“Siamo consapevoli che possiamo cercare di cambiare le cose sul campo. Abbiamo messo del nostro in questa sconfitta, ma non dobbiamo mollare perché ora ci aspettano partite importantissime”. Così Duvan Zapata, il 15 febbraio scorso, commentava la settima sconfitta casalinga della stagione contro il Bologna, nella quale aveva messo il suo zampino sul gol di Vlasic, senza però riuscire a evitare il ko. Peccato che, dopo questo invito a lottare con le unghie e con i denti per uscire da una situazione complicatasi più del previsto, a Genova sia arrivata tutt’altra prova rispetto a quanto auspicato. Baroni, dopo il netto 0-3, ne ha fatto le spese, ma il messaggio del 91, per produrre i suoi effetti, ha avuto bisogno di un nuovo direttore d’orchestra e già alla prima con D’Aversa sono arrivati gli attesi segnali, quanto meno, di amor proprio. Un maggiore coraggio mostrato in campo dai granata, passato anche attraverso il coraggio delle scelte del nuovo allenatore. Una su tutte quella che ha coinvolto lo stesso capitano granata e il Cholito Simeone, mai schierati dal primo minuto da Marco Baroni ed entrambi, al triplice fischio, a referto sul tabellino. Il tandem sudamericano non è stato propriamente un tandem, visto che Simeone si è posizionato leggermente più indietro, con Zapata ad agire da boa. Il colombiano, oltre ad aver trovato un gol che mancava dall’Immacolata, si è mostrato a suo agio e, non a caso, ha offerto la sua migliore prestazione stagionale.

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Zapata, quando il gioco si fa duro: la risposta del capitano
Zapata, quest’anno mai così in bilico
—Era l’8 dicembre scorso quando Duvan Zapata segnava il gol dell’illusorio 2-0 contro il Milan, scaraventando in rete una conclusione di una potenza che, fin dai tempi d’oro, più gli si addice. “È stata una bella emozione, ma la sconfitta fa male”. Così come Allegri riuscì a ribaltare quella partita, quella rete – che sembrava essere il punto esclamativo sul suo rientro dopo il lungo infortunio – è stata poi seguita da un ribaltamento interno al Torino. Via Vagnati, il ritorno di Petrachi e un mercato di gennaio in cui, per la prima volta, Duvan si è sentito più in bilico che mai, passando nel giro di poco più di un anno da totem della rosa di Vanoli ad alternativa in attacco su cui non si può nemmeno pretendere di fare troppo affidamento. Nel calcio la riconoscenza sembra esserci fino a un certo punto e Zapata non poteva essere l’eccezione alla regola.
“Sta bene. Chiaro che ha pagato le partite che ha giocato. È un fatto di ritrovarsi anche attraverso questi momenti di affaticamento, assolutamente legati al suo percorso”, diceva Baroni prima di Verona, a mercato appena iniziato. Giusto sette giorni prima che il “caso Zapata” diventasse di dominio pubblico, con il colombiano mostratosi tutt’altro che una Pasqua per la sostituzione a casa sua, a Bergamo. Baroni non poteva fare altro che il pompiere: “Zapata non sarà mai un problema per il Toro. È chiaro che devo fare delle scelte”. Spento, macchinoso e scontroso, come a Como, a colloquio con i tifosi delusi dalle sei reti incassate contro il Fabregas di turno, quando contestava la contestazione. Fino, appunto, a quelle dichiarazioni dopo il Bologna e alle parole trasformate in fatti nella serata contro la Lazio.
Il gol alla Lazio e ora il Napoli nel mirino
—Ecco arrivare, nel momento in cui devono emergere i connotati dei condottieri morali e tecnici di una rosa, il gol di cui il Toro aveva bisogno. Su assist di Obrador, l’incornata che fa gioco, partita, incontro. Ma la gara di Zapata non si riduce a un pur pesantissimo centro. E lo dice anche il suo alter ego Giovanni Simeone: “Ci siamo trovati bene, molto bene. Duvan è molto bravo a tenere palla, mi toglie un peso. Io e Duvan abbiamo fatto una grande partita, è la verità”. E il Cholito non mente, come da buon sangue calcistico. Prima della rete personale, è stato il colombiano a costruire per il compagno, con il suo destro sporcato da Romagnoli, l’opportunità poi colta dall’albiceleste. La partita di Zapata non è stata granché appariscente, ma estremamente efficace. Soltanto 19 tocchi, limitandosi a fare da riferimento per le palle in verticale (6 duelli aerei), muovendosi soprattutto tra centro e centro-sinistra. Una serata all’insegna della concretezza, come dimostra il dato degli xG pari a 0.20: poche occasioni, rendimento massimo. Una prestazione da attaccante esperto, inevitabile per la sua carta d’identità. Nel contesto di un’intera stagione, si è superato. Duvan non solo ha aumentato il suo volume offensivo rispetto alla media stagionale, ma ha offerto anche più tiri, più tocchi e una maggiore precisione nei passaggi. Una prestazione che sembra mettere alle spalle un appannamento evidente. Standing ovation meritata. Ora il Napoli che lo ha svezzato in Italia e che, in maglia granata, non ha mai colpito. Il Maradona che accoglierà anche il partenopeo d’adozione Simeone, che dopo il gol ha esultato citando Sal Da Vinci. E anche per Zapata l’invito è di continuare “accussì”, per superare quel Shevchenko che, nella classifica perpetua dei marcatori della Serie A, dista ormai soltanto una lunghezza: 126 a 127. Dopo la scintilla con la Lazio, non resta che alimentare la fiamma una volta per tutte.
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