Mosso: il centenario è storia di famiglia

Per lui il centenario è un affare di famiglia, non è solo un evento. Ha sentito, ha vissuto, ha respirato Toro da sempre è Italo Mosso, il figlio di Mosso I.
La famiglia Mosso è un pilastro della storia granata ante Superga, suo padre insieme ai suoi tre fratelli, hanno giocato nel Toro dal 1911 al 1924. I primi due fratelli giocavano all’attacco, nel 1913 e nel 1914 furono…

di Ermanno Eandi

Per lui il centenario è un affare di famiglia, non è solo un evento. Ha sentito, ha vissuto, ha respirato Toro da sempre è Italo Mosso, il figlio di Mosso I.
La famiglia Mosso è un pilastro della storia granata ante Superga, suo padre insieme ai suoi tre fratelli, hanno giocato nel Toro dal 1911 al 1924. I primi due fratelli giocavano all’attacco, nel 1913 e nel 1914 furono i capo cannonieri del campionato. Italo è commosso, snocciola ricordi, pensieri, di una vita in granata che si specchia in un centenario di incandescente freschezza.
Che cosa le hanno trasmesso suo padre e i suoi zii?
‘L’amore per questa squadra, in primis. L’etica, la volontà di combattere, il sapersi comportare nella vita come in un campo da calcio, il rispetto per gli avversari, essere un gentiluomo. Essere sempre sincero e non mascherarmi mai’
Cosa significa, per lei, cent’anni di Toro?
‘La mia vita e la storia della mia famiglia. Toro e Mosso un binomio indistricabile.”
Ha dei ricordi di suo padre?
‘Sì, era un uomo meraviglioso. Mi ricordo quando il Torino gli regalò, in occasione del centesimo match una medaglietta d’oro. Mi parlava spesso della tournee in Argentina del 1914, pensi che era stata finanziata in parte dai genitori dei calciatori, quella sì che era vera passione. Una caratteristica di allora era la versatilità dei giocatori. Mio padre iniziò la carriera da centravanti, si ruppe il menisco e divenne portiere, per quattro mesi ha allenato il Toro e infine si è ripreso dall’infortunio ed è tornato a giocare in avanti. Oggi sarebbe impensabile’
Cosa rimpiange del calcio di allora?
‘Nel calcio attuale manca l’attaccamento alla maglia, lo spirito di appartenenza.’
Come giudica l’attuale presidente Cairo?
‘È un grande trascinatore. Non posso che ringraziarlo per aver salvato il Toro dalle sabbie mobili in cui stava sprofondando. Sono sicuro che ci salveremo e poi forse ci farà sognare’
Lei, come testimone della storia del Toro, cosa vuol dire ai tifosi granata, alle soglie del centenario?
‘Credere sempre nel Torino, possono cambiare i presidenti, i giocatori, ma la fede no! Quella è immutabile, perché il Toro è un valore assoluto’

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