di Alessandro Brunetti “Dico sempre che giocare a Torino dà lustro alla carriera di un giocatore. Peccato esserci arrivato tardi”. Parole e musica di Fabio Gallo, primo regista dell'era Cairo, che non ha mai dimenticato Torino e i tifosi granata. Qui ha lasciato ottimi ricordi e tanti altri se li porterà dietro nella nuova avventura sulla panchina della...
di Alessandro Brunetti
“Dico sempre che giocare a Torino dà lustro alla carriera di un giocatore. Peccato esserci arrivato tardi”. Parole e musica di Fabio Gallo, primo regista dell'era Cairo, che non ha mai dimenticato Torino e i tifosi granata. Qui ha lasciato ottimi ricordi e tanti altri se li porterà dietro nella nuova avventura sulla panchina della Primavera dell'Atalanta. Il buon Fabio, infatti, è stato scelto per allenare la primavera dell’Atalanta, orfano del partente Bonacina.
Allora mister, dopo due anni alla guida degli Allievi Nazionali, l’approdo alla Primavera nerazzurra. Con l’esperienza che ha maturato in questi anni nel settore giovanile, che idea si è fatto della crisi che sta attraversando il calcio italiano? Mancano i talenti in Italia?
“Inanzitutto è un problema di fondo. Nei settori giovanili l’imperativo dovrebbe essere il miglioramento costante delle abilità tecniche, bisogna guardare poco alla tattica e al risultato. Invece avviene esattamente il contrario e poi l’allenatore della Primavera si trova ad allenare calciatori che non sono in grado di fare un passaggio di venti metri. E’ fondamentale avere bravi istruttori nel settore giovanile. La tecnica di base, a volte, passa in secondo piano”.
Parafrasando un celebre libro di McCarthy, l’Italia non è propriamente un paese per giovani. Quella di creare delle seconde squadre da far giocare in una serie inferiore, sul modello spagnolo, potrebbe essere una soluzione?
“Assolutamente sì, qualsiasi soluzione per far giocare di più i ragazzi è ben accolta. Non tutti sono già pronti a 18/19 anni, io stesso ho esordito in A a 24. Ma è un problema solamente italiano. Nello Shalke, che ha affrontato l’Inter quest’anno, giocava titolare un ragazzo del ’92. All’estero, a 21 anni hai almeno 150 partite in B alle spalle, in Italia 50 in serie C. E’ una questione di coraggio”.
Lei è uno dei pochi registi ad aver lasciato un ricordo positivo a Torino. In quella fetta di campo il Toro ha sempre avuto difficoltà in questi anni. E’ solo un problema della dirigenza granata o è un fatto generalizzato? Il regista è un ruolo in cerca d’identità?
“Ruolo che è andato modificandosi nel tempo. Non c’è stato un ricambio generazionale dei vari Corini, Volpi etc.. Il problema è sempra alla base comunque,. Nei settori giovanili si insegna troppo poco a giocare al calcio e sono preferiti giocatori magari più fisici che tecnici”.
A proposito di regista, Iori è l’uomo giusto per il modulo di Ventura?
“Iori ha tempi di gioco importanti. E’ il prototipo di giocatore come me e Corini qualche anno fa. Sa giocare sia corto che lungo ed è bravo a verticalizzare. Insomma un ottimo acquisto per il Torino”.
E’ arrivato anche Basha, quest’anno a Bergamo. Che cosa ci puoi dire di lui?
“E’ un giocatore più lineare rispetto a Iori, non è un regista. E’ più un incontrista. Deve migliorare un po’ nella verticalizzazione, la fa poco. Ma è ancora giovane, si farà”.
E arriviamo a Verdi. Lei ha avuto modo di incrociarlo ai tempi degli Allievi. Che tipo di giocatore è? In che ruolo può esprimersi al meglio?
“E’ un grande talento,c on qualità tecniche importanti. Ha un dribbling secco e calcia bene sia di destro che di sinistro. Nel Milan giocava largo nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1. Credo si possa adattare bene al modulo di Ventura, che prevede esterni molto offensivi. E’ un grande acquisto, però deve capire che giocare al Toro è diverso. E’ una piazza unica in Italia. Neanche al Milan è paragonabile. Lì è coccolato da tutti, a Torino è stato chiamato per fare calcio vero, per confrontarsi in una realtà difficile come quella della B”.
A Novara ha avuto modo di vedere all’opera Ebagua..
“Ha iniziato con me a Novara, dove, in realtà non ha avuto molta fortuna. Ricordo che insistetti tantissimo per convincere il ds a tenerlo. Si vedeva che aveva una grandissima forza fisica e un’enorme fame di calcio. Il tempo (sorride ndr) m’ha dato ragione”.
Ventura sta lavorando molto sul morale dei calciatori. Riuscirà a risollevare anche quello dei tifosi?
“Sì, ne sono convinto. E’ un allenatore che ha avuto molto meno di quello che merita. L’ho affrontato diverse volte da avversario e le sue squadre giocavano sempre un calcio organizzato e piacevole”.
Le sue favorite per la corsa alla Serie A? Possibili soprese?
“Dico Sampdoria, Torino e aggiungerei anche il Padova, che sta costruendo un’ottima squadra. Per la sorpresa è un po’ come centrare un terno al lotto, difficile dirlo”.
(foto di M.Dreosti)
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