di Valentino Della CasaNel cuore dei tifosi ci è sicuramente rimasto. E a lui è rimasto nel cuore il Toro e tutto ciò che significa vestire quella maglia. Enrico Fantini non nega il suo amore quasi viscerale per il Torino e la Fiorentina, tanto lo hanno colpito le rispettive piazze e l’attaccamento che esiste da parte dei tifosi per questi colori. Lui, tifoso granata, ha anche...

di Valentino Della Casa

Nel cuore dei tifosi ci è sicuramente rimasto. E a lui è rimasto nel cuore il Toro e tutto ciò che significa vestire quella maglia. Enrico Fantini non nega il suo amore quasi viscerale per il Torino e la Fiorentina, tanto lo hanno colpito le rispettive piazze e l’attaccamento che esiste da parte dei tifosi per questi colori. Lui, tifoso granata, ha anche giocato nel Modena, dove ha lasciato comunque un ottimo ricordo.

Ciao Enrico, domanda a bruciapelo. Toro o Modena?
Assolutamente Toro! Mi sento un granata fino al midollo. Ovviamente, e ci tengo che sia ben chiaro, con i canarini ho un bellissimo rapporto, perché anche grazie a loro ho potuto giocare a certi livelli, ma il Toro per me resta sempre il Toro.

Un attaccamento che non passerà inosservato, ma adesso, lucidamente, come pensi che sarà la partita di Sabato?
Sarà difficilissima. Comunque, ripeto, da tifoso spero proprio che il Toro riesca a conquistare i tre punti, perché la squadra deve assolutamente uscire da questo periodo difficile. Comunque, a parte l’Ancona, vedo i granata in netta ripresa. Hanno ritrovato quella voglia di lottare che caratterizza questa squadra da sempre, ed è un segnale molto positivo, anche per l’ambiente.

Quindi sul mercato si è operato bene?
Direi di sì. Probabilmente è stato giusto cambiare. Solo che non si può pretendere tutto e subito da una squadra che praticamente si allena da un mese e mezzo, nonostante sappiamo tutti quanti che siamo già a metà campionato, e il Toro deve recuperare. Secondo me comunque i margini di miglioramento sono ancora molto elevati, e si riuscirà a fare bene.

Nonostante questa ripresa, il presidente Cairo sembra orientato a vendere la società. Che effetto ti fa questa sua decisione?
Un effetto davvero strano. Quando era il mio presidente, cioè il primo anno alla guida del Toro, era appassionatissimo della squadra. Ed era entusiasta del nostro gruppo e di come stavamo lavorando. Un presidente come pochi altri, credetemi. Non spetta a me giudicare se ha fatto errori o meno, resta comunque una decisione di difficile interpretazione.

È stato magico, quell’anno.
Assolutamente, non me lo potrò mai scordare. Al Toro sarei rimasto anche gratis, dico sul serio, e il pres lo sapeva benissimo. A parte questo, non potrò mai scordarmi la finale col Mantova e moltissime altre partite, che hanno fatto vedere quanto attaccamento ci sia da parte della gente per il Toro. I miei ex compagni? Sono rimasto in buoni rapporti con tutti, mister compreso. Ci sentiamo anche qualche volta, perché è sempre un piacere parlare con loro. E poi io appena posso scappo al Comunale, a vedermi qualche partita.

Che differenza c’è tra questo stadio, e il Delle Alpi?
Beh, avendo giocato nel secondo, devo dire che in quello si sentiva in realtà moltissimo il tifo. Alcuni dicevano che fosse troppo dispersivo, ma noi, seppur in B, eravamo abituati ad un pubblico dalle 30 alle 40 mila persone. Ed era emozionantissimo! Però anche il Comunale non è un brutto stadio. E poi, ha fatto la storia del Toro, che è sempre qualcosa della quale non ci dobbiamo mai scordare.

Ti vedremo in curva, allora?
No, ma per il semplice fatto che vengo con il mio bambino (granata anche lui) di 3 anni. Andiamo allora nei Distinti, che sono leggermente più tranquilli e così possiamo anche vederci insieme la partita. Si diverte da matti a venire allo stadio. Come me del resto, anche perché quando vai allo stadio per tifare, tutto diventa più magico.

Grazie mille Enrico.
Grazie a voi e forza Toro!

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