‘Il tremendismo, filosofia di vita’

 "Per il Toro ho perso tutto: soldi, donne, amici, salute e dignità". Non è George Best ma bensì Michele Ferrero, 39 anni, tifoso vero e scrittore nonché tipico carattere granata: “Sono un uomo contro nonché piemontese puro”. Per lui un’opera prima (anche ultima, asserisce categoricamente) che racchiude tutta la storia del Toro vista da un tifoso che ha sempre anteposto la sua fede…

di Redazione Toro News

 "Per il Toro ho perso tutto: soldi, donne, amici, salute e dignità". Non è George Best ma bensì Michele Ferrero, 39 anni, tifoso vero e scrittore nonché tipico carattere granata: “Sono un uomo contro nonché piemontese puro”. Per lui un’opera prima (anche ultima, asserisce categoricamente) che racchiude tutta la storia del Toro vista da un tifoso che ha sempre anteposto la sua fede calcistica al resto. E’ un libro diverso dagli altri quello di Ferrero perché racchiude la storia dei granata vista non da un giornalista o da uno scrittore ma da un tifoso che dal ‘74 ad oggi non si è perso una, dico una, partita.

Ferrero, ci presenti il suo libro, “Passione Toro”.

“Non è un libro sul centenario ma va dal ‘74 ad oggi. Ho deciso così perché la storia del Toro è trattata in mille libri e spesso anche solo per sentito dire; se uno non ha 70 anni non si ricorda il Grande Torino. Io ho deciso di racchiudere in un’opera le mie esperienze da tifoso viste dai miei occhi. Sono tutti commenti riportati di anno in anno e in presa diretta. Ovviamente noterete che dall’inizio alla fine del libro ci sono stili diversi di scrittura perché appartengono a momenti di crescita diversi della mia vita. Per ogni campionato del Toro ci sono commenti, didascalie curate, parte tecnica, statistica, un cartellino con i giudizi tecnico tattici, un dizionario con tutti i giocatori che vengono racchiusi nelle rispettive categorie.”

Sandor, ad esempio dove si trova?

“ Negli inguardabili. Una tartaruga inutilizzabile.”

Ci sono quindi tante classificazioni per i giocatori. Ce ne dica qualcuna.

“Marinelli è tra le eterne promesse, Alvise Zago tra i sempre rotti. Su Zago tra l’altro ho un aneddoto particolare perché gli ho venduto il libro in un bar di Rivoli. Poi metto Balzaretti tra gli appena sufficienti, dopotutto è solo un terzinaccio di serie B. Quando andò alla Juve io ero al mare. L’animatore del villaggio, che era amico di Balzaretti, mi disse che aveva un sacco di offerte tra cui Roma, Fiorentina, Napoli, ma lui tra tutte ha scelto proprio la Juve. Scandaloso. Io, come tutti i tifosi del Toro, non mi aspetto che i giocatori siano tutti Pulici, ma nemmeno Balzaretti. Devono in primis essere attaccati alla maglia che portano.”

Chi le ha trasmesso la passione per il Toro?

“Mio nonno materno era gobbo e mi portò a vedere Juve-Roma del ’74. La Roma attaccò per 90 minuti e nel recupero arrivò puntualmente il rigore per i “gobbi” segnato poi da Damiani. Non li ho mai potuti soffrire. La passione per il Toro è forse nata dal mio carattere e dalle emozioni che provo. La settimana dopo quella partita della Juve andai infatti a vedere il Toro che pareggiò 3 a 3 con il Bologna, con tripletta di Pulici e la mia passione diventò “vita”. Posso dire che il Toro è la mia vita.”

Nel suo libro è presente il concetto “tremendismo”?

“Certo. Ferrini, Agroppi, Cereser, Giagnoni. Questi sono i nomi che abbino al tremendismo insieme a Radice che è stato veramente un allenatore tremendista. Il Tremendismo è una filosofia di vita; anche io cerco sempre di fare le cose con “tremendismo”.”

Lei che tifoso è?

“Sono stato un ultras e grande sostenitore degli “Ultras Granata”. Quando allo stadio vendono una sciarpa, o un oggetto, io acquisto sempre perché senza di loro la Maratona non sarebbe la stessa. Il centenario è stato più per i tifosi che per Cairo perché chi ci ha salvato da Giovannone sono stati proprio gli Ultras.”

Lei avrà di sicuro qualche aneddoto particolare sulla sua vita passata insieme al Toro?

“Beh sì, tanti aneddoti ma tengo ad uno in particolare. Io sono rimasto presto orfano di madre e sono cresciuto insieme al Toro. Giocavo con lui nel giardino di casa, Roberto Mozzini era inquilino di mia nonna. Dopo la prima partita giocata ad Ivrea del Toro scudettato, mi regalò la sua maglia che ho ancora appesa in casa mia. Passato poi all’ Inter non l’ho più rivisto  ma lo ricordo ancora ora con tanto affetto.”

Cosa si aspetta dal Toro di oggi?

“Spero ardentemente che il Filadelfia venga ricostruito in fretta. Solo con il Fila i giocatori possono capire di fare parte di un “mito”.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy