Toro, ti ricordi la Coppa Italia 1935/1936?

Vej Turin / Il trofeo del riscatto

di Redazione Toro News

La stagione 1936 si chiude tardi per il Toro; a giugno, infatti, la squadra granata aggiunge al suo palmares un trofeo importante, mai vinto prima: la coppa Italia. Nata durante la stagione complessa delle due federazioni (era il 1921-22) la prima edizione venne vinta dal Vado, che batté l’Udinese in finale nella gara che lanciò ufficialmente Levratto tra le grandi stelle del calcio italiano. La seconda edizione, riproposta da lì a qualche anno, andò ancora peggio: la competizione non si chiuse neppure, data l’impossibilità, calendario alla mano, di trovare date condivise per le partite.

Con la terza edizione, il torneo iniziò a prendere forma e presentandosi stabilmente come appuntamento fisso all’interno del panorama calcistico italiano. S’iniziò il 26 dicembre 1935, con i sedicesimi di finale: Torino Reggiana al Filadelfia. Data la stagione il terreno del Fila non si presentò all’appuntamento al massimo della forma: una pesante nevicata aveva coperto Torino nei giorni precedenti e non appena terminati i lavori di sgombero neve iniziò a cadere una pioggia battente che rese il terreno di gioco una palude. Il Toro scese in campo con una squadra rimescolata tra riserve e titolari e i due gol che decisero la gara – terminata appunto 2-0 – furono siglati nel secondo tempo da Ussello, bomber di riserva della squadra granata. Nell’undici di quella gara – curiosità –  figura anche Raf Vallone, che in quegli anni viveva i giorni migliori della propria carriera calcistica. Poche centinaia di persone sugli spalti: anche allora la coppa Italia, nei suoi primi turni, non riusciva a coinvolgere il grande pubblico.

Pietro Buscaglia, classe 1911, fu il grande protagonista degli ottavi di finale: un bottino personale di sei gol resero il centrocampista granata protagonista assoluto di una gara pirotecnica; Torino Catania, giocata il 19 gennaio 1936, finì infatti 8-2. Una partita senza storia, che vide il primo tempo finire sul 4-0 per i padroni di casa.

I quarti di finale si giocarono in ben altra stagione; è il 24 maggio (data patriottica) quando la coppa Italia riprende la sua marcia. Il campionato si era chiuso neanche quindici giorni prima e il Torino, con una cavalcata storica, aveva chiuso al terzo posto, gettandosi alle spalle le stagioni grigie e i timori di retrocessione di metà anni ’30. Il calendario fu ancora agevole e il Toro incontrò il Livorno, mentre il tabellone recitava per gli altri incontri sfide ben più impegnative: da Fiorentina Juventus a Napoli Milan. I toscani, sulla carta una formalità, si rivelarono ben più ostici e capitolarono solo nei tempi supplementari. Dopo un primo tempo scadente, con i granata scesi in campo con lo spirito da amichevole estiva e i livornesi, invece, pronti a giocarsi il tutto per tutto. Al ventiduesimo segnò Galli il vantaggio granata: un lampo, e la partita si riaddormentò. Al quinto della ripresa è il capitanino Bo a insaccare nuovamente: 2-0 e partita sotto ghiaccio. Questo quello che pensano i granata, ma l’eccesso di sicurezza tradì il Toro: al trentatreesimo prima e al trentasettesimo poi, il Livorno si riportò in pari. Ammutolito il Filadelfia, quando l’arbitrò fischio il novantesimo davanti alle squadre si spalancarono i supplementari. Il Toro colpito e scosso dal pareggio, si svegliò e iniziò a caricare. Galli segnò in mischia durante il primo tempo supplementare e chiuse poi la gara Buscaglia, ancora lui, nella seconda parte di extratime. Non senza brividi il Toro era in semifinale.

La semifinale si gioca il 31 maggio, mentre l’Italia, dopo aver passato un inverno a donare oro alla patria si strinse nel sogno dell’impero coloniale. Il Giro d’Italia aizzava le passioni ciclistiche italiane, con Bartali impegnato a difendere la maglia rosa dagli inseguitori. Il Torino scese in campo contro la Fiorentina, in una partita vera, tirata, dove gli enfants terribiles si dimostrarono all’altezza: 2-0 e finale di Genova conquistata. A segnare due grandi protagonisti in maglia granata di quel decennio: Silano e Prato. “Vitalità del gioco” e “spirito bersagliesco” furono i due aggettivi che ricorsero sui giornali dell’epoca per spiegare il successo di quel Torino, salutato come squadra rivelazione e, soprattutto, innovatrice del calcio italiano. Dall’altra parte l’Alessandria, battendo 1-0 il Milano, si era conquistata il diritto di contendere la coppa ai granata. Si sarebbe deciso tutto l’11 giugno.

Al fischio d’inizio c’erano tutti gli ingredienti della grande partita: clima non eccessivamente caldo, spalti gremiti da tifosi e curiosi, palco delle autorità al gran completo. Il primo tempo partì arrembante per entrambe le squadre e il Toro trovò subito il vantaggio, all’ottavo minuto, quando Galli s’infilò nello spazio lasciato dai terzini e batté a rete. Dopo dieci minuti il pareggio dell’Alessandria con una staffilata ben piazzata, calciata dal limite dell’area da Riccardi. Ma i granata erano carichi, determinati e il pareggio servì solo da sprone per la carica del Toro. Al ventiduesimo Silano dopo una sgroppata delle sue in fascia si accentrò e lasciò partire un missile. Imprendibile. 2-1 per il Torino. L’Alessandria si rifece sotto, pericolosa in più occasioni, ma il primo tempo finì così. Nella ripresa il Toro allungò, prima, e poi dilagò. Segnò Buscaglia, bomber di coppa, il 3-1 poi ancora Silano e Galli: al trentacinquesimo minuto il Toro poteva già dirsi campione, mentre il tabellino recitava un finale che non sarebbe più cambiato: Torino batté Alessandria 5-1. Fu il presidente federale a consegnare, in tribuna d’onore, la coppa al Toro che l’alzò tra le grida dei suoi tifosi, in faccia agli anni bui da cui era appena uscito.

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