Toro, in attacco tanto fumo e poco arrosto: Miha sprona i pezzi da novanta

Toro, in attacco tanto fumo e poco arrosto: Miha sprona i pezzi da novanta

Il punto / Il tecnico parla chiaro in conferenza: “Iago è l’unico che in attacco non delude mai: mi aspetto di più, se no è difficile fare un gioco offensivo”

di Federico Bosio, @fedebosio19

Ha dovuto attendere più del solito per tornare in campo il Torino, che questa sera sarà però ospite della Lazio nel posticipo della 16° giornata: un maggiore lasso di tempo per preparare al meglio una partita che ha già il sapore di crocevia stagionale. I granata sono infatti chiamati questa sera ad una prova convincente e che porti ad un risultato positivo, nell’ottica di non veder crescere la distanza che li separa dalla zona Europa League; fino a questo momento, infatti, il campionato disputato non ha rispettato le aspettative. E proprio prima dell’importante incontro, Sinisa Mihajlovic ha voluto parlare chiaro in conferenza stampa prendendo inizialmente la parola – prima delle domande dei giornalisti – e spiegando qual è l’aspetto che a suo parere ha maggiormente influito su questa prima parte di stagione sottotono contribuendo in maniera sensibile a creare l’attuale situazione.

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Non ha avuto, come sempre d’altronde, peli sulla lingua il tecnico serbo, che ha individuato le principali ‘mancanze’ nell’apporto del reparto offensivo: “Quest’anno abbiamo preso giocatori per essere ancora più offensivi. Ho però deciso di cambiare per dare qualche certezza in più alla squadra, perchè se gioco con quattro attaccanti mi aspetto che questi mi facciano la differenza: purtroppo però Niang non ha mai fatto la differenza, Ljajic una partita sì e una no, il Gallo ha fatto solo 3 gol… Se le cose stanno così, per me diventa difficile fare un gioco offensivo.” Una spiegazione chiara relativa al cambio di modulo ed al ritorno al 4-3-3 dopo l’avvio votato al più arrembante 4-2-3-1, ma anche un discorso più generale relativo alla qualità ed alla determinazione di alcuni – precisi e citati, appunto – giocatori in fase realizzativa. Non si tratta dunque solamente dei problemi che hanno condizionato l’avvio di campionato di Belotti – “Rispetto all’anno scorso ha fatto 7 gol di meno, e sicuramente valgono qualche punto” – di cui adesso i granata hanno assoluto bisogno nella sua miglior forma, ma dell’intero reparto.

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Ed il effetti la difficoltà del Torino a creare occasioni da gol ma soprattutto a concretizzarle, rispetto alla passata stagione, è stata fino a questo momento sotto gli occhi di tutti: Miha e tutto il mondo granata si aspettano di più da tutti i propri attaccanti. O meglio, quasi tutti: “Iago è l’unico che non delude mai in attacco. Gli altri attaccanti dovranno dare qualcosina in più: Niang lo abbiamo preso per fare la differenza, ma ha tanti acciacchi e non riesce mai a rientrare in forma. Anche Ljajic deve dare di più, come Berenguer e Boyé.” Trasferta cruciale, crocevia fondamentale per il proseguo della stagione, Mihajlovic adesso vuole risposte e segnali definitivi: prima dell’impegno in casa della Lazio, il tecnico sprona pubblicamente i propri giocatori di maggior talento, attendendo una ben precisa reazione. Per raggiungere la zona Europa c’è bisogno di qualcosa in più: Miha lo sa, e chiede ai suoi pezzi da novanta di tornare a rendere secondo le aspettative, per lasciarsi alle spalle il periodo di difficoltà.

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  1. robert - 1 anno fa

    Vuoi dire “pezzi da 90 centesimi ” ……

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  2. Junior - 1 anno fa

    invece di un’altra punta che poi crea problemi con quelle che giá ci sono, comprerei un bel centrocampista per dare supporto alle punte. vedere il gallo che fa i chilometri per andarsi a prendere i palloni é impensabile.

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  3. torotranquillo - 1 anno fa

    Leggo da qualche parte che Mihailovic vorrebbe togliere Lijaic e mettere Boyè. Non è mia abitudine denigrare i nostri giocatori, quindi più che criticare Boyè, vorrei dire due casette su Lijaic. Per noi questo giocatore è l’unica fonte di ispirazione. Una sua punizione può essere goal (derby= o perfetto assist per Belotti o Obi sul secondo palo.Non so cosa sia successo fra l’allenatore e il talentoso serbo, ma quest’anno mi sembrava che tutto filasse liscio fra i due. Quando si è vinto con il Cagliari il primo ad abbracciare il tecnico salvato dal risultato era stato il fantasista. E tutto si può dire ma no che non si impegni. A Milano costretto a toccare un pallone ogni mezz’ora (non sarà colpa sua se stavamo in difesa) ha inseguito, contrastato e difeso fino alla propria area. Quando è stato tolto non c’era più nessuno che tenesse palla o desse un passaggio in verticale. Mah Veramente strano, ma magari è solo una provocazione per prenderne il meglio. Sarebbe inspiegabile e assurdo non schierare il nostro giocatore più dotato con la Lazio.

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