Toro: il pareggio, questo sconosciuto

Il Granata Della Porta Accanto / Nelle prossime partite occorrerà vedere una squadra brutta, sporca e cattiva che faccia punti, non importa contro chi e non importa come…

di Alessandro Costantino

Da quando nel calcio si è introdotta la regola dei tre punti a vittoria si è diffusa la convinzione che i pareggi siano delle mezze sconfitte ed in effetti la matematica sostiene questa teoria: se su due partite una la vinci e l’altra la perdi fai tre punti, cioè uno in più di quanto otterresti se le avessi pareggiate tutte e due. Ciò che però la matematica non dice è lo stato d’animo che ti regalano certi pareggi uniti al fatto che, comunque, un punto “muove la classifica”, come si dice in gergo. Il Torino di quest’anno è la squadra di tutta la serie A che vanta il minor numero di pareggi (4), dopo la Juve (3). Ma mentre sui bianconeri il dato non incide, sui granata, a fronte di 15 sconfitte, cioè più della metà delle partite giocate, e anche questo è un dato che fa rabbrividire, l’assenza di pareggi si riflette in una classifica che anche solo con 4 o 5 punti in più sarebbe molto più serena. È chiaro che questi punti sarebbero potuti arrivare anche attraverso un paio di vittorie in più, quindi attraverso la strada più “facile” secondo la mentalità introdotta dall’era dei tre punti, ma io credo che analizzando la stagione del Toro sia proprio il dato sui pareggi a rendere l’idea della fragilità di questa squadra. Ventura, il cui calcio non mi è mai piaciuto, ha costruito, specie nei primi anni di serie A, le salvezza del Toro sui pareggi (un anno addirittura abbiamo avuto ad un certo punto il record a livello dei maggiori campionati europei per x inanellate) e Mazzarri stesso, con la sua filosofia del “primo non prenderle”, non disdegnava il punticino perché psicologicamente faceva apparire il suo Toro agli occhi degli avversari come una squadra difficile da battere.

Quest’anno Belotti e compagni danno invece costantemente la sensazione di essere una squadra facilmente battibile se attaccata costantemente e con convinzione: la stessa vittoria sull’Udinese è arrivata alla fine di una partita in cui i friulani hanno dato l’impressione di poter pareggiare in ogni momento dimostrando che al Toro quest’anno manca davvero quella solidità che nella scorsa stagione aveva illuso un po’ tutti.
Anche a Cagliari la squadra di Longo non ha saputo completare una rimonta che premiata da un pareggio quasi miracoloso avrebbe lasciato il gusto in bocca come se si fosse trattato di una vittoria (oltre ad un punto in più fra noi e Lecce e Genoa…) Sino ad inizio del secondo tempo, invece, i fantasmi del periodo pre-lockdown sono riapparsi in tutto il loro desolante terrore mostrando nuovamente una squadra che si è sciolta in difesa ed è stata a lungo incapace di fare un gioco propositivo con degli sbocchi interessanti in attacco. Aggrappiamoci, quindi, per ripartire, a quell’uno-due di Bremer e Belotti che ci ha illuso di poter fare una remuntada tipo quella subita sulla nostra pelle a Verona: potrebbe essere stato il segnale positivo che la squadra è viva e lotterà fino alla fine. O almeno così io voglio ardentemente credere.

L’immagine del Toro di Cagliari, a parte la colossale ingenuità dell’intervento di Nkoulou, intervento che manco alla scuola calcio si vede sul movimento dell’avversario che si gira verso l’esterno e che pertanto andrebbe solo accompagnato verso il fondo senza entrare rischiando inutilmente il penalty, è racchiusa in due flash che dicono tanto sulle difficoltà attuali dei granata: Izzo che cerca letteralmente di placcare un cagliaritano sulla fascia e non riesce nemmeno a fargli fallo e la punizione dal limite del secondo tempo tirata da Verdi sulla barriera. Due immagini che ci danno l’idea di quanto al Toro oggi manchi cattiveria e solidità difensiva oltre a parecchia qualità davanti. Se nelle prossime partite questi due ingredienti non verranno rimpinguati salvarsi sarà molto dura. Nelle prossime gare occorrerà vedere una squadra brutta, sporca e cattiva che faccia punti, non importa contro chi e non importa come. Anche cominciando a pareggiare che a questo punto varrebbe quanto una vittoria…

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