“Il Toro non è in crisi e contro il Vicenza lo dimostrerà”.
“Il Toro non è in crisi e contro il Vicenza lo dimostrerà”. A parlare così non è un tifoso vip né De Biasi o Cairo, ma l’allenatore del 3-3, quel Giancarlo Camolese che domani sera si ritroverà di fronte il Toro per la seconda volta da avversario e sa che i suoi giocatori dovranno superarsi per ottenere un risultato positivo. E un Toro che affronterà un pezzo importante del suo passato vincente e recente, visto il gran numero di ex granata che militano nel Vicenza, da Carbone a Schwoch passando per Cristallini, Fabbrini e Fissore.
Mister, come si batte questo Torino ?
"Con grande umiltà, sapendo che di fronte si ha una squadra molto forte in tutti i reparti con giocatori che in tutti i momenti possono trovare la giocata vincente. Per cui conterà sbagliare poco perché i granata sono giocatori di qualità superiore".
Cosa pensa della crisi del Toro?
"Crisi è una parola grossa. Magari non sta vincendo, però è sempre lì vicino al vertice, deve inserire nuovi giocatori, cosa che richiede tempo e non è mai un’operazione automatica ed è un problema che ho anch’io nel mio piccolo. Non parlerei di crisi, ma di un momento particolare che spero duri almeno fino alla fine della prossima partita, poi le possono anche vincere tutte, anzi mi farebbe persino piacere".
Nel Vicenza giocano Benny Carbone, Paolo Cristallini e altri che arrivano dal Toro. Ti ha aiutato la loro presenza nella gestione dei momenti difficili che avete vissuto di recente ?
"In effetti ho tanti ex granata, oltre a loro ci sono Fissore che avevo già in Primavera, Schwoch, Fabbrini. E’ chiaro che chi è passato dal Toro si porta dentro un’esperienza diversa, unica con gratitudine. Poi c’è stato chi ha avuto più fortuna di altri, ma giocare nel Toro è un’emozione e un onore che non si dimentica".
Parlando di giocatori, come sta Gonzalez ?
"Sta lottando. Con lui abbiamo vissuto un dramma in stile Toro, adesso gli hanno amputato il braccio, uscirà dall’ospedale e inizierà la rieducazione con l’arto artificiale. Dovrà combattere, ma è un ragazzo forte e so che non smetterà di lottare. E poi conoscendo i grandi passi avanti che ha fatto quel tipo di chirurgia, il carattere che ha sempre sfoderato il ragazzo nei momenti difficili della sua carriera, ho speranza e penso che, magari non subito, ma possa ancora tornare a giocare e vorrei aiutarlo a coltivare quella piccola speranza di farcela che ci può essere".
Potendo scegliere, chi toglierebbe al Toro?
"Ce ne sono tanti di giocatori forti e farei un torto qualcuno a nominarlo, anche perché mi sembra una squadra costruita molto bene".
Come può ritrovare la vittoria la squadra granata?
"In serie B bisogna aver pazienza perché i momenti difficili ci possono essere e poi il Toro è in un momento relativamente difficile, la vetta della classifica è sempre li vicina e il Toro ha tutti i mezzi per centrare la serie di vittorie che immediatamente lo riporterebbero in alto. Non ha senso parlare di crisi a così tante partite dalla fine".
Cairo è il nuovo Pianelli ?
"Non lo posso dire, non lo so. Di sicuro ha fatto acquisti giusti e mirati e ha risollevato l’entusiasmo della gente per cui mi pare che si sia mosso bene".
Tornerebbe ad allenare il Toro?
"Questi sono discorsi che non dipendono mai da me. Credo di aver fatto, all’epoca, la mia parte ottenendo grandi soddisfazioni e ottimi risultati, in un momento particolare della vita della società io sono molto felice per quello che ho ottenuto".
C’è un ricordo che l’accompagnerà sempre di quel periodo?
"Ne ho un’infinità. Penso ai derby, al successo sul Milan, all’Intertoto, alla vittoria della B. Meglio era difficile fare".
Rimpianti invece?
"La mancanza di investimenti per consolidare la serie A il secondo anno, ma non dipendeva da me…".
C’è un giocatore che ti ha dato più soddisfazioni di altri?
"Ho gestito un gruppo di 30 persone in un momento molto difficile e tutti, da quelli che mandavo in campo a quelli che dovevo lasciare fuori, mi hanno dato qualcosa. Tutti si sono comportati benissimo dando il loro contributo, anche quelli che apparivano di meno. Per questo li ricordo tutti con grande affetto".
Si dice che con Pinga non sia sempre stato tutto rosa e fiori…
"(Risata) E’ assolutamente falso. Sono stato uno di quelli che ha spinto la società a investire 5 miliardi su di lui dicendo che se non si investiva su un talento così, allora nel campionato Primavera, non si deve investire su nessuno. Poi lui ha avuto i suoi problemi, io ho dovuto fare le mie scelte, Maspero in quel periodo stava meglio, ma non vuol dire che non lo stimi, anzi ci siamo rivisti anche dopo e tra di noi non ci sono stati problemi particolari".
Come si gestisce un gruppo di 30 persone?
"La semplicità. Io ho indicato una strada, loro l’hanno capita e, da persone intelligenti, l’hanno seguita, comprendendo le mie scelte e anteponendo l’interesse del gruppo a quello del singolo. Il loro merito è stato credere in quello che gli ho proposto".
Ha sempre detto che il segreto della rimonta sulla Juve è stata la semplicità con cui avete giocato la ripresa. Ma si sa che senza grinta è dura…
"Alla fine del primo tempo, com’era normale, c’erano molti giocatori che erano andati un po’ “fuori di testa” per la tensione. Ho cercato di riportare la calma e di fargli capire che non potevamo finire la partita in 9 o con un passivo pesante per quello che rappresentava il derby per tutti. Ho fatto dei cambi necessari, non per demerito (Ferrante e Vergassola per Semioli e Cauet), che sono stati capiti e poi è toccato ai giocatori che hanno fatto come il Liverpool, dove non si è perso la testa e poi è arrivato anche quel pizzico di fortuna che serve sempre quando si centrano quelle imprese".
Per concludere, un pronostico per martedì…
"Beh (sorriso), noi dobbiamo assolutamente far punti perché la nostra classifica ce lo impone. Però sappiamo che servirà una grande partita, perché di fronte abbiamo una grande squadra".
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