E’ diventato famoso come il portierone del primo Milan di Berlusconi, quello di Arrigo Sacchi, dei campionissimi e del calcio champagne. Per lui però anche una parentesi in maglia granata, nella stagione 1993/94: stiamo parlando di Giovanni Galli, grande doppio ex della sfida di domenica. Buongiorno Giovanni,...
E’ diventato famoso come il portierone del primo Milan di Berlusconi, quello di Arrigo Sacchi, dei campionissimi e del calcio champagne. Per lui però anche una parentesi in maglia granata, nella stagione 1993/94: stiamo parlando di Giovanni Galli, grande doppio ex della sfida di domenica.
Buongiorno Giovanni, per lei al Toro una sola stagione ma intensa e significativa a livello affettivo, giusto?
Giustissimo, la sensazione che si ha vestendo il granata mi è rimasta addosso, quella è una maglia molto speciale. Nella mia carriera sono rimasto attaccato al Milan e alla Fiorentina ma le emozioni provate cambiandomi nello spogliatoio del Fila prima degli allenamenti non le ho mai vissute in nessun altro luogo.
Al Milan invece tanti successi e la consacrazione nel grande calcio, vero?
Firenze era ed è casa mia e il passaggio al Milan rappresentò per me un punto di grande crescita professionale e umana. In maglia rossonera vissi un periodo d’oro: quello di Sacchi, del calcio totale, del collettivo. Fu una delle squadre più importanti di sempre, che ha fatto la storia del calcio insieme all’Ajax e al Barcellona di questi ultimi anni.
Parlando invece del Torino dei giorni nostri, potrebbe suggerire la ricetta per dimenticare in fretta una sconfitta così dolorosa come quella arrivata nel derby?
Il derby è una gara straordinaria nell’attesa ma non è l’unica: bisogna pensare che ci si rivede tra trenta partite con la voglia di riscattarsi ma per ora è importante solo cancellare e ripartire. Il Milan è un avversario che non può non dare grossi stimoli ed è fondamentale concentrarsi solo sul prossimo match, se no finisce che perdi anche quello ed è ancora peggio.
I rossoneri dopo un inizio difficile si sono ripresi grazie anche a El Shaarawy, vera rivelazione del campionato. Dove può arrivare questa squadra?
La squadra di Allegri non era quella delle prime sette o otto giornate ma non è nemmeno un team da scudetto. Il gruppo si è ritrovato, ha di nuovo autostima ed equilibrio con un El Shaarawy in più ma non ha ancora la struttura e l’assetto per competere ai massimi livelli.
Grazie Giovanni.
Grazie a voi
Roberto Maccario
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