Lo sport venduto al peggior offerente

Lo sport venduto al peggior offerente

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “Gli atleti che corrono con la paura di svenire per il caldo e l’umidità, questo è il ricordo a futura memoria dei mondiali di atletica 2019. Lo stadio di Doha desolatamente vuoto nel corso delle gare è ciò che forse meritiamo”

di Anthony Weatherill

“Nessun uomo è nato

per essere immortale”.

Platone

 

“Memento mori, memento te hominem esse, respice post et, hominem te esse memento” (Ricordati che devi morire, ricordati che sei un uomo, guardati attorno, ricordati che sei un uomo), questo, nell’antica Roma, uno schiavo sussurrava all’orecchio del console mentre celebrava, al ritorno da una guerra vittoriosa, il suo trionfo attraversando Roma accomodato in piedi sul suo “currus triumphalis” (carro trionfale). Era un invito, questo, rivolto ad un uomo, il console vittorioso, scorto in uno dei momenti più fulgidi della sua esistenza, osannato da una folla plaudente in delirio che gli lanciava fiori e lo paragonava a Giove. C’è da perdere il senno, da dimenticarsi il vecchio adagio biblico “quia pulvis es et in pulverim reverteris(polvere tu sei e in polvere tornerai). Non deve aver certo pensato a tutto questo Lord Sebastian Newbold Coe, quando ha avvallato nel 2014, da vicepresidente della Iaaf e autorevole membro della commissione candidature della Iaaf stessa, la folle assegnazione al Qatar degli ultimi mondiali di atletica. L’attuale presidente della Iaaf (evidentemente appoggiare gli aumenti di fatturato sconsiderati favorisce la carriera) non ha ritenuto la situazione climatica qatarina, a dir poco sfavorevole  per una normale attività fisica, un impedimento per l’attività agonistica. “Così ammazzano la gente”, ha sentenziato in modo brutale e lapidario il grande ex fondista Haile Gebrselassie, che in quanto profondo conoscitore della fatica fisica di una gara come la maratona ha ritenuto inumano far gareggiare degli individui con temperature oscillanti intorno ai 40 gradi e con tasso di umidità superiori al 50%. “Sì, ma la nostra equipe medica era pronta – è stata la precisazione imbarazzante di Sebastian Coe -. Gli allenatori mi hanno detto di non aver mai preso parte a una competizione nella quale era stato fatto così tanto lavoro per far fronte ad un clima difficile”, basterebbe questa dichiarazione, dal sapore da provocazione involontaria(ma ormai i potenti sempre più spesso non si rendono conto della reale portata delle parole dette. Tanto siamo in clima da impunità), per dire a colui  reso pari d’Inghilterra nel 2000, che forse sarebbe meglio ritirarsi a vita privata a riflettere sul senso delle cose. Già, perché cosa vuoi dire ad uno, tra l’altro con un passato di atleta di grande valore(e questa è l’aggravante), che candidamente ammette di aver assegnato una competizione mondiale ad un Paese dal clima proibitivo? Forse gli si potrebbe chiedere quale ragione a favore dello sviluppo dell’atletica ha portato a ritenere il Qatar un ideale luogo per un appuntamento così importante per la regina degli sport olimpici. Un Paese, il Qatar, povero di abitanti e completamente fuori dal mondo persino nel suo stesso continente. E allora perché proprio a loro? Quale prospettiva fu vista dai lungimiranti, si fa per dire, dirigenti della Iaaf  nell’assegnare a questo piccolo emirato il mondiale? Non perdiamo tempo, e quindi non tediamo troppo il cervello nella vana ricerca di un aspetto etico e di sviluppo dello sport da parte di Coe e sodali, si è trattato solo di soldi. Di molti soldi. Ancora una volta l’anomalia cresa del Qatar ha colpito, devastandolo, l’ordine naturale delle cose. Ed è solo l’anteprima di ciò che succederà ai mondiali di calcio 2022. Uno spettacolo che andrà in scena in un mondo artificiale, plastificato.

Non saranno i mondiali voluti dalla passione di un popolo, ma solo dalla noia patrizia di persone che non hanno mai tirato un calcio ad un pallone in un cortile di periferia. Perché di periferia, nel Qatar contemporaneo, hanno solo i lavoratori stranieri sottopagati e a cui hanno ritirato il passaporto. Ci penserà la strapagata televisione, nel 2022, a far esistere un mondo che non esiste. Succede così quando un’improvvisa, e soprattutto immeritata, ricchezza abnorme bussa alla porta. Si perde senso dell’orientamento e si pensa di poter far tutto, ma proprio di tutto. Tanto il nichilismo contemporaneo ha sancito da tempo, e con interventi culturali massicci e mirati, che così deve essere. Da quando negli anni 50 il Qatar ha scoperto di avere una ricchezza spropositata nel sottosuolo, un intero popolo un tempo  dedito alla pastorizia e alla pesca ha deciso fosse giunto finalmente il tempo di godere. E non importa a quale prezzo. E così hanno cominciato a corrompere forse il feticcio più caro al mondo occidentale: lo sport. Il tutto con la complicità interessata(leggi ingenti profitti) della televisione, che ha ridotto e imposto in modalità onnipresente lo spettacolo sportivo al consumo tv, ponendolo alla stessa stregua di una dose massiccia di anfetamina consumata in qualche anfratto oscuro della contemporaneità. Ma, sin dai tempi di Adamo ed Eva, dove c’è un corruttore c’è anche il corrotto. Ed ecco che i dirigenti, pronti sin dai tempi di Primo Nebiolo(l’inventore dell’atletica come evento spettacolo) a farsi corrompere l’anima , letteralmente vendere a peso d’oro la loro manifestazione sportiva più importante ad un Paese che dell’atletica, e dei suoi riti, gli importa veramente poco. Ai qatarini, disertori regolari della visione live di qualsiasi evento sportivo portato nel loro territorio a suon di molti quattrini, piace solo essere la club house dello sport mondiale. In fondo i soldi in qualche modo bisogna pur spenderli, specie se c’è qualcuno pronto a soddisfare qualsiasi tua voglia o desiderio. Siamo alla riproposizione, in salsa mediorientale, delle vicende trattate nel romanzo di Tom Wolfe “Il Falò delle Vanità”, che trattava del materialismo e dell’edonismo imperante nella Wall Street degli anni ottanta. Nel racconto di Wolfe i nuovi ricchi, diventati tali grazie alle ardite speculazioni finanziarie molto di voga in quegli anni, entrano in conflitto con i cittadini comuni, che ai primi rimproverano uno stile di vita mai condiviso e moralmente approvato. E l’America di Ronald Reagan ad essere messa sul banco degli accusati, una società dove non solo la ricchezza deve essere esibita,ma dove viene elevata ad unico fine dell’esistere. Perché il vero problema che la contemporaneità si rifiuta, in modo eutanasico, di affrontare è proprio la questione dell’impiego del denaro.

Il valore delle parole

L’anomalia qatarina, anomalia proveniente da una società rigidamente teocratica, si è insinuata nel “logos” occidentale contemporaneo definitivamente secolarizzato. Ed è questo paradosso, ad osservarlo attentamente, a colpire fortemente: una società permeata dal concetto di Dio e una società permeata dalla rimozione del concetto di Dio, si incontrano sul pianale dello sport, e ne azzerano i valori costitutivi. “Bisogna aumentare i fatturati”, questa è la parola d’ordine imperante tra tutti gli addetti ai lavori del pianeta sport. E questi fatturati bisogna aumentarli per pagare  gli emolumenti, in continua lievitazione, di coloro  che vivono di sport. Par di capire che per pagare l’avidità di chi, a tutti i livelli, ha reso lo sport una professione, bisogna trovare fonti di guadagno sempre più disposte a pagare il conto salato. La platea televisione provvederà a giustificare il tutto, e in parte pagherà questo continuo aumento del conto. Lo pagherà sia in termine economico, che di perdita di valore dello sport stesso. Nessuno pare accorgersi di questo fatale cambiamento, o forse nessuno gli da la necessaria importanza, perché ormai il denaro ha oscurato il concetto delle variazioni di tempo, stabilendo come unica categoria temporale il presente. Un presente ovviamente da consumare. Da dove veniamo non importa, e del futuro importa ancora meno. Si aspira solo ad essere corrotti, per vivere meglio, con più potere e agi, un presente che solo qualche forza diabolica può far aver ritenuto essere eterno. Ma chi ha i soldi, chi gestisce potere, cosa lascerà ai posteri come ricordo di quest’era? Una volta chi aveva i soldi tendeva a voler essere ricordato, appunto perché era perfettamente consapevole come il suo presente non sarebbe stato eterno. E allora si adoperava, con il suo potere e il suo denaro, a lasciare qualcosa di costruttivo per i posteri. Oggi, in un occidente dove sempre di più i suoi valori costitutivi vengono destrutturati, pare difficile individuare un lascito per il futuro. Rimane solo spazio per piccole lotte di resistenza, nella speranza che il denaro esca dal presente, per tornare a costruire futuro. La canadese Lyndsay Tessier, a poche ore dalla conclusione della sua maratona mondiale da incubo, così ha descritto lo scenario della gara: “vedi qualcuno a terra lungo il percorso, ed è spaventoso, pensi che potresti essere tu nei successivi 500 metri”. I personaggi alla Sebastian Coe hanno ridotto lo sport ad un terribile scenario da mondo distopico. Gli atleti che corrono con la paura di svenire per il caldo e l’umidità, questo è il ricordo a futura memoria dei mondiali di atletica 2019. Lo stadio di Doha desolatamente vuoto nel corso delle gare è ciò che forse meritiamo. E’ stata la rappresentazione plastica dove una classe dirigente corrotta abbia condotto la civiltà contemporanea: nel vuoto. Vergogna, e che i posteri possano avere pietà di noi.

 

Di Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. bergen - 2 mesi fa

    Caro Antony (la convivenza di pensiero mi fa sentire autorizzato al tu), l’epoca che viviamo sta tra il tragico ed il grottesco e prelude senz’altro a grandi cambiamenti.

    Gli antropologi dicono che le culture occidentali soffrono di una crisi di identità.
    Con l’ipocrisia che ci ha contraddistinto nella storia più o meno recente, la reazione alla minaccia di culture diverse é sovente l’intolleranza oppure l’accondiscendenza licenziosa (anche un po’ corrotta diciamo).

    In mezzo ci sta tutto il resto, come il negazionismo (dal clima agli olocausti), il narcisismo edonistico di chi non vuole invecchiare mai (altro che memento mori) e che quindi se ne fotte di chi verrà dopo di lui.

    In India ho letto una frase che diceva: “il mondo é una passerella, attraversalo senza costruire la tua casa” e in mezzo a tanta sofferenza ma anche tanta inspiegabile gioia ho imparato un’altra lezione.

    Mentre il denaro inibisce il gene del pudore nel nostro DNA, i grandi cambiamenti avvengono inesorabilmente, passando (ahimè) per grandi conflitti.
    Come quello Nord-Sud prefigurato da Willy Brandt con mezzo secolo di anticipo.

    Ma sarebbe sbagliato non nutrire lo stesso “Grandi speranze”, per molte cose buone che stanno nascendo.

    Quando sento qualcuno che critica una ragazzina del 2003 che é riuscita a mobilitare per l’ambiente 150 nazioni mi viene voglia di chiedergli che cosa (lui o lei) ha fatto per sentire di avere questo diritto.

    L’impero romano crollò a causa della corruzione della classe dirigente. L’ultimo imperatore che per ironia della sorte si chiamava come il fondatore di Roma, fu deposto dal barbaro Odoacre e trasformato in ricco possidente.

    Insomma certe storie si ripetono.

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  2. user-13967438 - 2 mesi fa

    Articolo di alto livello.
    Per chi non è mai stato da quelle parti, sappiate che laggiù il caldo mostruoso non è l’unico nemico per la vostra vita: alla sera sistematicamente arriva una cappa di umidità mostruosa, spesso di notte c’è pure una nebbia fittissima, tipo bagno turco.
    Letteralmente non respiri se non ti piazzi della crema al mentolo o all’eucaliptolo dentro le narici per tenere umide le mucose (se non la hai ti spalmeresti pure petrolio grezzo per alleviare il bruciore insopportabile che genera il solo respirare).
    Gli stadi, alla faccia dell’ecologia e del contenimento del consumo energetico, li hanno climatizzati (Greta, tanto, si preoccupa solo delle bottigliette di plastica).
    La mano invisibile del maligno ti attende fuori.
    È stato straziante vedere le gare di maratona e marcia, disputate all’esterno… di fatto delle gare a schivare il dito della morte che ti insegue con la falce, ghiaccio a non finire e malori.
    Come il mondiale di atletica, i prossimi mondiali di calcio avranno solo una definizione: evento a etica zero.
    Papillon

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    1. steacs - 2 mesi fa

      Condivido buona parte di quello che dici sul Qatar ma non le battute su Greta e la Plastica (che è una forma di inquinamento) e il raffreddare degli stadi che di per se non è lo stesso inquinamento, tanto piú che in Qatar per energie rinnovabili (specialmente solare, ovviamente) sono avanti anni luce a noi (beh come tutti del resto).

      Proprio per consentire le partite saranno climatizzati gli stadi, non vedo il nesso con la plastica.

      Tutto il resto invece è corretto e ovviamente tutti questi impianti saranno abbandonati giá il giorno dopo la manifestazione, ma non mi pare che molti degli impianti di Torino 2006 abbiano avuto sorte migliore.

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    2. user-13967438 - 2 mesi fa

      Per equivalenza, la filiera di produzione del freddo di un’ora di quell’impianto produce tanta anidride carbonica quanto l’intero traffico aereo mondiale giornaliero.
      Ecologico. Proprio ecologico.
      Per un’oretta di frescura.
      Io lo terrei acceso tutto il giorno, tutto l’anno.
      Papillon

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      1. steacs - 2 mesi fa

        “Il sistema di raffreddamento è stato ideato dall’ingegner Ghani e non èda escludere che possa essere adottato anche per gli altri stadi che ospiteranno i Mondiali di calcio del 2022. Il funzionamento tecnico dell’apparato è molto semplice. Un radiatore scioglie il ghiaccio trasformandolo in aria fredda che esce dai trecento bocchettoni installati nello stadio. In questo modo all’interno dell’impianto si creerà una bolla d’aria che terrà la temperatura ferma a ventisei gradi senza alcun fastidio per le persone all’interno dell’impianto.

        Se il radiatore deriva da energia rinnovabile, come quella solare, l’impatto è minimo, certo non sará mai zero, ma come qualsiasi cosa!

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  3. Toro Forever - 2 mesi fa

    Se qualcosa è in vendita, qualcuno la può comprare. L’etica deve appartenere a chi vende. Hanno voluto i soldi e li hanno presi? Sapevano cosa avrebbe comportato? Bastava dire di no.

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    1. ALESSANDRO 69 - 2 mesi fa

      Ma infatti il mio è un attacco a tutto il sistema e gli atleti non possono certo chiamarsi fuori da certe responsabilità..

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      1. Toro Forever - 2 mesi fa

        Caro Alessandro, l’Atletica è rimasta l’unico Sport dove si gareggia contro se stessi e i propri limiti personali. Niente pugni e niente calci a nessuno. E niente tifo. Non produce “business”. Sport puro, certo, ma ha dei costi di gestione che qualcuno ha cercato di “ripianare”. Sopravvivere o estinguersi? Qualcuno ha offerto una bomboletta di ossigeno. Poco e “caldissimo”, ma meglio respirare male, che non respirare affatto. Triste? Molto. Come molte realtà con le quali abbiamo cominciato a fare i conti. Salatissimi. D’accordo con te, ti auguro una serena giornata.

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        1. steacs - 2 mesi fa

          Sarebbe vero se non ci fosse il doping che va oltre i limiti personali, ma non esiste nessun sport pro e semi pro senza doping, NESSUNO.

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  4. ALESSANDRO 69 - 2 mesi fa

    Fin quando non si verificherà il gesto eclatante da parte di qualche atleta famoso che si rifiuta di gareggiare in certe condizioni nessuno si accorgerà di nulla e nessuno si fermerà a riflettere. Guardiamo i Mondiali in Brasile a quali orari e in che condizioni di caldo e umidità si sono giocate le partite…tutto questo per ingrassare le tasche dei magnoni, non magnate, dello sport: procuratori, dirigenti federali, giocatori stessi ecc.ecc., un vero sciame di locuste che ormai si avventano su tutto ciò che si intravede possa portare profitto. Non esiste etica e non esiste limite. Il Dio danaro è sempre più assetato e nessuno, dico nessuno, sembra avere minima coscienza del Baratro cui prima o poi precipiterá tutto lo sport mondiale (eh sì, perché è letteralmente impossibile inseguire gli aumenti di fatturati ogni anno, prima o poi il sistema imploderà su se stesso). Ho ancora davanti agli occhi le immagini della finale mondiale a Parigi in cui Ronaldo, colto da malore poco prima della partita fu ” costretto ” a giocare ugualmente quella finale, non oso immaginare quali e in che dosi gli furono somministrati i farmaci per farci vedere il suo fantasma che vagava in evidente stato confusionale in campo per tutta la partita….Era il 1998 ..sono trascorsi 20anni e tutto è peggiorato…

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    1. mavri - 2 mesi fa

      Era la finale della Coppa del Mondo, la prima da protagonista per Ronaldo. L’avrebbe giocata anche in coma farmacologico…

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      1. ALESSANDRO 69 - 2 mesi fa

        Lui non l’avrebbe mai giocata. Altri decisero per lui, due ore prima della finale fu diramata la lista delle formazioni ufficiali e lui non compariva, successivamente ne fu diramata una nuova dive era presente anche lui…Farlo giocare in quelle condizioni fu semplicemente da criminali…

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  5. portapila41 - 2 mesi fa

    Giustissime considerazioni che purtroppo però faranno riflettere sull’argomento si e no l’ un per mille degli sportivi mentre tutto il resto della gggente ( cioè noi ) è pronta davanti alla tv con telecomando in mano per vedere in diretta quanti atleti cadranno sfiniti dal caldo. Ormai ingurgitiamo tutto ciò che “loro ” hanno deciso e ribellarsi è sempre più difficile se non impossibile.

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  6. Granataforever - 2 mesi fa

    L atletica non è questo Circo…È passione Amore e Fatica

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  7. barrieradimilano - 2 mesi fa

    “Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio.” Ernesto Che Guevara

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