La goleada di sabato contro il Gubbio ha riportato alla mente dei tifosi granata quel famoso Torino-Pescara della stagione 1989/90, conclusa con la vittoria dei granata per sette a zero. Una partita che vide come grande protagonista l'attaccante Marco Pacione, a segno con una doppietta. Oggi è il team manager del Chievo Verona e Toro News lo ha contattato in esclusiva per ricordare quella partita. Buonasera...
La goleada di sabato contro il Gubbio ha riportato alla mente dei tifosi granata quel famoso Torino-Pescara della stagione 1989/90, conclusa con la vittoria dei granata per sette a zero. Una partita che vide come grande protagonista l'attaccante Marco Pacione, a segno con una doppietta. Oggi è il team manager del Chievo Verona e Toro News lo ha contattato in esclusiva per ricordare quella partita.
Buonasera Marco, in molti sabato dopo il rotondo successo ai danni del Gubbio hanno ripensato a quel Torino-Pescara. Che ricordo ha di quella partita, che la vide grande protagonista?
"Me la ricordo molto bene anche perché affrontavamo la squadra della mia città. Due reti da parte mia, un sinistro da fuori area sotto la traversa e uno in semirovesciata. Per noi fu davvero una giornata trionfale, davanti ad un pubblico caldissimo che ci trascinò letteralmente. Noi eravamo una squadra molto forte, pronosticata da tutti come la grande favorita per la vittoria finale del campionato e così fu alla fine".
In occasioni come quelle un allenatore comanda ai giocatori di non umiliare gli avversari o lascia che la partita vada avanti naturalmente?
"Diciamo che in casi come quelli la gara va avanti quasi per inerzia, l'avversaria subisce la tua giornata di grazia senza poter fare molto. Ma qualche strascico rimane sempre...".
Infatti, il Pescara si riscattò prontamente nella gara di ritorno, sconfiggendo due a zero il Torino ed infliggendogli una delle quattro sconfitte di tutto il torneo...
"Al ritorno ci aspettarono a Pescara con la volontà di riscattare quel risultato a tutti i costi e così fu. Ma questo senso di rivalsa, sempre sportivamente parlando, mi piace molto, è una delle caratteristiche positive del popolo italiano, ma ovviamente non deve travalicare determinati confini".
Il suo allenatore di quell'anno Eugenio Fascetti qualche settimana fa ci ha rivelato che il presidente Cairo avrebbe dovuto costruire una squadra già da serie A in questa stagione, cosa invece non avvenuta. E' d'accordo con questa affermazione?
"Dare il giudizio da lontano è sempre difficile, così come costruire una squadra importante. Il presidente Cairo sa fare il proprio mestiere, è ormai da tanti anni nel calcio e credo abbia fatto una buona programmazione. Bisogna dargli atto che questo Torino è stato costruito bene, per vincere, ma al tempo stesso anche Fascetti non ha torti. Quello che dice lui è praticamente quanto fatto dal Chievo al momento della retrocessione, con la società che ha deciso di mantenere l'ossatura della squadra e ha ottenuto l'immediato ritorno nella massima serie".
Crede che quest'anno sia finalmente l'anno buono per il Torino?
Nel calcio certe cose non bisogna mai dirle. Diciamo che noi abbiamo una buona classifica, il Torino è primo e mi auguro proprio che il prossimo anno ci sia un bel Toro-Chievo in serie A".
Un Chievo che sta facendo bene anche quest'anno. Qual è il segreto di questo club che non può più definirsi miracolo ma solida realtà del calcio italiano?
"Un gruppo di persone che lavora insieme da tantissimi anni e questo è importante in ogni ambito, non solo calcistico. Quest'anno stiamo festeggiando il decimo anno di A e per noi è un risultato veramente importante. La squadra sta rispondendo bene sul campo e anche i numerosi stranieri si stanno calando nella parte nel migliore dei modi".
Grazie mille per l'intervista Pacione. Un saluto e un in bocca al lupo per la parte finale della stagione.
"Crepi il lupo e un saluto a tutti i tifosi granata, sperando di trovarci tutti in A il prossimo anno, come ho già detto".
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