Le ali del cambiamento volano con la pazienza

Rubriche / Torna l’appuntamento con “ToroSofia”: “Nessuna grande rivoluzione è stata frutto di esplosioni, ma di lenti meccanismi rivolutivi che, pian piano, hanno portato a grandi passi da parte di chi ha avuto pazienza”

di Elisa Fia

Per quanto sia una strada difficile da percorre quella del cambiamento, alle volte, è la migliore da prendere. Negli ultimi mesi il Toro, seppur dotato di ottimi elementi nella sua rosa, si è ritrovato ad avere difficoltà non solo nel nuotare, ma anche nel solo restare a galla, cosa non di poco conto per una squadra che, ad inizio anno, sembrava promettere numeri ben differenti da quelli che vediamo oggi sulla classifica.

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Allora è stato necessario scegliere ripartendo non da nuove basi, ma da un diverso modo di trattarle, di guardare al terreno granata, mediante l’arrivo di un nuovo allenatore, Davide Nicola, che col Toro ha già ampiamente avuto a che fare, in un modo più che da protagonista. Sicuramente il nuovo tecnico ha tanto su cui dover lavorare: ricominciare la semina su un campo che appare molto arido, partendo dall’estrarne i frutti migliori e, al contempo, buttando via quelli che, invece, potrebbero rappresentare una mera fonte di contagio.

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Proprio il ripartire dal territorio è il punto focale della situazione granata: disegnare delle nuove linee, prendere nuovi punti di riferimento e far filare tra essi nuove pieghe positive che possano sanare le piaghe accumulate in questi mesi. Fare del gioco granata non qualcosa di ex-novo, ma un gioco che sani le ferite auto-inflitte, facendole diventare esperienze dalle quali poter apprendere il meglio, senza trascinarle dietro di sé come pesi insostenibili. Ciò che è necessario fare, per rendere tutto ciò possibile, è riporre fiducia in Nicola e ricordarsi che nessuna grande rivoluzione è stata frutto di esplosioni, ma di lenti meccanismi rivolutivi che, pian piano, hanno portato a grandi passi da parte di chi ha avuto pazienza ed ha saputo, come una formica, aspettare e lavorare ma, soprattutto, far lavorare.


Studentessa di Filosofia, classe ’98, presso l’università La Sapienza di Roma. La scrittura ed il Toro sono sempre stati le mie più grandi passioni. Sono una persona determinata ed ambiziosa, che da sempre il massimo in tutto ciò che fa, specialmente se riguarda ciò che amo. Nei miei articoli cerco sempre di mettere tutta me stessa cercando di coinvolgere chi legge, provando a fornire al lettore più spunti di riflessione possibili.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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  1. stanislaobozzi - 4 settimane fa

    ne riparliamo tra 4 o 5 partite sperando di non essere sprofondati nel baratro

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  2. Toroperduto - 4 settimane fa

    “per una squadra che, ad inizio anno, sembrava promettere numeri ben differenti da quelli che vediamo oggi sulla classifica”

    Ma perché dovete continuare a scrivere ste puttanate?
    Siete in mala fede.
    Tutto è stato ampiamente preventivato ed annunciato.

    Inoltre la rivoluzione non c’è stata, non c’è e non ci sarà mai.

    La vera rivoluzione sarà cambiare il peggiore presidente della storia.

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    1. filippo67 - 4 settimane fa

      Attento a scrivere queste cose che ti danno dell’incompetente,d’altronde cairo ha preso Glick,Darmian e Belotti e ha salvato il Toro dal fallimento,ma che scherzi??e tu vorresti cambiarlo?

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  3. abatta68 - 4 settimane fa

    Certo… peccato che in casa granata si continui a vendere come rivoluzione (vedi continui cambi di allenatore, da ventura in poi) che non hanno fatto altro che alimentare il processo di involuzione, portandoci fino all ultimo posto di una serie A quantomeno mediocre. Questa società non è costruita per perseguire alcun risultato sportivo, e questa mentalità assente, più che perdente, ha prodotto nella squadra e in ogni singolo calciatore, una mentalità assente, dove ognuno è pagato per sbagliare il meno possibile, non per superare i propri limiti, siano essi individuali che collettivi. Questo è ciò che ha fatto diventare il Toro la Cairese, 15 anni di meticoloso nulla finalizzato a capitalizzare il più possibile… ora però Cairo inizia a perderci. Cosa intende fare? Lascia o rilancia? Perche a star fermi si fa la fine che stiamo già facendo, altro che “rivoluzione a piccoli passi!”

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