di Ivana Crocifisso - Fresco di promozione in Lega Pro con il Cuneo, risultato a cui ha contribuito con i suoi trentuno gol, e freschissimo di scudetto di categoria (battuto il Perugia due giorni fa, 1-0) Enrico Fantini, trentacinque anni ma ancora tanta voglia di mettersi in gioco, non ha mai nascosto l'amore per i colori granata. Uno dei giocatori del primo Toro di Cairo, gruppo che riuscì a rendersi protagonista di un'annata...

di Ivana Crocifisso - Fresco di promozione in Lega Pro con il Cuneo, risultato a cui ha contribuito con i suoi trentuno gol, e freschissimo di scudetto di categoria (battuto il Perugia due giorni fa, 1-0) Enrico Fantini, trentacinque anni ma ancora tanta voglia di mettersi in gioco, non ha mai nascosto l'amore per i colori granata. Uno dei giocatori del primo Toro di Cairo, gruppo che riuscì a rendersi protagonista di un'annata da incorniciare culminata con la promozione dopo la finale play-off vinta con il Mantova.

Annata piuttosto balorda, per non definirla catastrofica, l'ultima del Torino.
"Sì, di sicuro dal Toro ci si aspettava di più, i tifosi sono giustamente delusi dalla stagione appena conclusa."

Quando le cose vanno male si tira spesso in ballo l'ambiente, le famose 'pressioni' della piazza. Ma è veramente colpa di un ambiente troppo 'caldo'?
"Assolutamente no. Se si ha paura delle pressioni allora non si deve fare il calciatore. Fa parte del nostro mestiere. Io avrei dato la vita per giocare quindici anni di fila al Torino e alla Fiorentina, piazze importanti, calde, che rendono un giocatore veramente orgoglioso."

Si cercherà di dimenticare e di ripartire, più in fretta possibile. Con Ventura. Cosa ne pensi di lui?
"Scelta giustissima. Ventura è uno degli allenatori più preparati sulla piazza. E non solo, le sue squadre giocano molto bene, e questo non guasta. Torino merita di vedere, oltre al vecchio cuore granata, anche del bel calcio. E lo meritano anche i tifosi. Si spera ovviamente che certi errori, commessi dalla squadra, non vengano più ripetuti."

Errori, appunto. Tanti, troppi, durante l'anno. Anche se solo da fuori, che idea ti sei fatto?
"Da fuori è difficile dare un giudizio, quando si è dentro è un'altra cosa. Si vedeva una squadra dove l'unico realizzatore era Bianchi, con gli altri attaccanti un po' frenati. E poi veramente troppi gol presi nonostante dei nomi di tutto rispetto. Ma è impossibile sapere cosa sia successo davvero."

Difficile dire cosa sia mancato, facile però partire dalle caratteristiche che una squadra deve avere.
"Ci deve essere gruppo, ho vinto 4 campionati di B e adesso uno di D. E se c'è una cosa che accomuna queste esperienze è il gruppo. Un gruppo amico, che ha voglia di lottare, non tanti gruppetti. Quando c'è gruppo anche fuori dal campo, sul terreno di gioco si vede, ci si aiuta, si dà il massimo anche per l'altro. E non dipende da chi va in campo, non parlo dei titolari. Io credo che il gruppo debba essere tale al di là di chi gioca. Tutti devono giocare per il Torino. Automaticamente giocando bene per il Toro giocano bene per sé stessi."

Cairo ha definito quello della stagione appena terminata il gruppo più forte...
"Sì, ma il nostro era il suo preferito (ride, ndr). Questo era più forte nei nomi, ma i nomi non fanno la differenza. Il nome può risolvere una o due partite. E basta."

E il tuo futuro Enrico? Continuerai con il Cuneo?
"L'intenzione è quella di restare, incontrerò la società in settimana. Vorrei fare un anno in Lega Pro, poi si vedrà."

Grazie e in bocca al lupo.
"Crepi, grazie a voi"

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(Foto: M. Dreosti)

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