Il Granata Della Porta Accanto / Per confermarsi ad alto livello molto dipenderà dalle scelte di Cairo su ds e bilancio

È stato il più dolce dei pomeriggi amari: così il nostro direttore Gianluca Sartori ha definito il pomeriggio vissuto dai tifosi granata allo stadio Grande Torino domenica scorsa. Non c'era definizione migliore per descrivere non solo l'ultima giornata di campionato del Toro, ma probabilmente l'intera annata di questa squadra. 63 punti: stiamo parlando di un'annata record che si conclude però, di fatto, non con un risultato negativo, bensì con un non risultato, cioè con la mancata qualificazione Uefa. Con la Lazio è stata una giornata di festa per l'omaggio commovente a Moretti e per il grazie che il pubblico ha voluto tributare ai giocatori: a tal proposito occorre anche fare una precisazione, nel senso che non si sono applauditi i ragazzi "perché" l'obiettivo Europa è stato da loro fallito, ma sono stati tutti accolti festosamente sotto la Maratona perché hanno prodotto sul campo, soprattutto nel girone di ritorno, delle prestazioni validissime con uno spirito ed una voglia che se non proprio da Cuore Toro, poco ci mancava per poterle definire tali (Empoli a parte, ahinoi…).

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In un mio pezzo di inizio stagione, mi auspicavo come obiettivo stagionale se non altro di lottare fino in fondo per centrare la qualificazione alle coppe. Sappiamo tutti com'è andata, non siamo entrati in Europa (a meno che non lo facciamo dalla porta di servizio se il Milan verrà escluso) ma almeno il mio auspicio è stato accolto fin quasi all'ultima giornata. Giusto, quindi, da parte del pubblico riconoscere quanto fatto da staff e giocatori e far passare il messaggio che c'è gloria a prescindere per chi indossa la maglia granata se c'è sempre impegno e voglia di lottare spendendosi fino all'ultima goccia di sudore. Siamo una tifoseria diversa dalle altre ed è bene che chi scende in campo sappia quali sono i parametri per i quali viene apprezzato da noi tifosi: risultati sì, ma non solo. E quel "non solo" ha sempre fatto parte, nonché è stato tratto distintivo, della cultura granata.

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Ora però viene il bello (ed il difficile). Un campionato così, almeno in termini di punti, va replicato e se possibile migliorato, sperando che la soglia europea non si stabilizzi molto oltre. Per fare ciò il primo passo è essere coerenti con le parole dette da Cairo al termine di Toro-Lazio: tenere i migliori e operare sul mercato con tre innesti di grande qualità. Un ottimo proposito al quale voglio dare credito sebbene mi ponga un paio di domande: considerato che gli incassi derivati dalle cessioni di Niang, Ljajic e Avelar copriranno i riscatti di Ola Aina, Zaza e Ansaldi e che l'incremento della quota dei diritti TV dovuta al settimo posto finanzierà in buona parte il riscatto di Djidji, con quali soldi si farà il mercato in entrata vero e proprio? E soprattutto chi farà il mercato, cioè chi sarà il nuovo direttore sportivo? Domande le cui risposte ci daranno la misura della portata del futuro prossimo del Toro. Un futuro che ad oggi sembra roseo, ed è meraviglioso anche solo pensarlo, ma che dipenderà molto dalle scelte imminenti che Cairo dovrà compiere su ds ed eventuale proseguimento dell'abbandono della politica di pareggio del bilancio. Qualche debito (inevitabile) in più per alimentare qualche ambizione in più: un'equazione che convincerà il presidente?

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