Moggi ha avuto le sue responsabilità, ma non era solo.

Un pennellone immobiliare. L’ultimo centravanti ad aver alzato una Coppa Italia è tornato sul luogo del misfatto, a Roma, dove ha fissato la sua dimora e dove svolge la nuova professione di imprenditore immobiliare. Con la maglia granata 93 presenze sparse fra il triennio 1993-94-95, più il ritorno nel 2000 per un totale di una trentina di reti fra campionato e coppe. La sua doppietta all’Olimpico fu determinante per la conquista della Coppa Italia 1993 in una finale epica, caratterizzata da tre rigori assegnati alla squadra di casa.

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Silenzi, come vive la crisi del Toro?

"Il Toro lo seguo sempre con grande affetto e con il cuore, i risultati di questo periodo non ci appagano per niente, ma sono sicuro che ne verrà fuori".

Una crisi che interessa soprattutto il reparto avanzato, come se ne esce?

"Avendo giocatori di categoria che fanno gol, anche perchè i moduli contano fino a un certo punto, serve amalgama e spirito di sacrificio".

Meglio una formula con due attaccanti o con due trequartisti a ridosso di un’unica punta? "Personalmente quando ho giocato un anno da punta unica con 2 trequartisti dietro ho reso di più, perché ho segnato oltre 20 reti, ma perché ero in forma e mi davano certi palloni che era difficile sbagliare. Poi l’anno successivo abbiamo cambiato modulo con Rizzitelli e ho giocato più per lui che per me. Per cui quell’anno cantavo e portavo la croce e quindi ne ho segnati di meno, mentre lui è andato a nozze con gli spazzi che gli aprivo".

Per cui il modulo alla fine conta…

"Il modulo incide, ma non conta il numero di attaccanti che si schierano. Conta la coesione del gruppo. L’Inter domenica con tre attaccanti come Adriano, Crespo e Ibrahimovic non l’ha buttata dentro. In compenso appena è uscito uno dei tre gli spazzi sono aumentati e il gol è arrivato".

Cosa fa adesso l’ex-centravanti della Coppa Italia?

"Sono imprenditore nel settore immobiliare, a Roma dove ogni tanto vedo anche Venturin".

Domenica il cuore era diviso a metà o tiene per la Roma?

"Ho sempre avuto una simpatia particolare per quella squadra. La Roma può entrare nelle prime quattro, bisogna vedere quanto dura sul piano atletico. Se tiene la forma di adesso, può dire la sua, anche se ha meno qualità di Milan e Inter. Però ci sono stati campionati in cui non hanno vinto le più forti, soprattutto dopo i Mondiali".

Lei ha lavorato molto con Moggi, come giudica calciopoli ?

"Io devo le mie fortune in parte a Moggi, che mi ha portato prima a Napoli e poi a Torino. Ma lei non ha idea di quello che capitava nel suo ufficio: arrivavano telefonate di ogni tipo. Gli chiedevano favori per tutto".

Quando c’era lei, Moggi era stato inquisito per la storia delle “accompagnatrici”, la ricorda?

"Quando c’ero io il Toro ha vinto con Moggi una Coppa Italia ed è arrivato in finale di Uefa. Però guardiamo le formazioni…io il primo anno non c’ero, ma c’era gente come Scifo, Marchegiani. Una base importante ci vuole. Puoi portare anche 10 interpreti all’arbitro, ma se non hai la squadra, non ce n’è".

Quindi è stato il capro espiatorio di un sistema marcio?

"Alla fine purtroppo non è cambiato molto. Moggi ha avuto le sue responsabilità, ma non era solo. Dov’era Carraro ? Che cambio c’è stato? E’ tornato Matarrese un vecchio del sistema".

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