di Valentino Della Casa - Per Marco Pisano non sarà la stessa cosa vedere Torino-Brescia, lunedì sera, e non solo perchè diretto interessato in quanto giocatore della serie cadetta. No, Marco Pisano ha avuto trascorsi importanti in entrambe le squadre: con le rondinelle venne lanciato dal 2002 nel panorama del calcio che conta, giocando a Brescia un biennio prima del trasferimento alla Samp. A Torino, arrivò...

di Valentino Della Casa - Per Marco Pisano non sarà la stessa cosa vedere Torino-Brescia, lunedì sera, e non solo perchè diretto interessato in quanto giocatore della serie cadetta. No, Marco Pisano ha avuto trascorsi importanti in entrambe le squadre: con le rondinelle venne lanciato dal 2002 nel panorama del calcio che conta, giocando a Brescia un biennio prima del trasferimento alla Samp. A Torino, arrivò invece a gennaio 2008 dal Palermo, dopo gli ultimi burrascosi mesi in rosanero. Ne vivrà anche in granata, tanto da dover lasciare la piazza in prestito a gennaio 2010 (al Bari di Ventura, per Antonelli) e poi definitivamente l'estate successiva (al Parma, in cambio del prestito di Filipe). Da allora, il trentenne terzino in forza al Vicenza non aveva più avuto la possibilità di ricordare la sua esperienza sotto la Mole: lo fa in esclusiva per Toro News, in occasione di una delle partite che ha più a cuore di tutte.

Marco Pisano, per te Torino-Brescia non sarà una partita come le altre.
Proprio così, sarà una gara tutta particolare. Professionalmente, ma anche a livello prettamente umano, ho vissuto in entrambe esperienze importantissime, che porto sempre dentro. A Brescia è cominciato tutto: lì ho esordito, lì ho giocato con continuità per la prima volta, lì ho ancora tanti, tantissimi amici. È stato un periodo bellissimo della mia vita.

Torino, invece?
Credetemi, è la stessa cosa. Purtroppo è finita in maniera piuttosto antipatica, ma sarebbe potuta andare molto diversamente. Se non ci fossero state le continue delusioni sportive, e se io mi fossi subito rivolto al Presidente, anziché passare per interposta persona causando enormi malintesi, forse a quest'ora non parlerei neanche da ex.

Malintesi?
Sì, ma non voglio essere polemico con nessuno: io racconto i fatti come sono andati, e li racconto perchè mi piacciono i confronti, e questo deve essere chiaro. Comunque, non mi nascondo: sapevo di avere un contratto economicamente molto importante, per la B, e sapevo anche che la società, giustamente (perchè ognuno è libero di fare le proprie valutazioni) aveva deciso di puntare e lanciare un giovane terzino come Rubin. Io, rispettando i ruoli, avevo parlato con il mister prima, con l'allora ds Foschi poi, dicendo chiaramente quello che volevo. Le risposte che ricevetti, però, furono diverse da come si realizzarono le cose, ecco perchè sbagliai a non parlare con Cairo cui arrivarono voci distorte dalla realtà. E così ho finito per fare dieci tribune consecutive, ma è una cosa che comunque accetto, perchè, ripeto, rispetto i piani che la società aveva non solo per me, ma anche per i miei compagni. Ma le cose da chiarire sono altre.

Prego.
L'episodio del ristorante mi aveva fatto arrabbiare perchè in quel momento non ero un giocatore del Torino, ma ero un marito e un padre di due figli, che si erano molto spaventati. Ecco perchè ebbi quella reazione, ma in realtà eravamo tutti dispiaciutissimi per il disastro del Toro nella prima parte del campionato. Ovviamente, poi si sono inseguite mille e mille voci circa il mio brutto rapporto con l'ambiente: nulla di più falso.

Quindi con la tifoseria non c'è nessuna tensione?
Assolutamente. Io non serbo (e non ne avrei neanche il motivo!) alcun rancore per la tifoseria granata, anche perchè ne conservo un ricordo ottimo. I primi sei mesi di Toro furono, a mio avviso, stupendi, visto che riuscimmo a salvarci. Si trattò di un'annata tutto sommato positiva. La rabbia calcistica è per la retrocessione, perchè vuol dire che hai fallito. Tra l'altro, ricordo che nella seconda parte di quel campionato subii un infortunio che mi tenne lontano dai campi da gioco per diverso tempo, tanto che dovetti recuperare forzatamente per le ultime partite, purtroppo inutilmente. L'anno di B, o meglio quella parte di stagione in cui restai a Torino, ci fu troppa presunzione: eravamo convinti di vincere il campionato prima ancora che questo iniziasse. E siamo stati puniti. Comunque Torino è una piazza che non si dimentica: anche nella serie cadetta ti senti un calciatore, uno che viene applaudito da un sacco di gente allo stadio, uno che viene riconosciuto per strada, a cui vengono chiesti gli autografi. E non importa se sai che appena fai male si alzano forte i mugugni: fa parte del gioco. Ecco perchè non potrei mai avercela con una piazza come questa, e anzi, proprio volevo poter avere questo chiarimento.

Nonostante queste tue belle parole, però, a Gennaio arrivò la cessione per te e per molti altri tuoi compagni.
Sì, passai al Bari sapendo che non avrei mai giocato. In realtà, dovevo andare al Bologna, ma saltò tutto all'ultimo momento. Comunque accettai il trasferimento perchè mi era stato detto che dovevo andare via, anche se è difficile partire come ottavo difensore: non hai la reale possibilità di rilanciarti. In Estate, poi, sapevo di essere solo di passaggio e anche questo fu per me un grande dispiacere. Mi ero rassegnato al fatto che la mia esperienza al Toro era ormai terminata, anche se le ultime settimane sono state davvero molto difficili.

Tra l'altro a Bari hai potuto fare la conoscenza di mister Ventura. Pensi che possa essere l'uomo giusto per riportare il Toro in A, dopo che altri quattro allenatori ci hanno provato senza successo?
Sì, credo che il mister abbia tutte le carte in regola per far fare il salto di qualità a questo Torino. Ai predecessori, alla fine, era sempre mancato qualcosa per permettere alla squadra di dire veramente la sua. Se serve più uno psicologo o un tattico? Io credo che a Torino sia necessaria una figura che sappia bene isolare i calciatori dal contesto ambientale. Che le pressioni siano tante è stato detto e ridetto, ma è anche un'altra sacrosanta verità il fatto che, se inanelli due o tre risultati utili consecutivi, alla fine lavori in assoluta tranquillità per un mese. L'importante è riuscire a mantenere la calma nei momenti di difficoltà, e qui il mister diventa fondamentale.

Come valuti il Toro e il Brescia, avendoli già affrontati in campionato?
Contro le Rondinelle purtroppo non sono potuto scendere in campo, ma mi hanno fatto un'ottima impressione. Sono rimasti giocatori importanti, come capitan Zambelli, o Zoboli, e in più ci sono giovani interessantissimi come Juan Antonio. A mio parere se la giocheranno per tutto il campionato. Il Toro è letteralmente fortissimo, con individualità da categoria superiore. Come Bianchi e Ogbonna? Certamente, ma non solo: io penso che questo possa essere l'anno di Sgrigna. Ha avuto fatica ad ambientarsi l'anno scorso, venendo da una piazza tranquillissima come questa di Vicenza, ma ha un'occasione d'oro per mostrare tutto il suo valore. E poi c'è Parisi. Deve solo entrare in forma, ma assicuro che sarà un giocatore molto utile al Toro. Tra l'altro è esperto, e sicuramente potrà dare il suo contributo per la crescita dei giovani.

Infine, Marco, ti chiediamo un pronostico.
Non mi voglio sbilanciare, però auspico una bella gara, combattuta. Potrei dire 1-1, così sono tutti contenti. Ma ci terrei a dire un'ultima cosa.

Nessun problema.
Auguro al Toro veramente il meglio: gli auguro la A e che possa finalmente tornare alla ribalta. Sarebbe bello, non solo per i tifosi, ma anche per il calcio.

Grazie, Marco. In bocca al lupo.
Grazie a voi. Crepi il lupo!

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(foto M.Dreosti)

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