Forse sarà passato inosservato alla maggior parte dei tifosi granata ma Simone Giacchetta è un giocatore che ha sempre onorato la maglia del Toro con grande impegno e grande dedizione, riuscendo anche a togliersi la soddisfazione di centrare una promozione in serie A nella stagione 2004/2005, una promozione...
Forse sarà passato inosservato alla maggior parte dei tifosi granata ma Simone Giacchetta è un giocatore che ha sempre onorato la maglia del Toro con grande impegno e grande dedizione, riuscendo anche a togliersi la soddisfazione di centrare una promozione in serie A nella stagione 2004/2005, una promozione poi vanificata dal fallimento cimminelliano. Difensore centrale di grande affidabilità e ora ds della Reggina di Comi, ha militato anche nel Genoa per tre annate e per questo lo abbiamo scelto come doppio ex di giornata.
Buongiorno Simone: l’esperienza in granata può ritenersi positiva?
Assolutamente: ho avuto la possibilità di conoscere il mondo granata e di confrontarmi ad alti livelli, che non è una cosa da poco. Vestire la maglia granata era una grande responsabilità e l’ho sempre fatto con grande impegno e abnegazione, quell’anno eravamo un gruppo importante, con giocatori che hanno fatto carriera come Sorrentino, Marchetti, Balzaretti, Mantovani, Comotto, Quagliarella e Acquafresca, che all’epoca era nelle giovanili. In panchina c’era una persona splendida come Ezio Rossi, poi purtroppo esonerato per fare spazio alla coppia Zaccarelli- Pigino, una coppia che è riuscita a darci una grande spinta nel momento decisivo, con i play-off giocati con grande cuore, in pieno stile Toro.
Per lei poche presenze ma, quando è stato chiamato in causa, si è sempre fatto trovare pronto, vero?
Vero, sono arrivato a fine carriera, negli ultimi giorni di mercato, e non ho potuto fare il ritiro. Ci ho messo un po’ a trovare la condizione, ho giocato contro Crotone e Cesena e poi mi sono infortunato. Quando ho ripreso però ho fatto bene, rispondendo sempre presente e cercando di dare il mio contributo anche di fronte a chiamate importanti, come quelle nelle vittoriose battaglie play-off contro Ascoli e Perugia.
A Genova invece un’esperienza diversa e più lunga, non è così?
Sì, a Genova sono rimasto tre anni, in un periodo difficile per la società rossoblu: quando sono arrivato l’allenatore era Bolchi e il presidente Dalla Costa, il quale però viveva a Mestre e per lui non era semplice gestire la società. La squadra era ottima per la cadetteria, con giocatori come Francioso, Stroppa, Ruotolo, Mutarelli, Codrea e Lorieri in porta. Purtroppo non riuscimmo ad ottenere niente di più della salvezza.
In questo momento Genoa e Torino non se la stanno passando bene. Partiamo dalla situazione dei liguri: una rosa di qualità con elementi come Immobile, Borriello, Kucka, Juan Manuel Vargas, Bertolacci e Merkel ma gioco e classifica assai deficitari, perché? Spogliatoio spaccato?
Non vivo direttamente la realtà genoana ma devo confessare che non mi aspettavo questa classifica, le motivazioni possono essere differenti: dalla difficile intesa tra i tanti stranieri presenti all’ esonero di De Canio che, con i risultati negativi che lo hanno seguito, ha reso l’ambiente molto pesante. C’è tempo e spero che il Grifone recuperi perché è un peccato vederlo in quella posizione: è la società più vecchia d’Italia, con una grande storia e una grande tradizione alle spalle. La piazza è passionale, intensa ed esigente e i sostenitori sono più di una tifoseria, sono un vero e proprio popolo.
Cosa ci dice del Torino invece? Le ultime due sconfitte hanno un po’ demoralizzato l’ambiente: come risollevarsi?
Il Toro è una neopromossa e non deve preoccuparsi se perde il derby o se perde contro il Milan. Capisco che quella con la Juve sia una partita sentita e che dispiaccia uscirne sconfitti ma bisogna capire che il salto di categoria è alto e non incontri più Cittadella o Varese ma degli squadroni con cui è normale fare fatica. I giocatori devono rimanere sereni e lucidi allenandosi per crescere sul campo e puntando alla salvezza, che per ora è l’obiettivo primario.
Lei attualmente ricopre la carica di ds della Reggina, una squadra dove militano due ragazzi legati al Toro da vicende diverse: Vincenzino Sarno e Gianmario Comi, come se la stanno cavando?
Bene, sono due ottimi ragazzi con caratteristiche però molto diverse: Sarno è il classico numero 10, un trequartista molto tecnico e rapido, l’ uomo dell’ultimo passaggio. Dopo un’adolescenza movimentata, da enfant prodige, vuole riprendere fiducia e serenità. Comi invece è un centravanti dal grande cuore granata, sempre vivo e mai domo, forse non è molto elegante nei movimenti ma è giovane, segna tanti goal e ha di fronte a sé un grande futuro.
Un futuro in granata?
Il giocatore è a metà tra Torino e Milan e attualmente gioca in prestito da noi alla Reggina: sicuramente rimarrà qui a Reggio fino alla fine del campionato poi a giugno granata e rossoneri si incontreranno per decidersi sul da farsi.
Grazie Simone.
Grazie a voi.
Roberto Maccario
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