di Roberto Maccario - Nella stagione 2005-2006 il Toro di Cairo e De Biasi conquistava una meritatissima promozione in serie A con una squadra costruita in pochi giorni da Fabrizio Salvatori, allora ds dei granata; si tratta di un grande intenditore di calcio che ha scoperto talenti del calibro di Nakata, Rapajc, Materazzi, Grosso, Gimenez e Rosina e noi lo abbiamo intervistato per parlare del Toro di ieri e di oggi...

di Roberto Maccario - Nella stagione 2005-2006 il Toro di Cairo e De Biasi conquistava una meritatissima promozione in serie A con una squadra costruita in pochi giorni da Fabrizio Salvatori, allora ds dei granata; si tratta di un grande intenditore di calcio che ha scoperto talenti del calibro di Nakata, Rapajc, Materazzi, Grosso, Gimenez e Rosina e noi lo abbiamo intervistato per parlare del Toro di ieri e di oggi e delle prospettive per il futuro, nel momento in cui é finita (apparentemente) la turbolenza nella sua ultima casa, quella rossoblù di Bologna.

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Fabrizio Salvatori buona sera, incominciamo a parlare dell’ attuale momento dei granata: un allenatore fortemente in bilico che però viene confermato da Cairo e risponde con una bella vittoria, vede qualche analogia con la situazione di De Biasi di cinque anni fa? Anche questa volta può essere l’ inizio della riscossa?
Non parlerei di analogie in quanto le due situazioni sono diverse: nella prima stagione di Cairo il Torino partì subito forte e chiuse il girone d’andata al secondo posto, poi a gennaio acquistammo diversi giocatori nuovi che dovevano ambientarsi, in più la squadra era stata costruita in pochi giorni ad inizio stagione, i giocatori erano stanchi per le numerose partite disputate e quindi un calo era inevitabile. Ci siamo però ripresi quasi subito. Quest’anno invece i problemi sono iniziati molto prima, non si può parlare di un vero e proprio crollo ma di una situazione che è sempre stata altalenante; a mio avviso il Toro in questa stagione è la squadra più forte in B insieme ad Atalanta e Siena e sinceramente non mi aspettavo una classifica simile, a volte non basta essere bravi, ci sono diversi fattori in gioco.

Adesso come allora però si è deciso di confermare il Mister, forse cambiare non è sempre la soluzione migliore.
Assolutamente no, bisogna cambiare l’ allenatore non tanto quando i risultati non vanno bene quanto piuttosto quando non c’è coesione all’ interno dello spogliatoio e credo si debba difendere il Mister il più possibile; tuttavia non mi esprimo sulla situazione granata perché non sono bene al corrente di come vadano le cose nell’ ambiente.

Ritorniamo alla stagione 2005-2006, ci racconti di quella magica avventura.
Quell’estate la rosa venne allestita in fretta e furia perché il Torino venne rilevato da Cairo poco prima dell’ inizio del campionato; c’era però già una base di giocatori, seppur modesta, su cui iniziare a costruire qualcosa ed inoltre noi fummo facilitati dal fatto di avere pochi giocatori e quindi di non dover vendere. Bisogna aggiungere anche il fatto che il mercato era aperto solo per le ripescate in quel periodo e quindi avevamo poca concorrenza e molte società erano disposte a pagarci gli stipendi pur di liberarsi degli esuberi. In questo modo con pochi liquidi (facemmo un grosso investimento solo a gennaio per Abbruscato) riuscimmo ad allestire una squadra competitiva. Il gruppo era formato da elementi di grande carattere, che non ci stavano a perdere, l’ ambiente era compatto e non c’erano fazioni.

Quale linea deve seguire a suo parere il Torino per ritornare in alto?
Innanzitutto mi dispiace vedere il Toro in serie B in quanto si tratta di una delle più importanti società italiane; non credo che per ritornare in alto si debba investire sui giovani perché per questo occorre un progetto a lungo termine e i tifosi granata non hanno il tempo di aspettare, occorre invece acquistare giocatori già affermati, bravi e motivati e soprattutto è necessario restare tutti uniti: la squadra, la società e lo staff tecnico.

Cosa pensa dell’operato del suo collega Petrachi ?
Lo conosco perché è stato un mio giocatore al Perugia; quando è arrivato nel gennaio dello scorso anno ha lavorato molto bene mettendo a punto un’ autentica rivoluzione e sfiorando la serie A; anche in questa stagione ha allestito una squadra forte ma purtroppo i risultati non sono dalla sua parte. In ogni caso nel calcio i conti si fanno alla fine: se vinci ti danno ragione, se perdi no…Anzi: a volte non è sufficiente nemmeno vincere, infatti Cairo mi diede il ben servito nonostante la promozione.

A proposito del presidente, ci parli del vostro rapporto di lavoro.
Sinceramente devo dire di essere rimasto molto deluso dalle decisioni del patron granata: all’ inizio mi sono trovato molto bene con lui e De Biasi, poi Cairo ha iniziato ad ascoltare meno me e un po’ troppo i procuratori e per la stagione 2006-2007 contattò prima Sartori e poi Tosi decidendo di non confermarmi, diciamo che non gli ero simpatico… Nonostante questo negli anni successivi ci furono di nuovo dei contatti ma non si concretizzò nulla; ci tengo a dire però che il rapporto fra noi è stato molto franco, ci sono stati degli screzi ma ogni volta che avevo qualcosa da dirgli l’ ho fatto di persona e mai tramite intermediari, io non ho mai paura di dire quello che penso.

Ha qualche progetto per il futuro ?
Ho rescisso il contratto con il Bologna ma sono ancora tesserato e quindi non posso andare in nessun’altra società fino a luglio.

Grazie mille e in bocca al lupo
Grazie a voi.

Foto M. Dreosti

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