di Alessandro Salvatico A pochi giorni da una stracittadina che, a differenza di altre volte, varrà davvero molto per la classifica, e non solo per il significato, abbiamo parlato con Pasquale Bruno, che le ha vissute su entrambe le sponde ma non ha dubbi su quale preferire: fateci caso, nelle risposte che ha fornito usa il “noi” ogni volta che...

di Alessandro Salvatico

A pochi giorni da una stracittadina che, a differenza di altre volte, varrà davvero molto per la classifica, e non solo per il significato, abbiamo parlato con Pasquale Bruno, che le ha vissute su entrambe le sponde ma non ha dubbi su quale preferire: fateci caso, nelle risposte che ha fornito usa il “noi” ogni volta che parle del Torino, e la terza persona plurale quando si riferisce ai bianconeri. L’ex-difensore è sinceramente addolorato nel vedere il suo Toro dibattersi tra molte difficoltà. E la ricetta per guarire nasce sì dal cuore dei giocatori, ma anche dall’oculatezza nelle scelte in sede societaria.

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Pasquale Bruno, sabato sera si affronteranno una squadra messa male in classifica ed una messa malissimo, una squadra messa male per le assenze ed una messa malissimo: che partita ne nascerà?
Un derby dei disperati. Disperati per tanti motivi. Per il Toro, fondamentalmente perchè molti dei giocatori dell’organico non sono all’altezza della maglia che indossano. Non hanno capito cosa devono avere quando giocano per il Toro, l’unica dote che devono tirare fuori al di sopra di tutte le altre: l’ardore. Devono lasciar perdere le finezze, i colpi di tacco, e tirare fuori l’ardore; dei colpi di tacco allora non ne avranno più bisogno. Ora poi i giocatori se mi leggono diranno “ecco, fa il fenomeno”, ma non è così. Se io, Policano, Annoni andassimo in campo oggi, a 45 anni, daremmo ancora un po’ di sportellate.Per la Juve, invece, i problemi ci sono perchè erano una squadra abituata ai grandi traguardi, e che è in crisi di risultati.

Da dove nasce questo doppio momento negativo?
Entrambe le squadre, quest’Estate, hanno speso tanto: ma hanno speso male. Il Torino se non sbaglio ha investito qualcosa come 20 milioni, e poi si troverà a cercare di salvarsi all’ultima, di nuovo. Si è speso male. Investi soldi, e poi hai gente di 40 anni che dovrebbe lanciarti? Corini, Amoruso, con tutto il rispetto per i calciatori e senza che loro ne abbiano colpa, ma non è così che si costruisce qualcosa.

Di chi gli errori? Gli allenatori sono sulla graticola.
L’allenatore è importante, senz’altro, ma senza la materia prima non può molto. Il Toro di questi anni di Cairo si caratterizza per la poca programmazione. Giocatori vecchi, come dicevo; una programmazione la fai investendo sui giovani. Ma devono essere giovani bravi. Non ha poi senso cambiare allenatore ogni tre mesi. Dall’esterno, il Toro degli ultimi anni dà una sensazione continua di improvvisazione. Non è possibile cambiare sempre direttore sportivo, azzerare la società ogni anno: la programmazione sparisce.

Dunque è l’onda lunga del mercato ad abbattersi sulla squadra.
I giocatori esistono, sul mercato, i soldi possono essere spesi meglio. Ripeto, bisognerebbe essere lì per capire perfettamente ogni dinamica, ma da fuori quel che traspare è improvvisazione: si prende quel che capita, le occasioni, senza grande criterio. Io poi, lo dico sinceramente: Bianchi non lo avrei mai comprato. Chiunque, sarei andato a cercarlo nell’Africa più sconosciuta, ma uno che davanti a una scelta preferisce la Lazio al Toro...no. Per una questione di orgoglio. Invece lo si è pagato anche tanto.

De Biasi giustamente dice che se un allenatore ha un giovane bravo, è ben contento di averlo; che se hai con te un Fernando Torres, lo fai giocare senz’altro.
Certo, ma se la qualità è bassa, il giocatore deve compensare con l’ardore. Tirando fuori qualcosa che già dovrebbe venirti da te per la maglia che indossi: questa maglia ha il colore del fuoco...! Spero che almeno sabato vedendo quelle maglie a strisce si accendano. Speriamo. Certo, il tutto da fuori sembra poca cosa. A livello societario, tecnico, un po’ tutto. A me piange il cuore a vedere il Toro che fa soffrire i propri tifosi. Che poi, ripeto, avendo speso, Cairo dovrebbe essere il primo ad essere incazzato; ma anche con se stesso, perché andavano spesi bene, i milioni.

Da ex-calciatore, trova che in società manchi una figura che sia punto di riferimento per tutti, giocatori compresi, che sappiano con chi parlare quando hanno qualcosa da dire?
Sì, ci vorrebbe una figura importante, anche per rappresentare la società con i media: io vedo sempre e solo Cairo. Quando ci sono momenti di tensione, specialmente; Sereni mi sembra uno dei pochi giocatori dotati di grinta in questa squadra, ma quel che ha fatto domenica non esiste. Prendere un dirigente per un orecchio è un gesto che non può vedersi nel calcio professionistico.

Chiudiamo tornando al derby: per il Toro sarà molto dura, ma l’esito, per lei, è tristemente scontato?
Partiamo ovviamente dal presupposto che loro sono più forti, ma i granata mostrando il carattere possono far capire che loro ce la metteranno tutta, e che quindi devono fare attenzione. Io ho fatto un bel po’ di danni, lo so, ma se potessi gli farei rivedere quel derby, quel Juve-Toro 1-0, con espulsione mia e di Policano: 9 contro 11, e i giocatori del Toro erano in 9 nella loro metà campo. E loro a difendere il vantaggio, con due uomini in più, come fosse la finale di coppa. Al Filadelfia, dopo, erano in 3000 ad applaudirci, anche se avevamo perso; il tifoso del Toro vuole questo. La gente vuole vedere una squadra che in 9 contro 11 schiaccia l’altra, e non perché è più forte: ma perché ha la voglia dentro di fare questo, di dare tutto se stesso.

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