Segue da sempre i campionati esteri, è direttore sportivo e grande esperto di calcio africano. Ai microfoni di TN Malu Mpasinkatu ci parla del Torino, del mercato, dei...

Segue da sempre i campionati esteri, è direttore sportivo e grande esperto di calcio africano. Ai microfoni di TN Malu Mpasinkatu ci parla del Torino, del mercato, dei giovani e di tanto altro.

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Ciao Malu, anche a te chiediamo un bilancio sulla prima parte di stagione del Toro, cosa ne pensi?

Il bilancio finora è sufficiente e la posizione di classifica del Torino rispecchia le attese, anzi, molte squadre più attrezzate gli sono dietro. La squadra deve lottare per la salvezza e ci sta riuscendo ma la serie A è diversa dalla B, qui i valori fanno la differenza e , sebbene rispetti Ventura e il suo ottimo lavoro, dico che questa rosa avrebbe bisogno di maggiore qualità.

Quindi in questa sessione di mercato dove pensi sia meglio intervenire?

Prenderei un vice Bianchi, un attaccante che sappia fare goal in questa categoria e poi un centrocampista in grado di far girare la squadra, uno alla Almiron o alla D’Agostino, se il Siena lo libera. Pensavo anche ad un terzino sinistro ma D’Ambrosio ha dimostrato di cavasela molto bene in quel ruolo.

A proposito di Almiron e D’Agostino: sono due giocatori buoni ma non più giovanissimi, non credi?

E’ vero, anche se D’Agostino è ancora nel pieno della sua maturità calcistica, e poi al Toro serve fare punti adesso e quindi deve prendere giocatori già pronti, in grado di dare un apporto immediato, non un giovane da far maturare in Primavera, quello è un altro discorso.

Il papabile acquisto Donadel ti convince?

Sicuramente è un elemento che conosce bene la categoria e che avrà grande voglia di rivalsa dopo essere stato a lungo fermo per un infortunio, l’incognita è legata alla sua tenuta fisica, con il rischio di avere poca gamba e poco ritmo partita; quando si interviene a gennaio servono giocatori subito pronti, non puoi aspettare, anche perché in A la condizione atletica fa la differenza.

Petrachi ha dimostrato di essere molto abile sul mercato italiano, conoscendo bene la serie B e la Lega Pro, tuttavia ha sempre battuto poco il mercato estero, come fare secondo te per migliorare questo aspetto?

Bisogna seguire il modello Udinese, anche perché, specialmente in questo periodo di austerity economica generale, l’area scouting è importantissima. I friulani scoprono giocatori in loco, li prendono con budget ridottissimi, li mettono in vetrina e spesso li rivendono a prezzi altissimi mettendo a posto i bilanci. Io non so assolutamente quale sia il budget a disposizione di Petrachi ed ogni ds ha il suo mercato di riferimento ma seguire questa filosofia può essere molto conveniente.

Tra poco inizierà la Coppa d’Africa, puoi già farci qualche nome da seguire con particolare attenzione?

Sì, mi piace molto Babacar del Niger, un esterno d’attacco veloce, tecnico e rapido, l’ideale per il 4-2-4 di Ventura. Poi seguo con attenzione anche Sunzu dello Zambia campione in carica, anche se qui credo sia più difficile per il Torino arrivarci, in quanto il ragazzo gioca in Congo, nel Mazembe, ed è in procinto di passare all’Arsenal per 5 milioni di euro.

In una precedente intervista apparsa qui su TN con Federico Casotti sottolineavamo il pregiudizio e la diffidenza presenti in Italia nei confronti dei calciatori africani, ritenuti troppo indisciplinati tatticamente, concordi ?

E’ la mentalità anacronistica italiana, sono discorsi senza capo né coda. In Belgio, Francia, Spagna e Inghilterra, il campionato più bello del mondo, i calciatori africani sono numerosissimi. Qui sono pochi, evidentemente perché qualcuno di loro è arrivato, ha avuto problemi di ambientamento e da lì si è creato un pregiudizio. I giocatori africani hanno dimostrato di essere tatticamente ordinati e affidabili, basti pensare a Benatia dell’Udinese; oltretutto spesso sono giocatori cresciuti nei settori giovanili francesi o belgi, non arrivati dall’Africa a vent’anni, e quindi è ancora più assurdo pensare queste cose di loro. In realtà inoltre per questi ragazzi l’Italia non è più una prima scelta, ma preferiscono altre destinazioni proprio per il modo in cui spesso vengono considerati. Bisogna crederci di più e saper toccare le loro corde giuste.

A proposito di giovani calciatori africani: nel Toro c’è Diop, un giocatore di grande prospettiva, non pensi?

Io lo lancerei, insieme a Parigini. In annate economicamente difficili come queste i giovani sono una carta da giocare, specialmente se li si ha già in casa. Per via della crisi il Milan non ha investito e De Sciglio ed El Shaarawy sono venuti fuori alla grande. In Italia in tutti i campi lavorativi, non solo nel calcio, non si crede nei giovani, mentre all’estero a 17 anni già li buttano nella mischia. Io non credo alla paura di bruciarli: se uno è forte è forte e poi il tifoso, specialmente quello granata, non fischia un ragazzo se vede da parte sua impegno e lotta ma lo incoraggia.

Grazie Malu.

Grazie a voi, auguri a tutti.

Roberto Maccario

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