Spugna va alla Juventus e saluta il Toro: “Avevo bisogno di nuovi stimoli”

Lo “storico” tecnico del settore giovanile del Torino: “Tradimento? I tempi sono cambiati… Un orgoglio vedere oggi i miei ragazzi diventare dei professionisti”

di Diego Fornero, @diegofornero

Ha appena firmato un contratto con la Juventus, Alessandro Spugna, “storico” tecnico del settore giovanile del Torino, che saluta il granata dopo ben 12 anni consecutivi di di attività. Tanti, i giovani passati attraverso le panchine del mister che, seppur giovane, a soli quarant’anni ha lasciato il segno sul Toro, lavorando con pressoché ogni leva dai ’94 fino ai 2000, annata che ha appena salutato, concludendo una grande stagione coi Giovanissimi Regionali.

Una scelta, quella di Spugna, che, ovviamente, lascia un po’ di amaro in bocca ai tifosi granata, ma che, come è giusto che sia, per approfondire e comprendere appieno, abbiamo voluto discutere direttamente col protagonista, il nuovo tecnico degli Esordienti 2002 della Juventus.

Mister, quale messaggio vuoi lasciare ad un Toro che saluti dopo ben dodici stagioni?“Voglio innanzitutto ringraziare tutti quelli che in questi anni hanno lavorato insieme a me ed hanno condiviso il mio percorso, a partire dal Presidente Cairo fino ai responsabili, Comi e Benedetti su tutti, ma anche Bava, perché negli ultimi due anni ho lavorato con lui. Ringrazio tutti i dirigenti che sono stati con me e i giocatori che ho avuto ed allenato. Dopo dodici anni ringraziare tutti è la cosa più importante. Tutti i giocatori mi hanno dato la possibilità di crescere, migliorarmi e confrontarmi: è stato un percorso formativo per la mia carriera, sono entrato al Toro a 28 anni e me ne vado a 40, non sono pochi, e salutare tutti è la prima cosa che voglio fare. Ringrazio poi voi della stampa, oltre ai tifosi, che mi hanno trattato sempre molto bene, questo non potrò mai dimenticarlo”.

Dodici anni non sono certo pochi, eppure… Questa volta hai voluto cambiare aria, salutando la società che ti ha “cresciuto”? “Il mio non è stato un rifiuto al Toro, è stata una scelta dovuta al fatto che, dopo tanti anni, avevo bisogno di trovare altri stimoli e provare nuove esperienze. C’erano alcune alternative, lo Yokohama in Giappone, la Fiorentina, ma non solo. La Juventus si è proposta una settimana fa, quando ha capito che sarei andato via dal Torino, mi hanno fatto un’offerta che ho valutato attentamente prima di accettare, e credo sia stata la scelta più giusta in questo momento. Mi è piaciuto il loro progetto, mi hanno messo a loro agio, e ho deciso di tentare questa avventura”.

Eppure, era da anni che si parlava di un tuo approdo su sponda bianconera… “Negli anni scorsi non avevo ricevuto offerte, non ci avevo mai parlato: magari tramite terzi avevo percepito il loro apprezzamento, ma mai contatti diretti. Ufficialmente ho avuto il primo contatto soltanto a luglio di quest’anno”.

Per trasferirti in bianconero, hai rifiutato la proposta del Torino, con Massimo Bava che ti aveva offerto anche la panchina dei Giovanissimi Nazionali? “Sicuramente il Toro mi aveva fatto delle proposte interessanti, posso confermare che non vado via perché il Toro non mi ha voluto, anzi… Le proposte dei granata erano anche allettanti, ma la mia volontà era, da qualche tempo, di poter cambiare aria. Già i contatti col Giappone mi avevano condizionato e, dopo tanti anni, sentivo fosse giusto fare ora un’esperienza diversa”.

Lasci il Toro con quali ricordi? “Dovrei dirne un’infinità: ogni annata che ho allenato mi ha trasmesso emozioni particolari, fin dal primo anno ho vissuto tante belle esperienze, legate anche ai ragazzi con cui ho lavorato. Quest’anno, poi, vedere più di dieci giocatori in una finale Scudetto Primavera da me allenati nel passato è stata una grandissima soddisfazione”.

Come ti senti a lasciare quella che, per tutti questi anni, è stata la tua “casa”? “Dodici anni sono tanti: ad oggi sto vivendo una sensazione un po’ strana, non si parla di una stagione ma di un intero percorso di maturazione. Sono entrato al Toro da ragazzo ed ora ne esco da uomo, qualcosa mi mancherà, ma questo è un lavoro ed ora sono concentrato su quello che devo fare e cercherò di di dare il massimo”.

Che eredità lasci al Torino? “Ho lavorato con tanti giocatori, e sarebbe un torto citarne soltanto alcuni. Sicuramente ora è facile parlare di Aramu e Barreca: li ho avuti veramente piccoli, e vederli in Serie B mi fa piacere. Ora mi piacerebbe trovarli a breve in Serie A. Ci sono, comunque, tanti ragazzi che stanno intraprendendo il loro percorso, molti sono diventati professionisti, tanti altri lo diventeranno, e ne sono orgoglioso. Anche nel gruppo che ho allenato quest’anno, i 2000, ci sono qualità importanti”.

Come vivrai il tuo primo derby dalla sponda opposta? “Non lo so, vediamo… Adesso vado in vacanza un po’ poi dopo ci penseremo”.

Non consideri questo cambiamento come una sorta di “tradimento sportivo”? “I tempi sono cambiati, quello dell’allenatore è un lavoro. Una volta nascevi in un posto e finivi in un posto, gli stessi calciatori lo facevano, adesso non è più così. Ognuno ha le sue motivazioni per cambiare: la mia è stata quella di voler provare cose differenti”.

Ti rivedremo un giorno da “avversario” in una sfida al Filadelfia? “Mi auguro innanzitutto che lo facciano, perché i tifosi granata se lo meritano. Poi, ci penseremo…”

 

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