Sessant’anni di vita, una vita nel Toro

Uno dei miti viventi della storia del Toro. Renato Zaccarelli sta sul terzo gradino del podio dei più granata di sempre (dietro due che furono entrambi suoi compagni di squadra, Ferrini e Pulici), ma é dentro al cuore di tutti i tifosi, laddove non ci sono classifiche, solo amore e gratitudine.
Oggi, questa colonna compie 60 anni, di cui due terzi vissuti in granata. Arrivato in riva al Po che era ancora minorenne, in prima squadra…

di Redazione Toro News

Uno dei miti viventi della storia del Toro. Renato Zaccarelli sta sul terzo gradino del podio dei più granata di sempre (dietro due che furono entrambi suoi compagni di squadra, Ferrini e Pulici), ma é dentro al cuore di tutti i tifosi, laddove non ci sono classifiche, solo amore e gratitudine.
Oggi, questa colonna compie 60 anni, di cui due terzi vissuti in granata. Arrivato in riva al Po che era ancora minorenne, in prima squadra sarebbe rimasta poi fino al 1987, e fino all’ultimo fu brillante in campo (anche quando, da mezzala di rendimento, si reinventò libero di classe). Giocatore, allenatore, dirigente, il baffo é passato indenne anche attraverso le bufere societarie che hanno caratterizzato un’epoca ben diversa da quella che l’aveva visto capitano del suo Toro, e stella in Nazionale.

Sessant’anni, beh”, dice lui, col sorriso che gli conosciamo, “il tempo va via veloce. Ho però la fortuna di poterlo festeggiare con la famiglia, e la fortuna di avere la salute, che sarà pure banale dire quanto é importante, ma…”. In tanti approfittano delle cifre tonde per fare excursus sul proprio passato: “Nella vita ho passato momento positivi e altri meno, come tutti; ciascuno fa parte comunque del bagaglio che ci si porta dietro. La data di oggi la prendo come l’aprirsi di un nuovo capitolo, che non so cosa mi riserverà”.

Quanti, di questi anni, nel Toro? “Tanti”, dice, “ho iniziato nel ’69, i conti fateli un po’ voi. Io sono nato ad Ancona, ma Torino é diventata la mia città, sotto il profilo sportivo con grandi soddisfazioni, e poi tutta la mia famiglia é cresciuta e in parte anche nata qua. Con la maglia granata addosso, e poi in società, ci ho passato una vita”. Tutti lo ricordano, in tanti lo rimpiangono: “Non può che farmi piacere”, dice Zac, “anche perché vuol dire che qualcosa ho fatto, e forse non solo in campo; se si ha un bel ricordo del sottoscritto, deve essere per il rapporto che ho avuto con la città e la gente. E’ molto bello questo”.

Oggi il Torino é tutt’altra cosa, rispetto a quello che ha conosciuto; ma il “baffo” preferisce tenere un profilo basso. “Per poter dare un giudizio -dice- bisogna vivere da dentro una realtà. Certo, io sono in fervida attesa di vedere una squadra che possa tornare a giocare dove e come le compete, a fare quel che “il Toro” deve fare. Ma lo sono come ogni altro semplice tifoso, mi limito a sperare perché mi rendo conto che certe cose, dette da me, possono essere interpretate ed avere un’eco diversa. Dunque, speriamo. Speriamo il bene per il Toro, che seguo quando posso allo stadio, e quando non posso, comunque, da lontano”.

Un rimpianto, per questo compleanno: “Non poter ricevere gli auguri da persone che sono state tanto importanti per la formazione mia, e di tanti altri ragazzi. Penso solo ai più recenti, il dottor Siracusa, Tardito… Persone che mancano“.
Ancora auguri a Zac, di cuore, da tutta la gente del Toro. “Fa tanto piacere riceverli, vorrei tramite voi ringraziare e salutare tutti i tifosi”.

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