di Igor StasiHa ottenuto una promozione allenando il Piacenza nel 2001, prima di trascorrere 5 anni in blucerchiato ottenendo ottimi risultati. Poi la difficile avventura nel Torino e successivamente nella Reggina. Walter Alfredo Novellino dopo essere stato un allenatore specialista in promozioni, in questi ultimi anni ha attraversato momenti di difficoltà, ma nonostante questo non dimentica...

di Igor Stasi


Ha ottenuto una promozione allenando il Piacenza nel 2001, prima di trascorrere 5 anni in blucerchiato ottenendo ottimi risultati. Poi la difficile avventura nel Torino e successivamente nella Reggina. Walter Alfredo Novellino dopo essere stato un allenatore specialista in promozioni, in questi ultimi anni ha attraversato momenti di difficoltà, ma nonostante questo non dimentica i momenti passati nel Toro e la sua disponibilità e gentilezza nel rispondere alle nostre domande lo dimostra.

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Buongiorno Novellino, prima di tutto come sta?
Bene grazie.


Come si ricorda la sua esperienza al Piacenza?
Sono stati due anni straordinari, dove ho avuto la possibilità di lavorare come piace a me, con una società molto disponibile che mi ha dato il tempo necessario per allenare al meglio, e devo quindi veramente ringraziare il Presidente Garilli che mi ha dato questa possibilità, mi ricordo che riuscimmo a vincere il campionato di Serie B e l’anno dopo ci siamo salvati in modo abbastanza tranquillo in massima serie.

L’avventura granata è stata travagliata, nutre ancora dei rimpianti ripensando a quell’esperienza? C’è qualcosa che non rifarebbe potesse ritornare indietro?
Sicuramente pensando alla mia esperienza a Torino ci sono cose che non rifarei, avrei dovuto valutare meglio il progetto e certe situazioni. Io quando sono venuto al Toro ho valutato il cuore e non ho sposato un programma, come invece forse avrei dovuto fare. Vede in questi ultimi anni sia a Torino che nell’ultima esperienza a Reggio Calabria io ho fatto una scelta di cuore e non di testa, sbagliando certe valutazioni senza pensare al progetto tecnico che mi veniva offerto

Lei è sempre stato uno specialista nelle promozioni dalla B alla A quest’anno con la Reggina ha avuto molti problemi. Secondo lei il campionato di Serie B è cambiato in questi ultimi anni e se sì in che modo?
Il campionato di B è sempre un po’ particolare, al di là della diversità dei tempi, solitamente le squadre che partono forte patiscono e pagano verso la fine della stagione soprattutto dal punto di vista fisico, mentre quelle che partono in ritardo alla lunga si possono riprendere. Ad esempio quest’anno alla Reggina, io sono stato mandato via dopo 8 giornate e questo non è bello, perché probabilmente pensavano che il campionato finiva lì, e che se una squadra deve vincere il campionato debba partire subito forte. La Serie B si vince in questo periodo, da aprile in poi, dove si vede la squadra che è più a posto fisicamente che è meglio preparata e sono sicuro che con due innesti nel reparto difensivo la Reggina avrebbe potuto vedersela e giocarsela con il Torino senza problemi per la Serie A.


Come giudica il campionato del Piacenza?
Il Piacenza sta disputando un campionato molto buono, è una squadra giovane costruita spendendo poco, ma trovando i giocatori giusti anche perché alla fine nel calcio di oggi non è tanto importante quanto spendi ma è trovare giocatori motivati adatti al campionato che devi giocare.


I granata infatti sono partiti male poi dopo la rivoluzione nel mercato di gennaio hanno fatto un grande recupero. Cosa ne pensa, qual è stata secondo lei la chiave del cambiamento?
Bisogna dire che il Toro è una realtà diversa con un impatto mediatico diverso da tutte le altre squadre, a gennaio hanno preso giocatori con grandi motivazioni e questo dimostra che tipo di campionato sia la Serie B, non si vince con i nomi perché il giocatore che ha solo un bel curriculum spesso si fa trascinare dagli eventi e può perdersi. Ma ricordiamoci che il Toro ha preso dei buoni giocatori, anche se non tanto famosi ma la qualità c’è. Quello che forse manca ai granata è un assetto definitivo, anche se alla fine sono sempre i cosiddetti vecchi che fan la differenza come i Gasbarroni e o i Leon che possono decidere le sorti di una partita in qualsiasi momento.


Alla fine pensa che i granata riusciranno a raggiungere la promozione?
Io penso che ce la faranno anche perché è una squadra che è stata anche molto sfortunata in questi ultimi tempi e dopo tanta sfortuna a un certo punto arriva il momento in cui ci si risolleva, e io me lo auguro di cuore perché sono nato e cresciuto nel Torino.


Che cosa farà Novellino nel prossimo futuro? Ha dei progetti in cantiere, ci sono voci che dicono che lei possa diventare il nuovo ct del Congo è vero?


Si sto valutando questa ipotesi, mi piacerebbe molto avere un’esperienza di questo tipo perché sarebbe certamente positiva per me. Ho sfiorato anche la possibilità di allenare delle squadre africane che avrebbero partecipato ai Mondiali, ma non è stato possibile perché mi mancava l’esperienza necessaria come selezionatore di una nazionale, ma sarei molto felice mettermi in gioco in un’avventura simile perché penso di poter dare ancora molto come allenatore.


Allora in bocca al lupo Mister.
Grazie mille e in bocca al lupo anche a voi.

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