Credo che Cairo abbia capito che il Torino non è soltanto un business e mi sembra si stia muovendo nella direzione giusta.

E’ stato rimbrottato in diretta da Mentana, per una citazione sul Toro durante una moviola, al mondiale non tiferà per l’Italia ma per l’Argentina “per ragioni famigliari, ho parenti in laggiù e poi...anche Veron è del Toro. Ha sempre detto che la prima maglia che ha indossato è stata quella del Toro, dono di Pato Hernandez, tosto centrocampista degli anni ’80, molto amico del padre del campione argentino dell’Inter”.

CONTROCAMPO

E' Matteo Dotto, classe ’63, giornalista, affezionato lettore del forum di Toronews, “scoperto in concomitanza della marcia dell’orgoglio granata, fatta con moglie e due figlie partendo all’alba da Milano insieme al cugino Mauro Cagnino”. Fratello di Emanuele Dotto, radiocronista di “Tutto il calcio minuto per minuto” e tifoso dell’Alessandria, è nato e cresciuto a Genova da genitori piemontesi, poi il trasferimento a Milano per lavoro. Vieri-Poletti-Fossati la griglia di partenza del primo Toro che ricorda. Ricorda che le uniche botte prese allo stadio in tanti anni le ha rimediate durante un Genoa-Torino dell’81-82 vinto con gol di Pulici a dieci minuti dalla fine, nella prima stagione di Giacomini. Dopo il praticantato all’Intrepido due anni in Mediaset dal 1992-1994, ha lavorato al Guerin Sportivo, al Giorno, e dal 1996 sono tornato in Mediaset.

Cos’è per lei il Toro ?

E’ la mia infanzia, e ora è tornato forte il senso di appartenenza con la marcia granata. Mi chiamò Gianluca Tartaglia, presidente del Torino club Menfi, che tramite l’amico e collega Gramellini aveva saputo del mio tifo, un po’ intiepidito dall’avvento di Borsano, la cessione di Lentini. Eppure nonostante la Coppa Italia vinta nel giorno del mio matrimonio con Marcella, fanatica della squadra granata, che mi ha dato due figlie Costanza 8 anni e Francesca di 4, anch’esse tifose del Toro per scelta e passione. La più piccola il giorno dopo lo spareggio Toro-Perugia di giugno 2005 mi disse “glielo dico ai miei amici che il Toro esiste”.

E’ un Toro che nasce o che risorge ?

Preferisco pensare che risorga, mi piace pensare a una continuità. E’ un anno zero rispetto allo sfacelo precedente ma non rinneghiamo la nostra gloriosa storia.

Va allo stadio o segue da lontano ?

Purtroppo abbastanza da lontano per lavoro.

Qual è il giocatore simbolo di oggi ?

Muzzi, perché ha stupito molti se non tutti quanti credevano che venisse qui a svernare, a chiudere la carriera. Invece ha dimostrato di essere un trascinatore, un vero guerriero dal cuore Toro.

E di ieri ?

Avevo un’insana passione per Patricio Hernandez ma stravedevo per i giovani tipo Bonesso e Pietro Mariani, per la capacità di continuare nonostante i gravi infortuni che ha subìto.

E i giovani ?

Rosina mi piace per la tecnica, per come si sacrifica. Mi piaceva molto Acquafresca, tra l’ultima nidiata Gigliotti ha ottime qualità e Piroli.

Il Filadelfia: giusto ricostruirlo o meglio voltare pagina e chiudere con la retorica granata ?

Sarebbe cosa buona e giusta ricostruirlo, tanto quanto demenziale abbatterlo. Non è stata abbattuta la torre di Maratona, in quanto monumento nazionale, non capisco perché lo abbiano fatto con uno stadio che aveva cento motivi in più per stare in piedi.

Cairo è un nuovo Pianelli ?

I sentimenti ci portano a illuderci che possa essere un nuovo Pianelli, ma il calcio di oggi è molto più simile a quello di Borsano, che personalmente detestavo, ma i successori lo hanno fatto rivalutare. Abbiamo rischiato di fallire, ma almeno abbiamo vinto qualcosa.

Cosa si aspetta dalla nuova società ? Solo risultati sportivi o anche…un modello ?

Credo che Cairo abbia capito che il Torino non è soltanto un business e mi sembra si stia muovendo nella direzione giusta. Mi è piaciuto molto il suo realismo e la sua capacità di mantenere i piedi per terra. Per ora le poche promesse le ha mantenute.

Un giudizio sulla campagna acquisti.

Irreprensibile. Adesso sta a De Biasi non tradire le attese. Fino a questo momento le promesse fatte da Cairo sono state mantenute, magari non sono arrivati fenomeni titolari da serie A, ma sono innesti di qualità, almeno sulla carta.

C’è un giocatore che ti piacerebbe vedere in maglia granata?

Il cileno Cordova, che adesso fa il separato in casa ad Ascoli, ha tiro da lontano e visione di gioco e in questo momento mancano un po’ i gol dei centrocampisti, anche se magari nel modulo di De Biasi i centrocampisti di qualità sono gli esterni. Tutti speriamo di andare in A, e realisticamente è fattibile, anche perché quest’anno non c’è lo squadrone che viene spinto. E poi l’anno prossimo con una squadra ricca di over-30 servirà uno svecchiamento.

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