L'ex giocatore del Torino e campione d'Italia: "Quando entravi al Filadelfia respiravi un'aria diversa dalle altre"
Presente all'inaugurazione della mostra "Un secolo di Fila", Roberto Salvadori, ex giocatore del Torino con cui ha vinto uno scudetto ha risposto ad alcune domande sul Filadelfia e sul suo immortale e profondo legame con il mondo granata. Di seguito le risposte.
Cosa significa oggi essere qui per i 100 anni del Filadelfia? "Celebrare il Filadelfia è un ricordo piacevolissimo. Era lo stadio dove noi ci allenavamo. Era lo stadio del Grande Torino e noi ci allenavamo, abbiamo dato continuità al Torino che ha vinto uno scudetto poi dopo 27 anni allenandoci al Filadelfia. Ed era lo stadio del futuro, perché, come dicevo prima, anche in fondo al Filadelfia si allenavano i ragazzini che poi sarebbero diventati fuoriclasse, eroi e che avrebbero giocato loro in Serie A. Quindi era una casa, il nostro punto di partenza e dove creavamo le nostre le nostre partite e le nostre vittorie. Quindi un ricordo molto sempre molto piacevole e che purtroppo non è più quel Filadelfia, perché adesso il nuovo stadio non ha più quel fascino che ha. Speriamo che con lo spostamento del museo all'interno del Filadelfia acquisisca un altro fascino".
Qual è il primo ricordo che le viene in mente al Fila? "Il primo ricordo è il primo allenamento che faccio al Fila, perché quando arrivi, acquistato dall'Alessandria, andiamo al Filadelfia al primo allenamento, arriviamo in questo stadio con la con la 500, entri e questi tifosi che erano lì in un cortile, come se fossero degli amici, dei parenti. Lo sono diventati, perché erano quelli che trovavi sempre. Quindi questo rapporto diretto con con la tifoseria e poi dopo il fascino di entrare e di vederlo, perché era rimasto tale e quale a quello del Grande Torino: gli interni, la cassapanca, gli armadi, gli armadietti...si entrava nella storia e si viveva la storia, grandi emozioni".
Già entrando si aveva la consapevolezza di essere in un posto diverso? "Sì, e poi soprattutto ti ti rendevi conto perché lì c'era gente che aveva vissuto il Grande Torino e quindi ti ti raccontavano del Grande Torino. Non potevi eh arrivavi al Filadelfia e non renderti conto che stavi vivendo un momento particolare, che riguardava la storia del Toro.
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