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Milan-Torino 3-2: “sette minuti” fatali e poca precisione per i granata

Marco De Rito
Marco De Rito Redattore 
La squadra di D'Aversa avanti per tiri e grandi occasioni, ma a inizio ripresa vengono puniti. I numeri spiegano rimpianti e fragilità.

“Nel primo tempo avremmo meritato di rientrare negli spogliatoi con un risultato diverso, Maignan è stato molto bravo. Poi ad inizio ripresa ci sono stati sette minuti complicati… una squadra deve essere brava a prendere solo un gol e non due”. Le parole di Roberto D'Aversa dopo Milan-Torino spiegano già tutto: la partita non è stata un monologo rossonero, anzi. Il Toro perde 3-2, ma lo fa dopo aver prodotto tanto e dopo essersi messo in condizione di portarla a casa. E le statistiche di SofaScore lo confermano. Il Milan ha avuto più controllo (63% di possesso contro 37% e 565 passaggi contro 315). Però quando si arriva alla sostanza — occasioni e qualità dei tiri — i granata non escono affatto ridimensionati.

Le occasioni in Milan-Torino

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Le occasioni in Milan-Torino raccontano rimpianti pesanti. Il Torino chiude davanti nei gol attesi, 2.25 contro 1.49. Soprattutto nelle grandi occasioni, 3 a 1 per il Toro: non è un dato “di contorno”, è il cuore della partita. Anche il volume offensivo è granata: 19 tiri a 15, con 7 tiri in porta contro 6, e con un vantaggio netto dentro l’area (13 conclusioni in area contro 9). Non solo: i tocchi in area avversaria dicono 25 Torino contro 18 Milan. Le grandi occasioni realizzate sono addirittura 2-1 per i granata, con una grande chance sprecata (1-0). In altre parole, il Toro arriva spesso in zona calda e crea abbastanza per segnare e anche per “ucciderla”. Ma non concretizza tutto quello che produce: 9 tiri fuori contro i 3 del Milan sono un segnale di quanto sia mancata precisione in alcuni momenti chiave.

L'atteggiamento delle due squadre

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Sul piano dell’atteggiamento, invece, il match è una somma di due realtà che convivono male. Un Torino capace di colpire, ma costretto per lunghi tratti a difendere basso e a vivere di reazioni. Il dato di gestione è chiaro (passaggi precisi 501-265 per il Milan) e anche la territorialità pesa (ingressi nel terzo offensivo 64-40). Però i granata reggono con un lavoro difensivo enorme: più contrasti (14 a 8), più intercetti (14 a 8), più recuperi (42 a 39) e più chiusure (25 a 21). E qui torna il punto di D'Aversa: quei “sette minuti” a inizio ripresa diventano decisivi. Perché in una partita dove concedi controllo e campo, non puoi permetterti di prendere due colpi ravvicinati. Il paradosso finale è tutto qui: Torino migliore nei numeri che misurano la pericolosità, ma punito nel momento in cui serviva solo una cosa — reggere l’urto e restare dentro la partita senza sbandare.