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Serie A: la Lega spinge per la conclusione regolare, ma non nei tempi prestabiliti

Approfondimento / Almeno dodici giornate di Serie A mancanti e nove week end a disposizione: ecco perché la finestra tra il 4 aprile ed il 31 maggio non è sufficiente

Nicolò Muggianu

È possibile concludere regolarmente la Serie A? Sì, ma non nei tempi prestabiliti. Questo quello che emerge dalle dichiarazioni rilasciate nella giornata di ieri da Luigi De Siervo, AD della Lega Serie A, ai microfoni de La Repubblica. "Si riprenderà quando possibile e lo decideranno i medici - ha detto De Siervo -. Quando? Forse a metà aprile e sarebbe già un bel segnale. Poi si giocherà ad oltranza, a maggio e giugno, magari con tre partite a settimana, perché i club se la stagione dovesse finire qui salterebbero in aria". Dichiarazioni importanti, suggellate nel pomeriggio dal comunicato emesso dalla Lega Serie A (LEGGI QUI).

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CONDIZIONI - In attesa della prossima riunione Federale, in programma il 23 marzo a Roma, soltanto dando uno sguardo al calendario è possibile capire che la finestra indicata primariamente - quella compresa tra il 4 aprile e il 31 maggio - è ad oggi troppo breve e soprattutto troppo ravvicinata. Come affermato da De Siervo, infatti, allo stato attuale pare difficile ipotizzare la ripresa delle attività sportive nei primi giorni d'aprile nonostante il "lockdown" del governo scade al momento il 3 del prossimo mese. L'emergenza Coronavirus non ha ancora raggiunto il suo apice e diverse squadre di Serie A hanno registrato i primi contagi tra i propri giocatori (Juventus, Sampdoria e Fiorentina). Non trascurabile nemmeno la questione prettamente temporale: dal 4 aprile al 31 maggio, la Serie A avrebbe a disposizione nove week end (tra cui quello di Pasqua) più otto potenziali turni infrasettimanali. Abbastanza per permettere alle squadre di concludere le almeno dodici (per il Torino e altre, tredici) giornate di campionato mancanti, ma non sufficienti per consentire la regolare conclusione delle altre competizioni nazionali ed internazionali (Coppa Italia, Champions League ed Europa League).

COPPE EUROPEE - Il principale interrogativo è proprio quello riguardante le competizioni europee. Nella mattinata di ieri la Uefa ha sospeso ufficialmente sia la Champions che l'Europa League, lasciando in bilico gli esiti degli ottavi di finale di entrambe le competizioni. Ad oggi, però, l'emergenza sanitaria che colpisce l'Europa non lascia spazio a previsioni accurate. Difficile immaginare se le altre nazioni coinvolte nella crisi in atto riusciranno a risolvere l'emergenza Coronavirus entro la deadline italiana del 4 aprile. Se così fosse, ci sarebbe comunque da considerare il numero minimo di gare ancora da disputare dalle squadre nostrane: due per Atalanta (già qualificata ai quarti di Champions), Inter e Roma (andata e ritorno degli ottavi di finale di Europa League), una per Napoli e Juventus (ritorno degli ottavi di finale di Champions).

TEMPI STRETTI - Insomma, le incognite sono tante; probabilmente troppe. Per questo motivo, le varie leghe nazionali (Serie A, Premier Ligue, Ligue 1, Liga e Bundesliga), chiederanno alla Uefa lo spostamento di Euro 2020 in modo tale da permettere ai campionati di terminare regolarmente; scongiurando così il rischio di un danno economico che avrebbe un impatto incalcolabile su tutto il movimento calcistico europeo. Di questo e non solo la Uefa discuterà nella prossima riunione in programma il 17 marzo (LEGGI QUI). La sensazione è che alla fine si farà una scelta di buon senso, optando per il male minore: lo spostamento (o il rinvio) di Euro 2020. Una estrema ratio che causerebbe danni economici stimati intorno ai 300 milioni di euro. Una cifra sensibilmente inferiore a quella causata dall'eventuale impossibilità di concludere i campionati nazionali.

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