Le dichiarazioni del presidente granata
Intercettato al Festival della Televisione di Dogliani e intervistato da Mario Giordano, il presidente del Torino Urbano Cairo ha parlato del club granata, del futuro e della conclusione del mercato.
Sei contento del derby? “L’obiettivo nel derby era la vittoria, anche per il fatto che ne ho vinto solo uno. Per come si era messa la partita, dopo un primo tempo non bellissimo in cui abbiamo subito un gol, c’è stata una reazione importante, molto forte. D’Aversa ha azzeccato i cambi che hanno fatto bene. Casadei, Adams e Njie hanno fatto benissimo, hanno dato un buon impulso che ha permesso di pareggiare la gara. Sotto 2-0, pareggi e hai anche qualcosa per cercare di vincere. Complessivamente è un derby di cui sono contento, un regalo a metà per il mio compleanno, mi ha fatto piacere”.
L'ultimo periodo è stato duro: stadio vuoto, contestazione. Non viene voglia di dire "vendo davvero"? “Io l’ho detto anche recentemente: io al 2 di settembre siamo a 21 anni, quindi se ci fosse qualcuno che arriva, fa un’offerta e vedo che ha passione per il Toro e vuole di investire, io sono disponibilissimo a farmi da parte. Il mio primo figlio è tifosissimo del Toro, il secondo anche, mentre il terzo mi dice che devo vendere dopo tanti anni e che non mi meritano. Non voglio magnificare, ma da quando siamo tornati nel 2012 abbiamo fatto 14 campionati di Serie A. Meglio di noi solo 9 squadre, le solite. In questi anni li abbiamo fatti con risultati dalla sinistra con l'Europa e mi sono impegnato per ricostruire il Filadelfia, che era diventato una cosa inguardabile. Lì ci ho messo anche 2,5 milioni a fondo perso del totale. Nel 2017 è stato inaugurato. Recentemente abbiamo finito un centro sportivo molto bello, che mi è costato anche lui una decina di milioni. Il settore giovanile non vinceva da tanto quando sono arrivato, ha rivinto. Questo non basta? Capisco, probabilmente non riesco arrivare oltre, magari ci vuole qualcuno che accetti anche di perdere 50 milioni. Se c'è, va bene e sarò il primo tifoso sperando che faccia meglio. Non ho ricevuto nessuna offerta. Mi sono divertito col Torino, anche ultimamente. Abbiamo fatto un finale di campionato buono, ringrazio d'Aversa. Quando vado in giro vedo la gente che mi chiede selfie. Non vedo questa ostilità, poi c'è qualcuno che non mi vuole e lo accetto. Io più che dire che sono disposto a cedere non so che dire".
Lo sciopero del tifo ti ha fatto soffrire? "Noi avevamo la curva Maratona e quella Primavera deserta: era uno stadio in cui le due ali erano deserte e non era bello. Effettivamente vedere uno stadio che si è visto come quello contro la Juve è uno stadio che dà emozioni. Comunque io resto disponibilissimo a vendere, anche se mi dispiacerà”.
Perché non lo venderesti il Toro? "Perché credo di poter fare bene, anche meglio di quello fatto negli ultimi due anni. Con Juric non facemmo male, ci siamo giocati l'Europa. In questi 14 anni almeno la metà abbiamo giocato per l'Europa, o perché ci siamo andati o perché ci è sfuggita all'ultimo. Capisco il tifoso che vuole avere di più. Io ho preso il Toro nel 2005, quando avevo una bella azienda che guadagnava, stavo benissimo. Poi in quell’estate in cui il Toro era fallito, il sindaco mi ha chiamato e io mi sono occupato del Toro. Poi mia madre era una grande tifosissima: lei, che era così prudente, mi ha spinto a prendere il Toro. Nei primo 8 anni ho messo 60 milioni di tasca mia, 7 milioni all'anno. Considerando plusvalenze e resto, mancavano ancora 60 milioni per andare a pareggio. Poi è arrivato Ventura e abbiamo recuperato, che però ho lasciato lì. Con il Covid tutti hanno perso molto, noi circa 50/60 milioni, e poi con Juric abbiamo recuperato un certo posizionamento valorizzando anche i giocatori".
Consiglieresti ad un giovane Cairo di comprare il Torino? "Ad un giovane Cairo no, ma ad un signore che ha più fondi come il Como sì. Ad uno come me che deve fare i conti e non vuole perdere 30 milioni non glielo consiglierei. Deve arrivare qualcuno dall’esterno secondo me, qualcuno che abbia fondi che credono nel calcio italiano e che vogliono entrare. Se devo vendere devo trovare uno che compri”.
Chi sarà il prossimo allenatore? "Non posso dire adesso, non ho ancora deciso. Credo che lo decideremo nel giro di una settimana, non manca tanto. Scegliere l’allenatore è fondamentale in squadre come il Toro: è colui che tiene insieme la squadra, la fa giocare in un certo modo e valorizza i giovani. Vorrei un tecnico che abbia le qualità per fare un bel gioco e per cercare di prendere un gol in meno degli altri. Ci stiamo lavorando".
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