Oggi pomeriggio dalle 17.30 alle 19,00 presso il Teatro 7 di corso Regio Parco 146 a Torino, verrà presentato: il libro di Antonio Cracas "Mi era rimasto un calzettone", che narra la storia romanzata di Patrizio Sala, ex calciatore del Torino, campione d'Italia '75/76 e della Nazionale.  Oltre all'autore ed al protagonista del...

Oggi pomeriggio dalle 17.30 alle 19,00 presso il Teatro 7 di corso Regio Parco 146 a Torino, verrà presentato: il libro di Antonio Cracas "Mi era rimasto un calzettone", che narra la storia romanzata di Patrizio Sala, ex calciatore del Torino, campione d'Italia '75/76 e della Nazionale. Oltre all'autore ed al protagonista del libro saranno presenti, alcuni scrittori e giornalisti e anche ex compagni di Patrizio Sala nella straordinaria formazione granata degli anni '70. L'ngresso è aperto al pubblico.

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Patrizio Sala nelle pagine del libro, amichevolmente raccolte da Antonio Cracasa si racconta più come uomo che come calciatore presentando l'immagine di un uomo leale per il quale lo sport, e il lungo periodo trascorso come calciatore del Torino, ha rappresentato un momento importante della sua vita

Abbiamo incontrato Patrizio Sala e Antonio Cracas per una breve intervista prima della presentazione del libro che avverrà oggi pomeriggio.


Patrizio Sala, questo libro racconta la tua storia di calciatore?

E' la storia di un ragazzo che cresce con il pallone in mano e poi lo trasferice ai piedi. Ho incominciato a giocare fin da bambino all'oratorio, poi mi sono trasferito a Monza. Ho avuto la fortuna di trovare sulla mia strada un allenatore che mi ha fatto vivere l'avventura della Serie A, che sognavo fin da bambino.

Ma è la storia dela tua vita o di quella di calciatore ?

La storia racconta tutta la mia carriera di calciatore che è poi quella della mia vita, avendo dedicato tutto me stesso per questo obiettivo che vedo raggiunto poi con la conquista della maglia azzurra e con esperienze in altre squadre importanti, ma è chiaro che questo è un libro molto granata, in quanto ci sono episodi che mi legano e mi conducono al palcoscenico granata nel quale ho vissuto anni indimenticabili che mi hanno legato profondamente a questi colori che amo.

Come hai conosciuto l'autore di questo libro?

Ho conosciuo Antonio Cracas, attraverso un amco comune che un giorno mi ha chiesto perchè non avevo ancora scritto un libro sulle mie esperienze da calciatorere. Poi mi ha presentato Antonio e con lui ho condiviso quello che chiamerei un piccolo romanzo raccontato a chi mi è amico. Per cui lui lo dedica a me e io lo dedico a lui. E' un libro piacevole da leggere e di questo gli sono molto grato.

Quanto la rispecchia il libro?

Rispecchia molto quello che sono e rispecchia la familiarità che io cerco tutti i giorni. Mi riconosco molto in quello che ha scritto Antonio, che poi è stata la mia vita, la mia vita di campagna, dove spensieratamente andavo a rubare le ciliegie, saltavo un fosso, mi arrampicavo per scavalcare una rete, un muro. Qualsiasi cosa che per me rappresentava una sfida. All'oratorio ho vissuto momenti davvero felici, con un parroco che giocava con noi ragazzini a calcio. Direi che la mia è stata un'infanzia che auguro a tutti i bambini del mondo.

A chi consiglia il libro?

Lo consiglio a tutti, a coloro che vogliono vivere lo sport spensieratamente e senza grandi assilli, senza grandi aspettative. Vivere giocando per me è stata ed è tuttora una filosofia di vita. La vita è un gioco e io l'ho vissuta come un gioco.

Antonio Cracas, nel tuo libro parli di Patrizio Sala non solo come calciatore, ma anche come uomo. Qual è l'immagine che ne emerge?

Sala era ed è rimasto una persona umile ma coraggiosa, entrava in campo e non considerava gli avversari come tali ma dei colleghi che giocavano con l'altra maglia. Patrizio era così ed è così anche oggi, non ha peli sulla lingua, ama il calcio e i suoi valori che si stanno ormai frantumando, ancora oggi insiste e lo insegna ai suoi ragazzini delle scuole calcio. Io l'ho seguito molto durante il suo lavoro di allenatore prima di scrivere questo libro, quando insegna e sta con i ragazzi della sua scuola è spinto da una evidente e grande passione, da amore per quello che fa, da attenzione per quello che può offrire come esempio Come calciatore, istruttore, opinionista televisivo, uomo quaunque o qualsiasi altra cosa, lui vive le sue passioni e lo fa con grande professionalità, soprattutto con grande entusiasmo e amore per il prossimo.

Un esempio quindi da seguire?

Assolutamente si, il bambino che cresce in una società ha bisogno di esempi, nel mondo mediatiatico in cui viviamo è importante trasmettere agli adolescenti atteggiamenti positivi e costruttivi come la volontà, il sacrificio, il comportamento corretto nei confronti degli altri, la passione, l'amore. Chi ha talento calcistico trae spinta tutto questo, chi non ce l'ha, ne trarrà vantaggio comunque nella vita quale utile formazione peril suo futuro, anche se riporrà nel cassetto il sogno di diventare un calciatore. Ci sono tante cose più importanti a cui dedicare la propria esistenza.

Patrizio, ci tenevi a questo libro? Un personaggio tanto amato dai tifosi del Toro non poteva non avere un titolo a lui dedicato nella grande bibliografia granata...

Ci tenevo molto, e per questo ringrazio Antonio Cracas che mi ha richiesto un anno fa, sorprendendomi, di poter scrivere un libro su di me. Non ci tenevo per passare alla storia ma semplicemente per raccontare me stesso, quello che ero e quello che sono rimasto. Un uomo che ha avuto fortuna nella vita perchè possedeva un talento in quel momento ricercato ma soprattutto un compagno di viaggio di tanti splendidi ragazzi come me, poi diventati campioni di calcio on la maglia granata e con cui ho avuto l'onore di giocare e condividere parte della mia vita. I nomi li conoscete tutti, a me piace riassumerli così: ' Il Toro'.

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