Dai fasti degli scudetti del Napoli di Maradona, alla dura realtà del calcio minore nella provincia torinese. Claudio Garella ha vinto ben due scudetti storici con Verona e Napoli, ma la sua trafila giovanile è tutta all’insegna del Toro, squadra con cui ha esordito il 28 gennaio 1973 in Vicenza - Torino 1-0. L'ex portiere, nato il 16 maggio 1955 a Torino, è rimasto...
Dai fasti degli scudetti del Napoli di Maradona, alla dura realtà del calcio minore nella provincia torinese. Claudio Garella ha vinto ben due scudetti storici con Verona e Napoli, ma la sua trafila giovanile è tutta all’insegna del Toro, squadra con cui ha esordito il 28 gennaio 1973 in Vicenza - Torino 1-0. L'ex portiere, nato il 16 maggio 1955 a Torino, è rimasto nel mondo del calcio in qualità di direttore sportivo del Canavese, squadra che ha vinto l'Interregionale ed è stata promossa in C2. Dopo il periodo granata Garella ha vissuto parentesi poco significative nel Novara, nella Lazio e nella Sampdoria, fino ad approdare nel Verona di Osvaldo Bagnoli, con cui vinse lo storico scudetto 84/85. Alla fine di quella memorabile stagione passò al Napoli di Maradona dove conquistò un altro incredibile campionato nella stagione 86/87. A causa di divergenze con l’allora tecnico partenopeo Ottavio Bianchi, Garella passò all’Udinese per poi chiudere la carriera ad Avellino a fine campionato '90/91.
Come giudica questa stagione del Toro?
Si è comportato come avrebbe dovuto fare, anche se non mi sarei aspettato di vederlo in lotta per non retrocedere, perché aveva una buona rosa a disposizione che sulla carta avrebbe dovuto garantire un campionato tranquillo, anche per entrare in zona Uefa. Purtroppo è stato bersagliato dalla sfortuna e dalle troppe critiche.
Come vede il futuro prossimo della squadra?
Bisogna buttare delle basi all'altezza del passato del Toro, ma occorre lavorare a piccoli passi, cercando dapprima di integrarsi stabilmente in A, questo è il minimo, poi entrare in modo continuo nella parte sinistra della classifica. Prima bisogna formare lo zoccolo duro e Novellino è l'allenatore giusto sotto questo punto di vista.
Cosa ne pensa dunque della scelta di Novellino come mister granata?
E' il primo tassello importante, la classica ciliegina sulla torta, Cairo ha fatto il contrario, prima di fare la torta ha messo la ciliegina. Questo è un allenatore molto bravo, "rubato" ad altre squadre. Poi è un ragazzo del Filadelfia, come me!
Che ricordi ha di lui quando eravate insieme nel settore giovanile?
E’ sempre stata una persona straordinaria, sa cosa vuol dire il sacrificio. Un bravissimo ragazzo, non ha avuto fortuna come giocatore al Toro, ce l'avrà come allenatore.
Com'era in campo?
Era un buon tornante di destra, abile anche al centro, rapido. Non ha avuto successo con la maglia granata, ma si è fatto valere da altre parti.
Dopo due allenatori esonerati, ce la farà Novellino a rimanere sulla panchina granata per l’intera durata del suo contratto biennale?
Per me sì, è una persona schietta e sincera che parlerà sempre a tu per tu con il presidente. Ora Cairo avrà capito che la mossa di cambiare i tecnici in corsa non sempre porta risultati importanti.
Un giudizio su De Biasi?
Al Toro ha fatto bene, non ho trovato corretto il suo esonero prima dell'inizio del campionato, ma ora era inutile continuare se i rapporti si erano deteriorati. E' giusto prendere strade diverse. Dopo questa esperienza De Biasi potrà ambire ad una squadra importante.
Parliamo di portieri, visto che lei se ne intende. Abbiati va tenuto, costi quel che costi?
Il discorso è molto semplice, è un portiere che si colloca tra i primi cinque a livello nazionale. Quest'anno non ha fatto un campionato straordinario, così dicono i critici, però è stato importante. Se Cairo riesce a portarlo a casa con qualche sconto da parte del Milan fa bene a puntare su di lui, anche perché quest'anno sarà ancora più motivato a mettere in mostra il suo massimo potenziale. Se non fosse possibile tenerlo la scelta di Handanovic è ugualmente valida.
La pista Toldo?
E' un grande portiere, ma ha 35 anni e un ingaggio importante, credo non rientri nei progetti del Toro, in base all’età commisurata allo stipendio.
Cosa pensa di Cairo?
Tutto il bene possibile, ha salvato la squadra dalla C, anche se bisogna ringraziare dapprima i lodisti. In un anno ha ottenuto la serie A partendo dal nulla, per poi consolidarla quest'anno. Sta buttando le basi per il futuro.
Che giocatori consiglierebbe?
Ronaldinho! A parte gli scherzi, credo che Novellino farà gli acquisti giusti. Il primo rinforzo che ritengo necessario è una punta di peso, penso a gente come Bazzani, Riganò, se non si può arrivare a Cruz che sarebbe il massimo. Però è importante modellare la squadra su Rosina, che è un talento naturale, per cui bisogna costruire un gruppo attorno a lui.
Darebbe ancora fiducia ad Abbruscato?
Credo che potrebbe meritare una prova d'appello, è una questione delicata. Vediamo se rientra o meno nei piani di Novellino.
Cosa pensa di Calciopoli?
Ho solo letto le notizie sui giornali, non ho davanti a me fatti concreti. Penso, anche se sono granata, che la Juve non poteva essere l'unica responsabile. C'è stato un trattamento impari nei suoi confronti.
Però Moggi, secondo intercettazioni ben precise, non sembra essere un santo…
Questo è un altro discorso penso che su di lui ci sarebbero interi capitoli da scrivere…
Con i diritti collettivi tv cambierà lo scenario della classifica?
Sono convinto che una squadra tipo il mio Verona difficilmente potrà vincere un campionato. Saranno sempre le solite quattro o cinque a contendersi lo scudetto. Però possono uscire delle belle novità come il Chievo prima e l'Empoli ora. Chissà che il prossimo anno non tocchi al Toro.
Dunque secondo lei non ci saranno opportunità per il Torino di vincere uno scudetto in futuro?
Perché no? Ma ci vorrà del tempo per programmare una squadra vincente: prima trovare la stabilità in A, poi entrare in Europa partendo dalla Uefa, ma è soprattutto basilare rifare un settore giovanile importante. Occorre creare in casa i propri giocatori e poi buttarli nella mischia. Non come la Juve che li cresce per poi usarli come scambio per acquistare i campioni. Può capitare di vendere qualcuno ad un grande club, ma questo vuol dire prendere soldi da investire.
Cosa pensa della questione Filadelfia? E' d'accordo che ci siano anche gli esercizi commerciali annessi?
Vorrei rivedere un Filadelfia nuovo, ricostruito, basta sentir parlare del vecchio Fila. Se poi è necessario metterci anche i negozi per rifarlo, pazienza. Bisogna pur trovare qualche scappatoia al fine di non vedere più solo un cumulo di macerie.
Secondo lei esiste il doping nel calcio?
La nostra generazione non ha mai visto doping, per noi era una bella bottiglia di frizzantino da bersi lungo la settimana. Vivo tranquillo, non ha paura di poter soffrire di certi mali. Oggi più di tutto si parla di droghe, ma è un problema che può capitare a tutti, anche i calciatori sono ragazzi che a volte non capiscono il male che si fanno, penso a Flachi per esempio.
Però la Juve è risultata colpevole di frode, anche se il reato è caduto in prescrizione.
Io credo che nel calcio bisogna essere bravi e la Juve non aveva bisogno di certi marchingegni per vincere. Può essere che abbiano esagerato con i farmaci, questo sì, ma non credo dopassero i giocatori. Sul piano etico la Juve rimane una società molto importante.
Le piacerebbe avere un ruolo in questo Toro?
Magari, anche come raccattapalle, ammetto però che non ce la farei più! Al di là della facile retorica è una maglia che ti entra dentro, mi ricordo ancora adesso la magia che provavo quando mi allenavo sotto le curve del Fila. In fondo sono nato a Torino dove si viveva di pane, Torino e Tuttosport. Almeno ai miei tempi era così!
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