversari, senza porre il giusto accento sul fatto che è un giorno effettivamente speciale e molto significativo nella vita "di coppia". Non ci aspettavamo le Frecce Tricolori, la fanfara dei bersaglieri o i fuochi d'artificio, ma qualcosa di pienamente e veramente granata, sí!
La ricorrenza cadeva di sabato il che serviva su di un piatto d'argento la possibilità di organizzare la qualunque: un torneo giovanile, una commemorazione discreta nella forma, ma ricca di significato nella sostanza o, appunto, come detto poc'anzi, la partita Torino-Roma di campionato Primavera. Era "now or never", ed è stato incredibilmente "missato", come dicono gli adolescenti di oggi. Capisco che la linea della società sul nuovo Filadelfia sia sempre stata quella di fare mettere i soldi agli altri (Regione, Comune, donazioni dei tifosi o sponsor come Beretta o Fiammengo) per fare avanzare il progetto e muoversi verso il suo completamento senza esporsi in maniera diretta e cospicua in prima persona, ma oggi si potevano almeno salvare le apparenze guadagnando qualche punto agli occhi dei tifosi. E niente, non ce l'abbiamo fatta neanche questa volta. Ma in fondo non è stata che l'ennesima conferma del fatto che chi verrà dopo Cairo avrà la strada spianata nel rapporto coi tifosi se, intelligentemente, eviterà di fare tutto ciò che il patron alessandrino ha fatto (o spesso non ha fatto) in questi due decenni abbondanti di gestione molto lontana dal saper toccare le corde giuste per arrivare al cuore dei tifosi.
ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.
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