Cairo ? E' la persona giusta perché nel calcio moderno il marketing e la capacità di comunicare sono fondamentali.
E’ la voce dei cuori del Toro. L’ideatore della marcia dell’orgoglio granata che dopo un lungo peregrinare professionale fra Torino, Milano e Roma è tornato da poco nella sua città di origine per occupare la poltrona di vice-direttore del più vecchio quotidiano piemontese: “La Stampa”. Se chiedete a Massimo Gramellini cosa ci fa un granata da legare nella direzione del giornale dei “pigiami”, la sua risposta si tingerà di quel senso istituzionale così tipicamente sabaudo che colpisce quanti raggiungono un traguardo prestigioso nel mondo sotto la Mole:
“Non scherziamo! Se vogliamo facciamoci pure la battuta: io non sono mai stato discriminato né censurato neanche di una virgola per il mio credo calcistico. Questo in fin dei conti è il giornale di tutti i piemontesi”.
E’ giusto o no esonerare De Biasi ?
"Bisogna vedere chi ci mettiamo al suo posto. Io comunque sono per non cacciare nessuno a lavori in corso. Credo che una grande società inizi e finisca l’anno con la stessa persona tanto più quando ormai c’è poco da fare. Al massimo gli errori sono stati altri".
Quali ?
"Durante la prima intervista che Cairo mi rilasciò, ad agosto, disse che, nei suoi settimanali, sceglieva prima il direttore e poi il resto. Nelle squadre di calcio, invece, parte dall’allenatore che ha le stesse funzioni del direttore. Credo che adesso abbia capito che il direttore non è l’allenatore, ma il direttore generale. Cairo avrebbe dovuto cominciare dal general manager, mi auguro che l’abbia capito e che operi di conseguenza. Adesso sembra che fra maggio e giugno arriverà il nuovo direttore, speriamo Sartori del Chievo, sarà lui a portarsi dietro il suo allenatore che sia Pillon o Del Neri o chi sia. Così il Presidente tornerà a scegliere il direttore generale e questi l’allenatore. Cambiare adesso e mettere uno per due mesi mi sembra difficile".
Appurato che Pulici è il mito del passato, chi è il giocatore simbolo del Toro oggi ?
"A botta calda direi Muzzi, per grinta, tenacia, generosità è quello che incarna meglio il cuore Toro. Ma non dimentichiamo Balestri per certi aspetti, però il mio preferito rimane Rosina, il giocatore di maggior talento che abbiamo come Pinga l’anno scorso".
Il Toro è…
"Un’idea".
Quello attuale è nato o risorto ?
"Sicuramente risorto, l’idea non è morta. Il mio Toro, per certi versi, è morto nel 1993 dopo la conquista della Coppa Italia. Per me l’arrivo di Calleri è stata la morte del Torino. La mia classifica dei peggiori presidenti del Torino non è guidata da Cimminelli ma da Calleri che è l’uomo che ha distrutto il vivaio e il Filadelfia, perché non ha capito nulla della storia del Torino".
Cos’è il Filadelfia allora ?
"Non mi stancherò mai di ripeterlo ai giovani: il Filadelfia è ciò che rende unico il Toro. Di squadre con certi valori ce ne possono essere altre e tante nel mondo. Quello che distingue il Toro è avere un suo stadio in cui hanno giocato quei giocatori, nel centro della città. Per questo va ricostruito, perché è una condizione fondamentale per la rinascita del Toro. Il mio sogno è quello di giocare al Comunale, il Filadelfia come sede e l’intero quartiere che va dal Filadelfia al Comunale, tutta via Filadelfia, trasformata in un quartiere del Toro. E’ un progetto che interessa non solo a Cairo, ma a tantissimi imprenditori, commercianti, pizzaioli e barbieri che sarebbero disposti a trasferire nel quartiere Toro la loro attività, coronando il sogno di avere un quartiere, un vero e proprio paese dei balocchi granata nel cuore di una città di un milione di abitanti. Sarebbe una cosa che vale, da sola, tre scudetti".
Cosa si aspetta dalla società al di là dei risultati sportivi ?
"Che duri molto, intanto. Mi sembra che Cairo sia un presidente giovane e ambizioso, perché nel mondo del calcio non si improvvisa niente. Pianelli ha impiegato 12 anni a vincere uno scudetto e comunque ne ha impiegati tantissimi prima di avere una squadra buona. Quindi non possiamo pensare che questo signore, arrivato da pochi mesi, colmi lacune di anni in termini di successi. Dovrà fare i suoi errori, dovrà capire, istruire un suo staff. Il primo allenatore solitamente lo si sbaglia sempre, mi sembra che sia andata così. L’allenatore buono ce l’aveva già in casa, Arrigoni, bastava confermarlo".
Chi è il Presidente granata allora oggi ?
"Cairo è la persona giusta perché nel calcio moderno il marketing e la capacità di comunicare sono fondamentali. In più è ambizioso e capace, esperto e intelligente e ha tutte le caratteristiche che mancavano ai suoi predecessori, è un Borsano con più stabilità finanziaria, più prudenza e meno dipendenza dalla politica".
Insomma un po’ Pianelli e un po’ Borsano…
"Spero che duri come, se non di più, di Pianelli e abbia i risultati di Borsano. Purtroppo di Pianelli non ha il più grande vivaio del mondo. Le macerie sono enormi perché sono morti tutti i personaggi che lo crearono dall’avvocato Cozzolino ad altri".
C’è ancora Vatta però…
"Sì, però bisognerebbe intervenire con grande forza. Serve un grande direttore sportivo e sotto questo aspetto Sartori mi sembra il migliore".
Come mai la presenza de “LA” penna granata si è diluita su La Stampa ?
"Sto scrivendo un libro sul Toro che uscirà fra aprile e maggio con il giornale e poi in libreria e sarà una raccolta di tutti questi anni di rubriche “Granata da legare” preceduta da un racconto in 12 capitoli a cui tengo molto che è il diario di un ragazzino quattordicenne nell’anno dell’ultimo scudetto. L’ho scritto di notte ed è la prima volta, in vita mia, che mi capita di scrivere piangendo ripensando soprattutto a un gol di Pulici e al contesto in cui fu segnato".
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