E’ stato il granata più “internazionale” dell’ultima generazione di figli del Filadelfia.
E’ stato il granata più “internazionale” dell’ultima generazione di figli del Filadelfia. Dopo aver assaporato il palcoscenico europeo con Silenzi, Fortunato e Venturin partecipando alla Coppa delle Coppe fino alla disgraziata semifinale con l’Arsenal, Benny Carbone ha girovagato per mezza Italia (Napoli e Inter) prima di trasferirsi in Inghilterra per poi tornare in Italia, prima a Parma e poi a Vicenza per provare poi l’ebbrezza di due mesi nel calcio australiano. Adesso in attesa di tornare a giocare, sarà a Torino a luglio per insegnare calcio ai ragazzi del Torino Fc Camp.
Carbone, cosa fa adesso ?
Sto aspettando l’offerta di una squadra che mi permetta di tornare nel calcio che conta. Ho ancora molto da dare e tante soddisfazioni da togliermi. Sono allenato, fisicamente integro e senza aver mai subito grossi infortuni.
Che fa, si autopromuove ?
Sì, perché mi piacerebbe tornare al Toro. Ci ho provato tante volte negli ultimi anni, anche a gennaio ne ho parlato con Cairo ma non se ne è fatto niente.
Il Toro le è proprio rimasto nel cuore…
Chiudere la carriera in granata dopo essere cresciuto al Filadelfia ed essere diventato Carbone nel Toro sarebbe il massimo. Il Toro è la mia vita. Avrei voluto esserne la bandiera, quando Calleri mi cedette feci non poche resistenze, alla fine accettai per il bene della società.
Lei ha giocato a lungo in Inghilterra, vivendo una realtà che molti vorrebbero applicare in Italia…
La porterei qui perché è tutto completamente diverso. Per la preparazione mentale prima del match, per l’atmosfera che respiri in settimana: entri in campo più sereno e questo significa che poi rendi al 100%. Giocare al calcio in modo tranquillo è uno stimolo fenomenale.
Una tranquillità di cui avrebbe bisogno Abbruscato anche…
E’ fondamentale perché ti permette di tentare le giocate che non ti riescono. Sei rilassato, non hai paura di sbagliare, non hai i tifosi che ti aspettano sotto casa quando le cose vanno male. Tifano e basta, finisce tutto al 90esimo. E’ un lavoro come un altro, i tifosi sono molto educati.
Tanti pregi, e i contro ?
Ci sono indubbiamente. Per esempio se non ti adegui alle loro idee sei tagliato fuori da tutti. Hanno uno stile di vita diverso, la lingua la impari parlandola, ma cenare alle 18 mangiando in un certo modo è anche pericoloso per la vita sportiva.
La cucina inglese poi…
Si può mangiare, ma non più di due volte al mese altrimenti sul campo la paghi se non sei abituato.
E la vita sociale ?
Non me ne parli. All’inizio mi ha creato qualche problema, perché non bevo birra, là c’è l’abitudine di andare al pub per ore uomini con uomini e donne con donne e non è che mia moglie lasciasse uscire me e viceversa tante volte. Però sulla professionalità degli inglesi non si può dire nulla, sul campo danno tutto.
L’Australia è così diversa dall’Inghilterra ?
E' un altro mondo. A Sidney ho vissuto per 2 mesi ed è stata un’esperienza bellissima: c’erano tanti calabresi in città, mi sembrava di stare a casa.
E poi è tornato in Italia…
Sì non potevo trasferire la famiglia, adesso cerco una squadra in cui chiudere bene una bella carriera. E poi speravo nel Toro…
Rosina è calabrese come lei e ha il suo stesso numero di maglia, è il suo erede ?
Assolutamente sì. L’ho conosciuto a Parma come compagno di squadra. E’ un ragazzo d’oro. Ha doti tecniche sopra la media, deve maturare e lo sta facendo in fretta.
In cosa deve ancora migliorare ?
Sul piano fisico e mentale, deve reggere meglio la partita, essere più duro negli scontri, capire quando è il momento di tenere la palla e quando passare. Però è intelligente e sa che quando uno gli parla lo fa per il suo bene.
Come valuta la stagione del Toro ?
Han fatto un buonissimo campionato, a parte gli ultimi mesi dove per poco non si sprecava tutto. Non so quali obiettivi avesse originariamente. L’importante però è stato rimanere in serie A.
Di cosa ha bisogno il Toro adesso ?
Di Benny Carbone…(ride) perché è un giocatore utile per lo spogliatoio, perché quando gioca con la maglia granata da il cuore fino alla fine e aiuta i giovani.
Benny…
A parte gli “scherzi”, il sogno di tutti i tifosi granata è vedere una squadra che giochi da Toro in grado di lottare per la parte alta della classifica.
Ha più rivisto i suoi compagni dopo il centenario ?
Ho giocato a Modena con il Pennellone Andrea Silenzi una settimana fa nella nazionale over 35 allenata da Brighenti ed è stato bellissimo ritrovare lui Mussi, Venturin, Pusceddu, Evani, Apolloni. E' un'esperienza ripetere senz'altro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA