di Giovanni Rolle - Anni Settanta, ovvero anni di austerity e di trionfi per i colori granata. Allora fu la crisi energetica, con le macchine che circolavano a targhe alterne nel weekend, a far conoscere agli italiani questa parola in lingua inglese, che nel periodo attuale è tornata prepotentemente di attualità per via della crisi...
di Giovanni Rolle - Anni Settanta, ovvero anni di austerity e di trionfi per i colori granata. Allora fu la crisi energetica, con le macchine che circolavano a targhe alterne nel weekend, a far conoscere agli italiani questa parola in lingua inglese, che nel periodo attuale è tornata prepotentemente di attualità per via della crisi economica che sta investendo l’Europa, senza risparmiare le famiglie italiane. Un concetto, quello di austerity, che calza a pennello pure con l’attuale realtà del calcio italiano, orfano di stelle di prima grandezza dopo gli addii di Ibrahimovic ed Thiago Silva. Un calcio che, seppur con modalità diverse, presenta qualche analogia con quello degli anni Settanta: allora era il blocco degli stranieri a tenere lontane le star internazionali, mentre nel presente sono le tasche vuote dei nostri club. Di queste cose, oltre che, naturalmente, del Toro, abbiamo parlato con uno dei massimi esponenti del calcio di quel periodo, ovvero Francesco Graziani, un nome che ancora fa sognare i tifosi granata.
Ciccio Graziani, con l’austerity sembra di tornare ai suoi anni Settanta. Sarà un campionato più povero senza Ibra e Thiago Silva?
“Sicuramente sarà un campionato con qualche valore tecnico in meno. Detto questo, del fatto che non ci sarà più Ibra mi frega fino a un certo punto, perché dal mio punto di vista sarà un campionato ancora più interessante, dal momento che c’è di nuovo il Toro”.
E’ più contento per la serie A ritrovata o più preoccupato per la campagna acquisti che stenta a decollare?
“Senz’altro la prima. Il ritorno in serie A ha finalmente riportato entusiasmo attorno al Toro ed è da questo che bisognerà ripartire nel prossimo campionato. Certo, per disputare una stagione tranquilla bisognerà che la squadra venga rinforzata e fino a questo momento non è che sia successo granché. Tuttavia, non sono preoccupato più di tanto, perché sono convinto che il mercato entrerà nel vivo soltanto dopo ferragosto, quando ci saranno i veri colpi. Sono convinto che Cairo abbia intenzione di rinforzare la squadra con qualche nuovo acquisto, che potrebbe essere favorito dal fatto che parecchi club hanno dei giocatori in esubero”.
C’è qualche giocatore che vedrebbe bene in maglia granata?
“Uno che mi sarebbe piaciuto molto vedere in maglia granata è Maxi Lopez, ma purtroppo lo ha preso la Sampdoria”.
Meglio un Toro con o senza Bianchi?
“Come attaccante non si discute, anche se il suo matrimonio con il Torino è sempre stato un po’ litigioso. A volte i matrimoni di questo tipo sono quelli che funzionano meglio, ma può anche succedere che alla lunga la corda si spezzi e che alla fine la soluzione migliore sia quella di prendere ognuno la propria strada. Dipenderà da lui e dalla voglia che avrà di mettersi in gioco con il Toro, ma tocca soprattutto a Ventura stabilire se si tratta di un elemento utile al suo progetto”.
A proposito di Ventura, riuscirà a traghettare il Toro verso una salvezza tranquilla?
“Mi auguro di sì, anche perché conosco molto bene Giampiero e so quanto è pignolo e meticoloso nel suo lavoro. Tuttavia, come diceva Radice, per quanto un allenatore possa essere bravo, alla fine contano soprattutto le qualità dei giocatori che gli mettono a disposizione. E con la rosa attualmente a disposizione, sarà un Toro costretto a sudarsi la salvezza, ma, lo ripeto, sono convinto che Cairo metterà ancora a segno qualche acquisto per rinforzare la squadra”.
Gli acquisti finora effettuati dal Toro la convincono?
“Santana l’ho seguito parecchio quand’era a Firenze ed è un giocatore che mi piace molto. Lo stesso Brighi è un centrocampista di buona qualità, a patto che sia a posto fisicamente. Ma per fare il salto di qualità il Toro ha bisogno di altri rinforzi”.
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