di Valentino Della CasaNon è la prima volta che il Torino incontra il Pescara in campionato. L’ultima risale soltanto a quattro anni fa, e coincise con un pareggio, al “Delle Alpi”,  in uno dei momenti più faticosi per i granata di mister De Biasi, tra la società che operava nel mercato di Gennaio e i risultati che tardavano ad arrivare. Quel giorno, però, fu molto...

di Valentino Della Casa

Non è la prima volta che il Torino incontra il Pescara in campionato. L’ultima risale soltanto a quattro anni fa, e coincise con un pareggio, al “Delle Alpi”, in uno dei momenti più faticosi per i granata di mister De Biasi, tra la società che operava nel mercato di Gennaio e i risultati che tardavano ad arrivare. Quel giorno, però, fu molto importante per Matteo Melara. Il difensore appena arrivato dal Livorno venne subito gettato nella mischia, fece una grande partita, e rispose al goal di Jadid, permettendo al Toro di fissare il risultato sull’1-1. Attualmente, il giocatore emiliano è svincolato (“Ma sogno in futuro di diventare DS: è emozionante poter costruire le squadre”) e concede volentieri una chiacchierata con Toro News, per ricordare quella partita e quella stagione trionfale.

Matteo Melara, pronti via: non fai in tempo ad arrivare che giochi e segni. Deve essere stata un’emozione unica.
Proprio così, da far venire i brividi. Certo, potevamo e dovevamo vincere quella partita, ma al di là del risultato è stata personalmente una giornata stupenda. Segnare all’esordio, in casa, con tutti quei tifosi che ti sostengono non ha davvero prezzo.

Diciamo che quell’annata fu in generale miracolosa, sotto tutti i punti di vista.
Io sono arrivato solo a Gennaio, per cui ho potuto vivere quell’esperienza solo a metà, ma sono stati sei mesi per me indimenticabili. A Gennaio non eravamo partiti benissimo, poi però abbiamo avuto un exploit e per soli 2 punti il Catania è arrivato sopra di noi. Poi ci sono stati i Play Off, quei sessantamila allo stadio, il trionfo finale. È stato tutto bellissimo.

Anche l’anno scorso il Toro stava per centrare l’impresa, e il percorso in crescendo finale potrebbe portare a molti parallelismi con quella squadra. Cosa è mancato secondo te al gruppo di mister Colantuono?
Solo fortuna. D’altra parte i Play Off sono una sorta di roulette, e i piccoli dettagli, gli episodi possono fare la differenza. Tra l’altro il Brescia, essendosi posizionata meglio in classifica, partiva più avvantaggiata, per cui è stato tutto più difficile. A mio avviso i Play Off rischiano di essere troppo ingiusti: può addirittura capitare che chi arriva terzo e ha dimostrato di essere più forte degli altri poi perda con chi si è classificato sesto (magari con venti punti di meno). Una situazione assurda.

Questo nuovo Toro, invece, che impressioni ti da?
Mi sembra un’ottima squadra. Ma non avrei detto diversamente con quella dell’anno scorso. Il punto forte è chiaramente Bianchi, un giocatore di categoria superiore. Tra l’altro è coadiuvato da attaccanti fortissimi per la categoria, come Iunco e Sgrigna, per cui può davvero puntare in alto. L’importante è che si riesca a fronteggiare la pressione. Se dovessi paragonare il Toro a qualche altra squadra, direi che, almeno a livello di tifosi, è l’Inter della A, per cui giustamente ci si aspetta che vinca tanto e bene.

Rispetto alla squadra in cui militavi tu ci sono più affinità o differenze?
Io credo che, come allora, il gruppo possa vantare delle buone individualità.

Forse è cambiato il presidente?
Io ho avuto modo di conoscerlo nel momento migliore: aveva appena acquisito il Torino ed era motivatissimo. Comunque, non penso che a Cairo manchino le motivazioni. Magari ha commesso qualche errore di troppo, ma di base direi che ci sia il tentativo di voler far crescere la squadra.

Se pensi al Torino, pensi a…?
Tantissime cose: dalla finale dei Play Off, alla visita al Fila, a Superga. Ecco, una cosa che davvero non potrò mai scordare è il clima che ho visto il 4 Maggio. Un altro segno di come la gente sia davvero attaccata ai colori del Toro.

Un’ultima domanda. Da esterno, come giudichi la questione dello sciopero dei calciatori?
Credo che la verità stia nel mezzo. Da un lato, i calciatori sono tenuti a rispettare il contratto che firmano. Dall’altro, però, non mi sembra corretto che le società impongano dei trasferimenti verso destinazioni non gradite. Poi capisco benissimo le varie obiezioni, sul fatto che la nostra è una categoria privilegiata, che nel calcio girano tanti soldi. Ma le situazioni di mobbing non credo che possano risolvere il problema.

Grazie Matteo.
Grazie a voi, alla prossima e un saluto a tutti i tifosi del Toro.

cc4d17429f3e23e84062c9c43b5609ac.jpg

(Foto: M. Dreosti)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti