Toro, Never Give Up!

Toro, Never Give Up!

Occhi Sgranata / Nessuno di noi avrebbe scommesso un euro sull’impresa dei Reds

di Vincenzo Chiarizia

“Never give up”, così recitava la maglietta indossata da da Mohamed Salah il giorno della semifi-nale tra il Liverpool e il Barcelona. Nessuno di noi avrebbe scommesso un euro sull’impresa dei Reds, così come nessuno avrebbe mai creduto che il Tottenham, uscito sconfitto all’andata tra le mura amiche e sotto di due gol a fine primo tempo nella gara di ritorno di Amsterdam, sarebbe riuscito a segnare tre reti in 45 minuti e a passare il turno. Due imprese lucidamente folli, perché non potrebbero essere altrimenti. Per indossare quella maglietta vuol dire che Salah sentiva den-tro di sé che l’impresa sarebbe stata possibile. Vuol dire che per raggiungere l’impresa ci vuole la stessa lucida follia, ossia credere convintamente nell’obiettivo massimo, anche se tutto sembra essere avverso.
Il Toro deve trarre ispirazione dalla propria storia e dall’esempio recente dato da queste due grandi squadre in Champions. Per raggiungere il massimo bisogna crederci e in queste rimanenti giornate di campionato i granata lo devono dimostrare puntando all’obbiettivo grosso, ovvero chiudere a 66 punti e giocarsi le proprie chance di qualificazione in Champions.

Toro, sogno ad occhi aperti

Contro la Juve ad esempio, pur notando una buona voglia da parte di Belotti e compagni, a mio modo di vedere i ragazzi di Mazzarri non ci hanno creduto abbastanza, subendo nel secondo tem-po in maniera eccessiva il ritorno dei bianconeri. E’ vero che la Juve è la formazione che ha vinto gli ultimi 8 scudetti, ma è altrettanto vero che in campo venerdì scorso c’erano pochi giocatori ve-ramente motivati come ad esempio Spinazzola, Kean e Ronaldo. E proprio sull’asse Spinazzola-Ronaldo è nato il gol del pareggio bianconero. Questa non vuole essere necessariamente una cri-tica, ma uno sprone per le prossime tre giornate. Ci vuole quella maturità e quell’incoscienza che i giocatori possono trovare solo dentro loro stessi.

Toro: dal Genoa al Milan, il crocevia della stagione

Sotto l’era Cairo è la prima volta che il Toro è in piena lotta per qualificarsi per la Coppa dalle grandi orecchie, mentre non è la prima volta che il Toro si allena al Filadelfia. Possibile che prima di due giorni fa in allenamento si fosse già verificato un episodio simile a quello che ha visto coin-volti Sirigu e Rincon? Se la risposta è “sì” allora mi vien da pensare che sono cose che rientrano nei normali rapporti all’interno di un gruppo di lavoro come può essere una squadra di calcio. Se al contrario la risposta è negativa, allora forse è proprio il segno di come i giocatori sentano la re-sponsabilità di essere possibili protagonisti di un pezzo di storia del Toro. Sì perché a partire dagli anni del Grande Torino, nella memoria collettiva ci si ricorda del Toro di Pulici e Graziani dell’ul-timo scudetto nel ’76, della finale di Coppa Uefa di Amsterdam del ’92 e della Coppa Italia vinta nel ’93. Talmente è salita nel tempo la sete di vittorie che addirittura molti celebrano la vittoria di Bilbao ai sedicesimi di finale di Europa League del febbraio 2015 come un successo da ricordare, quando normalmente sarebbe stata ricordata sì come una bella vittoria, ma nulla più. Io perso-nalmente di quel giorno ho ricordi bellissimi perché ero nella bolgia granata sugli spalti, ma devo riconoscere che celebrare una vittoria in uno stadio certamente ostico alle italiane ai sedicesimi di finale è un po’ troppo poco. Ora invece Belotti, Sirigu, Rincon e tutti gli altri, dopo che il Toro ha ottenuto sul campo l’ultima qualificazione europea nella regular season 1990/91 (Coppa Uefa che sappiamo tutti poi com’è andata poi a finire), hanno la possibilità di scrivere un pezzo di storia, ri-portando il Toro ad una qualificazione ottenuta per meriti propri e non per demeriti altrui ben 28 anni dopo.

Granata Irr(it)ati, ma chi la dura la vince

Tra le note positive del derby di venerdì scorso c’è sicuramente l’impatto avuto da Sasa Lukic. In campo si è vista l’evidente crescita del centrocampista serbo. E’ più convinto e determinato e l’a-zione del gol lo dimostra. Certo i bianconeri hanno commesso un duplice errore con Cancelo che rimette in campo un pallone troppo forte per Pjanic e con quest’ultimo, molto più esperto del col-lega in granata, che si fa letteralmente uccellare da Lukic che ha realizzato il suo primo gol in granata. L’evoluzione del centrocampista serbo è merito di Mazzarri che quest’anno ne ha valoriz-zato maggiormente le doti. Ora Lukic non deve mollare, ma anzi deve sognare e giocare con an-cora maggior convinzione, credendo sempre di poter raggiungere il massimo.

Toro, al “Grande Torino” il pass per l’Europa

Il lunch match di domenica vede il Toro impegnato contro il Sassuolo. I neroverdi sono una squa-dra ostica, capace di tracolli clamorosi e di vittorie insperate. Soprattutto di vittorie quando le mo-tivazioni sembrano non esserci. Contro di loro potrebbe essere proprio la classica gara tranello ed è qui che il Toro deve dimostrare la sua maturità. Dire che restano da giocarsi tre finali non deve essere solo un modo di dire, ma deve necessariamente essere comprovato dai fatti. Contro il Sas-suolo, squadra apparentemente già appagata, il Toro dovrà giocare con la bava alla bocca con il solo obiettivo di portare a casa altri tre punti ampiamente alla portata.
Forza popolo granata, crediamoci. Stadio pieno e Never Give Up!


Vincenzo Chiarizia, giornalista di fede granata, collabora con diverse testate abruzzesi che trattano il calcio dilettantistico, per le quali scrive e svolge telecronache. Quinto di sei figli maschi (quasi tutti granata), lavora e vive a L’Aquila con una compagna per metà granata.

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  1. Madama_granata - 2 mesi fa

    Concordo che Lukic ha segnato sfruttando l’errore di Pijanic, ma anche il gol della Juve è nato da un errore di Bremer!
    Altrimenti sembra che il pareggio (che x me va stretto al Toro) lo abbiamo ottenuto non per meriti nostri, ma per errori altrui!
    I gol nascono quasi sempre, o molto spesso, per errori dell’una o dell’altra squadra in campo!
    Ora poi che i nostri ragazzi “non ci abbiani creduto abvastanza” co tro la Juve

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    1. Madama_granata - 2 mesi fa

      Concludo, scusate.
      Che i nostri ragazzi “non ci abbiano creduto abbastanza contro la Juve” mi sembra un giudizio non severo: ingiusto.
      Allora tutte le squadre di A di questo campionato “non ci hanno creduto abbastanza”, perché altrimenti la Juve non avrebbe vinto lo scudetto con settimane di anticipo e decine di punti di vantaggio!
      Per me il Toro è stato un “gran bel Davide” contro un “Golia” che, si sa, non è mai domo!
      Non pretendiamo l’impossibile da questi ragazzi!
      Non chiediamo la Champions League!
      Non si può non averne mai abbastanza: è assurdo non tenere conto del reale valore delle squadre in campo.
      Io, modestamente, li ringrazio per tutto il buono che hanno fatto e per tutte le emozioni che ci hanno dato.
      Poi, quello che di positivo verrà sarà ancora più bello: sarà una grande festa!
      Champions League, Europa League o, disgraziatamente una delle prime otto posizioni, comporteranno comunque un miglioramento, un passo avanti rispetto alle precedenti stagioni.

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  2. Simone - 2 mesi fa

    Qualcuno dovrebbe guardare la classifica della Premiere League e si accorgerebbe di un dato che balza immediatamente agli occhi.
    C’è una sola squadra con almeno 10 pareggi ed è 16esima.
    Questo dovrebbe servire d’insegnamento: meglio puntare al bottino pieno rischiando di perdere che cercare il punticino risicato.
    I numeri gli danno ragione!

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  3. user-13967438 - 2 mesi fa

    Quattro inglesi su quattro finaliste…
    Sembra migliaia di anni fa quando le squadre italiane dominavano in Europa.
    Anche quest’anno sette su sette hanno fatto ridere, ivi compresi i campioni di fuffa che hanno perso ben 4 partite.
    Non solo le italiane non sono competitive, ma hanno nel gioco della difesa (quello che un tempo le faceva regnare incontrastate) il tallone di Achille esteso fino alla nuca.
    Il fatto è che sulle ambizioni d’Europa (quelle di chi si gioca una coppa, si intende, e non di chi ci si vuole ancora qualificare) del Toro sono piuttosto pessimista, almeno per la prossima stagione…
    In futuro invece sono più ottimista, ma bisogna fare programmi a medio-lungo termine…

    Papillon

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    1. Akatoro - 2 mesi fa

      Pro e contro. Una squadra italiana non sarebbe andata in vantaggio 3-0 all’andata, ma non si sarebbe neanche fatta rimontare al ritorno prendendo 4 gol

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