Abbiamo intervistato uno di loro

Violenti. Teppisti. Criminali. Sono stati dipinti nel modo peggiore i sedici tifosi granata indagati per i fatti del 25 agosto. Due di loro sono ancora in carcere (e uno non se la passa bene, visto che è stato operato di recente di cistifellea), due sono tornati al lavoro, gli altri sono agli arresti domiciliari o con obbligo di firma. Abbiamo parlato con uno di loro, di cui non facciamo il nome per rispetto e per tutelarne la privacy. Guardandolo in faccia sembra uno di noi, lavora, ha una famiglia, ma nel sangue un fattore comune a tutti noi il DNA granata...quello vero!

Immagine non disponibile

Torniamo a quel fatidico 25 agosto. Raccontaci come sono andate le cose, fin dalla mattinata.

“L’ho detto anche al Gip, durante l’interrogatorio. Mi prendo la responsabilità di quello che è accaduto dal notaio Marocco. Ho fatto irruzione, ma non ho spaccato nulla, né minacciato né fatto del male. Al notaio ho solo detto: ‘Giovannone non firma la condanna a morte del Toro’. E l’ho detto a nome di tutto il popolo granata”.

E poi, quando c’è stato l’assedio del Campanile?

“Sono stato uno dei primi ad arrivare. Ho parlato con una delle guardie del corpo di Giovannone, dicendo che eravamo pronti a fare da garanti, che non gli sarebbero successo nulla, se veniva via con qualcuno di noi. Lo avremmo scortato in Comune, visto che il Prefetto lo stava cercando e aveva detto di averlo convocato. Ma Giovannone si è rifiutato di uscire”.

Però qualcosa poi è successo, c’è stata l’irruzione nell’hotel…

“Dopo qualche ora di attesa una ragazza, tra l’altro molto giovane e sicuramente non appartenente ai gruppi organizzati, ha perso la testa e si è scagliata contro la polizia che c’era all’ingresso del Campanile. Noi siamo intervenuti per difenderla, non so da chi sia partita la prima scintilla, ma è chiaro che in quel momento si è perso il controllo della situazione. Ma non volevamo ammazzare nessuno o fare del male. Per una semplice ragione”.

Cosa vuoi dire, per concludere?

“Mi assumo le responsabilità di quello che ho fatto. Sono pronto a farmi carico dei danni dell’hotel e del poliziotto ferito, se serve per la causa dei miei fratelli granata. Vorrei che tornassero subito a casa anche i due rimasti in carcere. Non siamo teppisti, l’abbiamo fatto perché in ballo c’era la sopravvivenza del Toro”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti