Una penna tagliente, una scrittura graffiante e un grande cuore granata che batte fortissimo da una vita intera: questo è Giampaolo Ormezzano, storico giornalista e grande protagonista della nostra intervista natalizia.  

Una penna tagliente, una scrittura graffiante e un grande cuore granata che batte fortissimo da una vita intera: questo è Giampaolo Ormezzano, storico giornalista e grande protagonista della nostra intervista natalizia.

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Buongiorno Signor Ormezzano: siamo arrivati a Natale, che Toro ha visto? Può farci un bilancio della stagione granata fino ad oggi ?

Siamo partiti bene, forse ci siamo illusi dopo un buon inizio ma poi sono sorti i soliti problemi. Abbiamo perso diverse partite, a volte gli arbitraggi non ci hanno aiutato ma in generale devo dire che la squadra è molto debole, anche se forse con un po’ di fortuna riuscirà a salvarsi.

Per il mercato di gennaio cosa si aspetta? Di cosa avrebbe maggiormente bisogno il Torino ?

Di un giocatore alla Steven Gerrard, un centrocampista tuttofare e capitano, un trascinatore alla Giorgio Ferrini. Purtroppo però credo che arriveranno i soliti sconosciuti, oppure gli scarti di qualche altra squadra venuti qui per chiudere la carriera; i soldi ci sarebbero anche ma non si vogliono spendere o si spendono male, continuando a tirare a campare, cosa che finora è riuscita abbastanza bene.

Ora una domanda da mille punti, quella che tutti i tifosi granata si fanno: posto anche che il Torino riesca a salvarsi grazie alla buona sorte e al livello non altissimo di questa serie A, all’inizio della prossima stagione quale sarà lo scenario? Quali saranno le prospettive?

Non ci sono prospettive, lo ribadisco: si tira a campare. Però, vi dirò, non è poi un male: io in questo calcio non mi riconosco, anche se venisse uno sceicco a comprarci e a farci vincere tutto non me ne importerebbe nulla, non voglio essere il primo tra i porci, quindi meglio Cairo piuttosto che un miliardario straniero. A me piace il Torino come simbolo, mi piace Ferrini che si stringe le maniche nei pugni perché ha freddo, mi piace l’essere diversi dagli altri, l’essere onesti, puliti e spiritosi, al di là dei risultati. E’ difficile spiegare cosa vuol dire essere granata e sinceramente non lo voglio nemmeno fare perché è una cosa di cui sono molto geloso, che voglio custodire insieme a pochi eletti; dico solo che tifare Toro significa essere contro, significa averle viste tutte, significa amare il vino rosso.

Crede che questo spirito di cui lei parla sia ancora vivo? Specialmente tra i giovani?

Certo che è ancora vivo: per esempio io ho otto nipoti e tutti loro comprendono in pieno questi valori.

Cosa vuole dire al popolo granata in vista del Natale e del nuovo anno?

Due cose. La prima è: chi vuol essere tifoso del Toro lo faccia, ma sappia che non è facile. La seconda è una mia massima: ci sono due disgrazie nella vita, per una donna l’essere nata in Afghanistan, per un uomo tifare Juve.

Grazie e tanti auguri.

Grazie a voi, buon Natale a tutti i tifosi del Toro.

Roberto Maccario

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