Trentatré anni compiuti lo scorso 29 agosto, quattro giorni dopo la prima pesante umiliazione subita in questa stagione dal Torino. I granata incappavano in un 5-0 che faceva già intendere le difficoltà difensive di quella che, ad oggi, è la peggior retroguardia del campionato. A difendere i pali, a San Siro, c’era Franco Israel, non proprio al battesimo dei sogni in granata, mentre Alberto Paleari immaginava un’altra stagione da secondo portiere, pronto a rispondere presente quando chiamato in causa.

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Paleari, 14 partite per prendersi il Toro del futuro
Fino a quel momento, il conteggio recitava 90 minuti in un Torino-Lazio del 29 settembre 2024, aggiornato a circa un anno di distanza. Era il 25 settembre scorso e i granata ospitavano il Pisa per il secondo turno di Coppa Italia: nel finale, dopo l’incornata vincente di Casadei, è stato proprio Paleari a rendersi protagonista con un intervento su Tramoni, una parata che valse il pass qualificazione. “Viviamo per questi momenti. Noi che giochiamo meno cerchiamo di sfruttare le occasioni. Non vedo l’ora di andare a Roma”, affermava, conscio di un ruolo fondamentale in quella fase di stagione, soprattutto per creare un amalgama con i nuovi compagni. Difficilmente avrebbe pensato, mesi dopo, di trovarsi davvero a Roma lo scorso 13 gennaio a difendere i pali dei granata e di arrivarci già con un buon numero di gare da titolare. C’era lui in Coppa Italia, proprio nella partita che Baroni aveva precedentemente designato a Franco Israel e che, a causa di un infortunio, ha aperto questo nuovo versante della carriera di quello che doveva essere il suo vice.
Paleari, l'opportunità della vita
—La contusione al costato patita contro il Napoli da Israel è stata il primo motivo che ha condotto Baroni a schierare Paleari dal primo minuto in campionato. L’avversario era il Genoa e il classe ’92 si è reso protagonista di una prestazione al limite del miracoloso, contribuendo alla rimonta completata da Maripan. Poi le conferme contro Bologna e soprattutto Juventus, con la conquista del premio di MVP e la trasformazione in una storia di interesse nazionale, simbolo di tenacia nel guadagnarsi continuità nell’olimpo del calcio italiano dopo aver indossato i panni del brutto anatroccolo tra le categorie minori. La seconda opportunità è arrivata dopo le evidenti incertezze di Israel nelle due sfide con Lecce e Milan al rientro, che di fatto hanno messo fine alla sua titolarità, con Paleari che da quel momento ha sempre difeso la porta granata. Il punto sulla questione è arrivato, appunto, a Roma, dove in teoria Baroni avrebbe dovuto concedere una nuova chance a Israel. “Ho fatto delle riflessioni anche in ottica mercato. Ho parlato col ragazzo e ho preso la decisione di non schierarlo e di far partire Paleari perché è il titolare”, spiegava Baroni alla vigilia di Torino-Roma di campionato, la conferma del portiere di Giussano nella sfida capitolina. Paleari ha giocato le ultime dodici sfide stagionali del Torino tra campionato e Coppa Italia. Da qualche mese, dunque, non è più una novità ma una costante al servizio di Marco Baroni e va valutato a tutti gli effetti come il titolare di questa stagione per le partite restanti. La sua annata dice attualmente 15 presenze in campionato, accompagnate da 6 clean sheet e da una media preoccupante di reti subite, 1,6, che si sposa con le difficoltà difensive su cui Baroni non è ancora riuscito a mettere una pezza. Il dato sui gol evitati, leggermente negativo (-1,30), racconta di un portiere che ha garantito finora presenza e sicurezza, ma non ancora quel qualcosa in più per spostare realmente gli equilibri. In sostanza, sta dimostrando di meritare la titolarità ma non ancora di essere un fattore determinante nel nascondere le falle di una fase difensiva deficitaria.
E ora 14 partite a disposizione
—Finora il suo rendimento ha avuto alti degni di nota, con partite in cui è riuscito, grazie a ottimi interventi, ad andare oltre la sufficienza, ma anche qualche uscita a vuoto e difficoltà nella gestione di alcuni momenti delle gare. E ora, in questi ultimi mesi di una stagione ormai priva di reali obiettivi, anche per Paleari è l’ora degli esami. Queste ultime 14 partite, dopo una carriera vissuta lontano dai riflettori, rappresentano la possibilità di giocarsi le carte per consolidarsi in Serie A. Il Toro crede in lui e il rinnovo del contratto fino al 2027 lo dimostra, ma nell’ottica della costruzione della rosa del prossimo anno Paleari deve ancora trovare la consacrazione per essere il numero uno anche nella stagione futura. L’idea di un possibile scambio tra Mandas e Israel, emersa qualche settimana fa, lascia intendere come la società si guardi ancora attorno. Sta ad Alberto giocarsi le sue finali. Va sottolineata l’importanza non solo in campo, ma anche nelle dinamiche di spogliatoio. “Quello che stiamo facendo non è abbastanza”, diceva dopo Como e il ritiro: autocritica e voglia di migliorarsi che lo hanno condotto fin qui, permettendogli di diventare anche un punto di riferimento per i compagni.
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