di Ivana Crocifisso Tempo di derby Primavera. E Torino-Juventus qualcuno l'ha giocata più e più volte, da piccolo Pulcino a giovane giocatore della Primavera. Si chiama Tommaso ma per tutti è Ricky, che poi è il suo secondo nome. Con la y finale? Con la 'c' prima della 'k'? “Ognuno lo ha trasformato a modo suo. Da piccolo, a scuola, mi facevano scrivere Riki”. E allora Riki Vailatti...
di Ivana Crocifisso
Tempo di derby Primavera. E Torino-Juventus qualcuno l'ha giocata più e più volte, da piccolo Pulcino a giovane giocatore della Primavera. Si chiama Tommaso ma per tutti è Ricky, che poi è il suo secondo nome. Con la y finale? Con la 'c' prima della 'k'? “Ognuno lo ha trasformato a modo suo. Da piccolo, a scuola, mi facevano scrivere Riki”. E allora Riki Vailatti sia.
Per uno come lui, cresciuto in granata e protagonista di tante sfide con i cugini bianconeri, non deve essere difficile spiegare quello che il derby suscita nell'animo di ogni giocatore del Toro.
Campionato Primavera, Torino-Juventus. Cosa ti viene in mente?
Mi vengono in mente due partite in particolare. Una persa 2-1, segnò Fresi per loro, e quella in casa (entrambe nella stagione 2003-04, ndr) che stavamo vincendo 1-0. Poi un'espulsione e arrivò il pareggio da parte della Juve, un peccato. Una Juve molto forte quella, c'erano Mirante, Palladino, Masiello. Ma noi ce la giocavamo lo stesso, eravamo all'altezza.
Si parla sempre del derby come di una gara particolare. Puoi spiegarcene il motivo?
Sì, il derby è una gara diversa da tutte le altre. Chi come me giocava nel Toro da sempre, tifando per quei colori, non poteva considerare quella con la Juventus una partita e basta. No, noi aspettavamo solo quella partita, per tutto l'anno. Era una battaglia, giocavamo per vincerla. E ci bastava quello per l'intera stagione. A parole non riesco a spiegare, è un'emozione che va vissuta. Loro avevano qualità, ma noi avevamo il cuore, il famoso cuore granata. C'è, esiste. E poi avevamo fame, quella che loro non avevano.
Ma ora parliamo di te. Hai mai pensato a cosa sarebbe accaduto se avessi lasciato il Toro in quella estate del 2005?
Avevamo appena vinto il campionato di B, guadagnato la serie A. Poi c'è stato il fallimento. Andarmene? Sì, avevo molte offerte. Ma io volevo vincere la A con il Toro. Di nuovo. Non mi interessava altro. Sono piemontese e tifo Toro, ho vinto due volte il campionato. Per me conta questo, nient'altro.
Spesso si parla dell'importanza dei tecnici nel Settore giovanile. Sono loro a formarti, a consigliarti, a farti crescere. Vista la tua lunga militanza ti chiediamo di farci non uno ma due nomi.
Dico Giacomo Ferri e Giovanni Zichella. Due persone fantastiche, sia dal punto di vista del lavoro che come uomini. Sono persone che sento ancora, che mi aiutano e consigliano. E proprio adesso che sono svincolato mi alleno da Zichella, al Saint Cristophe. Ferri e Zichella sono due persone vere.
Sembrava fatta per il Gubbio, dopo l'esperienza con la Ternana. Come mai non è arrivato l'accordo?
Meglio non parlarne, sì, era praticamente tutto fatto poi l'accordo è saltato. Adesso sto continuando ad allenarmi con Zichella, nel frattempo ci sono delle proposte, vediamo come andrà.
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