Toro, Garella: “La qualità paga, è la nostra forza”

Alla scoperta di… Massimo Garella, tecnico dei Giovanissimi Sperimentali 2000 del Torino: “La nostra forza è il lavoro. Sede unica della scuola calcio? Sarebbe un grande salto di qualità!”

di Diego Fornero, @diegofornero

Con Massimo Garella, tecnico che mastica pane e calcio da oltre vent’anni, e che, da quest’anno, mette la sua esperienza al servizio dei Giovanissimi Sperimentali 2000 del Torino, inizia il viaggio di TN alla scoperta della Scuola Calcio granata, per consentire ai nostri lettori di conoscere chi, silenziosamente e spesso sotto traccia, ha contribuito in maniera significativa alla crescita di giocatori ormai alle soglie del professionismo.

“Il mio percorso nel Toro inizia cinque anni fa”, ci racconta il tecnico dei giovani granata, “Per quattro anni sono stato preparatore atletico dei Giovanissimi Nazionali, tre anni con Fogli ed un anno con Menghini, però io arrivo da diciannove anni da allenatore nei dilettanti, sia nei settori giovanili, sia in prima squadra, ed avevo già lavorato nel Torino di Cimminelli, quando avevo il secondo gruppo dei Giovanissimi Fascia B. Poi ho frequentato, a Coverciano, il corso da preparatore, e sono rientrato nel Toro con questa mansione: quest’anno, il direttore Massimo Bava, allestendo un gruppo in più per i 2000, oltre a quello di Alessandro Spugna, e ricordandosi dei miei trascorsi da allenatore, mi ha chiesto di occuparmi di questa squadra, compito che ho accettato con grande piacere. Resta il fatto, però, che l’esperienza da preparatore per me è stata molto importante, anche perché ho lavorato con due allenatori “veri”, due tecnici importanti come Fogli e Menghini, molto diversi tra di loro ma entrambi molto competenti. Per me è stata una grande occasione di crescita e miglioramento”.

In questi anni, Massimo Garella ha visto crescere ragazzi che, ormai, sono in Primavera: “Ho iniziato lavorando con i ragazzi del ’95: gente come Aramu, Barreca, Ientile, che oggi sono con Moreno Longo, con i risultati che tutti conosciamo. Poi, via via fino ai ’98 di Menghini, con i quali abbiamo fatto una grandissima annata nella passata stagione. Tra l’altro, come preparatore atletico seguivo sempre la doppia annata, quindi ho lavorato, nella passata stagione, anche con i ’99 che oggi giocano nei Giovanissimi Nazionali“.

Qualità importanti già da bambini, in molti casi? “Sicuramente Aramu è sempre stato uno dei talenti più cristallini, già da ragazzino si scorgevano le sue qualità importanti. Ma anche l’anno scorso, ragazzi come Kouakou e Rivoira mi hanno impressionato, ma giocatori ne ho visti tanti, con alti e bassi e con caratteristiche peculiari. Se vogliamo parlare di annate, forse mi sarei aspettato qualcosa di più dai ’96, con i quali, nei Giovanissimi Nazionali, abbiamo vissuto una stagione eccezionale, ma mi sembra di poter dire che soltanto Parigini, ad oggi, abbia confermato le aspettative”.

Un Torino che, a livello di scuola calcio, non teme rivali in Italia: sistematicamente davanti alla Juventus in termini di risultati, ampiamente all’altezza delle altre grandi del panorama nazionale: “L’arma in più del Torino è la professionalità, che è in continuo miglioramento. Abbiamo un parco allenatore di livello assoluto, tanto è vero che, se andiamo a vedere anche nella scuola calcio della Juventus, ci sono tantissimi istruttori che arrivano dal Toro e che, per un motivo o per l’altro, sono finiti di là. Il lavoro paga, ma noi dobbiamo fare i salti mortali perché abbiamo disponibilità completamente diverse rispetto ai nostri “cugini”. Questo comporta, però, allo stesso tempo grandissime soddisfazioni quando si ottengono i risultati, perché frutto di sudore e fatica. Senza contare la soddisfazione che si prova quando, andando a scoprire un ragazzo in giro a costo zero, questo diventa un calciatore. Nel Toro succede ancora, e questo è importante, continuiamo a dare un segnale forte”.

In questo contesto, a quanto potrebbe servire una società satellite per il Torino, ed una sede unica della Scuola Calcio? “Una società satellite potrebbe essere utile, come accadeva in passato, quando, il Victoria Ivest vinse il campionato italiano Allievi nel 1987 con numerosi ragazzi in orbita Toro. L’importante, però, è la qualità dei ragazzi, e di chi segue i ragazzi: è questo che ti fa fare il salto. In quest’ottica, anche avere una sede unica per la scuola calcio sarebbe un grande passo in avanti, in questo momento siamo tutti sparsi per Torino, e chiaramente poter lavorare tutti assieme e confrontarsi quotidianamente sarebbe una cosa importante”.

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